La voglia di andare via è come una corda penzolante che si fa fatica ad afferrare e sembra l’unica salvezza. Io ce l’ho, mi sta seduta sulle spalle e mi dice di fare presto. Presto che non c’è più tempo, perfino il vento è stanco, i fazzoletti stanno per finire e ogni giorno che passa sembra separarmi da quello che ho sempre voluto. Questo sentirsi fuori posto, fuori luogo, nel momento sbagliato. Il pensiero continuo di come tutto era diverso. La voglia di tornare finalmente a casa dove non ce n’è mai stata una perché non ci si è dati il tempo di costruirla.

Adesso preme di più quella domanda che chiede sempre… cos’è che vuoi davvero? Forse è colpa della primavera che in questa stagione è sempre troppo lontana e ci chiediamo se arriverà ancora anche quest’anno e ci troverà vivi.

Forse è colpa di un abbaglio che illumina tutto da lontano e poi magari da vicino… chissà se perdendo tutto quello che non voglio poi mi mancherebbe un giorno.

C’è un solo modo per scoprirlo e non è questo. Questo girare su se stessi aspettando un altro segno.

Ripenso alle matite colorate che mettevo in ordine nell’astuccio, al primo giorno di vacanza dopo un anno intero quando andavo a cercare nelle case dei vicini in riva al mare se era arrivato qualcun altro oltre me proprio quel giorno. Ripenso ai miei pensieri di ieri, a com’erano uguali ad oggi eppure così diversi.

La paura che avevo ogni volta a dire quello che pensavo, nel dubbio che magari non era giusto, che potevo pensarlo meglio…

Ricordo gli acquazzoni l’estate quando era bello infilarsi la felpa dopo tanto caldo perché era una cosa così rara… perché la pioggia mancava da tanto… ma adesso no, adesso piove troppo spesso e l’acqua si fa guardare da dietro un vetro appannato che offusca la visuale.

Ci sono state piogge meravigliose, tanto belle che pareva ci fosse il sole, ma adesso no, adesso servirebbe la luce per capire cos’è nascosto dietro quello sguardo basso.

Bisognerebbe guardare di più l’orizzonte per capire da quante angolazioni diverse si può guardare il mondo… dicono che non serva andare via a volte, eppure a volte serve ad avere cose nuove da guardare di cui sapersi ancora stupire e perché no, anche stancare.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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8 Commenti

  1. bello scorcio di vita, di un particolare momento...statico
    ci vuole qualcosa che rompa un equilibrio troppo noioso, un acquazzone estivo, e perche no, qualche caldo giorno di sole a rompere l''agonia della pioggia
    qualcosa che ci sorprenda ...

  2. Bella Karen mi hai fatto tornare indietro al tempo in cui l'acquazzome estivo era una presenza tangibile era materia sensibile dentro la tua giornata era attesa riparo tempo reinventato occasione per fermarsi e raccontarsi sotto una tettoia al riparo e aspettare il futuro. Grazie.

  3. Notevole, come sempre. 😉

  4. "Andare via da li, per cambiare tutto, per trovare un nuovo punto di vista, qualcosa che ti sorprenda e ti faccia sentire viva... perchè dove sei tutto è fermo e quella pioggia annulla ogni percezione... e c'è una corda ti dice di fare presto..."
    Bella...


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