Mi considero un uomo buono. Eppure tutte le mattine mi sveglio un’ora prima della sveglia sudato e ansimante. Non ricordo mai il sogno ma i miei battiti sono così accelerati che temo un infarto da un momento all’altro. Il mio ansimare è così forte che puntualmente sveglio mia moglie. Ovviamente non è contenta di ritrovarsi con gli occhi aperti alle cinque e mezza di mattina e così ora da circa quattro mesi dorme nella camera degli ospiti.

È arrabbiata ma non vuole ammetterlo. In fondo non è colpa mia se la notte sogno qualcosa che mi spaventa. Però non capisce cosa posa spaventare un uomo grande  e grosso come me. E quando dice grosso è riferito al mio metro e novanta per centodieci chilogrammi. Grande invece spero sia non per i miei cinquantacinque anni ma per il mio essere un uomo realizzato e dallo stipendio sicuro che, di questi tempi, beh non è cosa da poco.

Questa storia va avanti da almeno cinque mesi e ormai il mio volto è provato e a dirla tutta non peso più centodieci chilogrammi ma sono dimagrito. La mancanza di sonno, il non sapere e la paura dell’ignoto mi hanno tolto anche l’appetito. Di questo mia moglie è contenta e la sera a volte prima di andarsene nella stanza degli ospiti si presenta in sottoveste reggiseno di pizzo nero e autoreggenti senza slip. L’intervento al seno le permette una terza che sta su nonostante i suoi quarantacinque anni e io, prima di perdere i chili e il sonno, me la sarei trombata in tutte le posizioni anche per tre ore di seguito.

Lei è provocante, bella e forse anche un po’ volgare, quel volgare che fa impazzire ogni uomo. Ma a me, da due mesi a questa parte non fa né caldo né freddo. Vorrei che mi facesse caldo, ma questi risvegli insensati mi hanno tolto non solo il sonno ma anche il buonsenso e il mio ecco, membro, non vuole saperne di drizzarsi. Rimane lì moscio e mia moglie ormai da circa un mese mi guarda con commiserazione.

Eppure sono un uomo buono. O almeno credo a questo punto. Vorrei capire cosa succede a me e cosa succede ai miei sogni. Non lo so e non so come fare. Le ho provate tutte. Ho messo addirittura la sveglia prima delle cinque sperando di svegliarmi prima che arrivi l’incubo, ma pare che l’incubo lo sappia e così mi ritrovo sudato e ansimante sul letto con un principio di infarto alle quattro. Insomma sempre un’ora prima della sveglia.

Ne ho parlato con un mio collega, un dirigente come me. Ogni tanto siamo andati a farci una partita a tennis nella pausa pranzo. Mi ha visto più giù del solito, mi ha chiesto e io avevo bisogno di parlare, sfogarmi. Mi ha consigliato uno psicoterapeuta. Mi ha detto che ne conosce uno bravo che è in grado di ipnotizzarmi e permettermi di ricordare il sogno o incubo o qualsiasi cosa si celi dietro i miei risvegli.

Dice che è bravo e che grazie a lui suo figlio ha riscoperto la voglia di trombare che era andata perduta dopo che si era convinto di essere frocio. Lo psicoterapeuta ha salvato il figlio dal prenderlo nel culo tutta la vita.

Se ha rinsavito un quasi e possibile frocio può rinsavire anche me.

Lui mi ha allungato il biglietto da visita del dottor Salvatore Cavatappi e io me lo sono infilato nella tasca del gessato blu prima di entrare in riunione di consiglio.

Ci ho messo una settimana prima di decidermi e alla fine mi sono ritrovato in uno studio dalle pareti tappezzate di blu, con una piramide sulla scrivania e un uomo basso e dal volto rotondo e rosso dall’altra parte. Praticamente avvolto da una poltrona di pelle nera che lo rende ancora più piccolo di quello che probabilmente è.

Mi ha lasciato parlare. Io ho raccontato quello che sapevo. Lui ha annuito si è alzato in piedi, ha fatto il giro della scrivania e ha proteso la mano verso di me dicendomi che non può essermi di aiuto.

Ho allungato la mano e…

“mi stanno rincorrendo…. Vanno veloci. Troppo veloci. Come è possibile? Devo scappare fuggire lontano ma ovunque mi giro ci sono loro. Sono usciti corrono camminano… non lo so come sia possibile ma sono vivi e vogliono me... loro vogliono me... mi vogliono tagliare le braccia e la testa... vogliono lasciarmi solo il tronco!”

“Loro chi?”

“Loro: piante, fiori, alberi. Mi vogliono prendere. Ridono, sghignazzano e io nooooooooooooooo… aiuto!!!”

Mi sono ritrovato sulla poltrona del suo studio ansimante e sudato e con i battiti cardiaci che sembra mi vogliano strappare il cuore dal petto.

Il dottore Salvatore Cavatappi annuisce seduto sulla sua poltrona di pelle nera.

“Credevo che non potesse fare nulla per me.”

“Sono tante le cose in cui uno crede e poi come può ben vedere…”

Ricordo tutto e soprattutto ricordo anche il principio di ogni cosa. Tutto è cominciato sei mesi prima quando il consiglio di amministrazione ha approvato la potatura degli alberi del giardino della società dove le nostre impiegate portano i figli nel nido aziendale. Il nido è stato costruito all’interno di un piccolo parco con alberi ad alto fusto di vario genere. Sono stato io ad occuparmi di dirigere questi lavori, per gioco e voglia di prendere aria in una delle ultime giornate assolate prima dell’arrivo dell’inverno. A dire il vero ho dato un solo ordine: tagliare tutto il più possibile, così da non dovermi più occupare di alberi verde ecc. ecc. per i prossimi quattro, cinque anni.

Nessuno ha obiettato tranne una donnina piccola piccola che lavora alla mensa e ha appena portato la figlia al nido. Ha fatto di tutto per bloccare il potatore, ci è mancato poco che non gli togliesse la motosega dalle mani. E così mi è toccato intervenire. Le ho spiegato che così stavano le cose e lei puntando il suo dito contro di me senza paura di conseguenze ha sentenziato la sua condanna.

“Che Dio la fulmini sul momento. Anzi no… che il sonno le venga tolto fino a che non riuscirà a rinsavire!”

Questo è successo sei mesi fa e io poco dopo ho perso il sonno e l'ho perso perché rose e alberi del parco aziendale si erano presi la loro rivincita.

Sbalordito lascio lo studio del dottor Salvatore Cavatappi, allungo alla segretaria un assegno di duecentocinqua euro e me ne torno nel mio ufficio.

Chiamo la ditta che ha eseguito i lavori senza passare dall’amministrazione o dal consiglio.

“Lei ha a disposizione  un badget di diecimila euro per rendere il parco aziendale una piccola oasi. Metta gli alberi più appropriati, i fiori più belli e colorati, i rampicanti più profumati. Provveda ad aggiungere uno stagno e si preoccupi di farmi avere un preventivo per una manutenzione mensile adeguata al resto penso a tutto io.”

Sono entrato nella stanza degli ospiti, mia moglie sta leggendo una rivista di gossip e non si è nemmeno accorta della mia presenza. Le strappo il giornale e alzo la camicia da notte così leggera e trasparente da intravedere le sue tette sode e rifatte come piacciono a me. Dopo mesi di silenzio il mio membro ha ripreso a vivere e io con lui.

Mi sono sempre considerato un uomo buono, ma una cosa l’ho imparata, qualsiasi cosa va fatta con ponderazione, a parte il sesso. Io di verde, alberi ecc. ecc. non ci capivo nulla e senza volerlo non sono stato buono. Una donna piccola piccola non ha avuto paura di me e il suo anatema ha raggiunto la parte buona di me.

Sto seguendo un corso di arboricoltura e a cinquantacinque anni ho scoperto che anche il verde e tutto quello che è a lui annesso è vivo. Ho scoperto anche che io ci sono perché ci sono gli alberi.

Nella pausa pranzo ora scendo nella nostra piccola oasi e con il mio collega mangiamo sushi vicino ad uno stagnetto.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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5 Commenti

  1. fantastico! ...magari fosse così facile fare rinsavire tante persone!

  2. Mmmmhhh, uno stile asciutto, duro, diretto...mi piace.
    La metafora del prenderlo nel culo tutta la vita è illuminante! Forse non sono troppo d'accordo sulla volgarità che fa impazzire tutti gli uomini, ma è un altro discorso...

  3. Non sembra scritto da te, mi piace questo tuo cimentarti in alri stili...con ottimi risultati anche qui, direi :))

  4. Solo perdendosi nello stile se ne può trovare uno nuovo....è quello che chiamo sperimentare, dovrebbe essere la base della scrittura, brava Mary, mi piace parecchio questo Anatema.

    Ci sentiamo presto


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