Anche se fosse pioggia

Racconti Gianluca Marcucci

Il rumore sordo del mio lessico impazzito stamattina fa da sottofondo ai soliti pensieri.

Adoro le mie negazioni, tutte quelle mie parole che mastico e poi sputo sul foglio per riempire spazi vuoti.
Improbabili avverbi, meravigliosi ossimori o sciocchi aforismi. Tutto inizia e finisce tra le righe di questa mia pagina ingorda, imperfetta, quasi umana.

Ricordo quando ancora non esistevi come persona, quando tra noi c’erano migliaia di chilometri ed imprecisi fusi orari, quando le mie giornate trascorrevano lente ed i miei pensieri erano impolverati soprammobili, sempre in precario equilibrio tra l’immaginario e il reale.

Poi ricordo l'incontro in quel locale di San Pietroburgo. Quel tuo cappotto viola che ti rendeva così desiderabile, con quel tuo sguardo un po' perso sempre poggiato sui miei occhi, quasi alla ricerca di quel contatto che le parole non erano assolutamente in grado di dare.
E tutto il tempo passato insieme a dire, a fare, a programmare, tra quel tuo arricciare il naso ed il mio modo di esprimermi, talvolta spigoloso e lento.

Ricordo il primo appuntamento e quel tuo sorriso quasi primitivo, quel tuo sguardo frizzante, mai opaco, che arrivava ogni volta come a decretare la fine incompleta di una sottile seduta di psicanalisi.
L’ultima immagine che rammento è il tuo corpo fuori dal mio terminal delle partenze internazionali, con in mano il cappotto viola ed in testa tanti pensieri stampati da rilegare in storia e fotografie di un periodo che non potrò mai più dimenticare.

Stamattina taglio sagome di ricordi e mi diverto ad incollarne i pezzi imitando uno dei passatempo di nostra figlia.
Ritaglio immagini per farne di nuove, disegno nasi rossi e baffi finti sulle nostre espressioni e trasformo lo scorrere via fascista del tempo, in un democratico fermo immagine da riguardare con calma.
Un quadro felice che appendo al muro di fronte a noi, come a voler coprire le screpolature della vita.

Qualcuno ancora crede che soffiandomi contro, potrei cadere sbriciolato come un vecchio intonaco.
Ma io sorrido ed aspetto come si aspetta un temporale. Con curiosità.
Dovunque piova, alla fine, cade la stessa pioggia e la domanda non è mai stata come, ma quando...

Tu non dici niente, se mi volto indietro e non ti vedo è perchè mi stai accanto, ed a modo tuo non hai mai smesso di farlo.
Stamattina, come ogni mattina, la tua pelle si bagnerà con la mia se sarà pioggia, e si scalderà con me se invece fosse sole.
Oggi, come allora, i tuoi occhi e gli occhi di una bimba poggeranno lo sguardo sul mio con la dolcezza di chi sa che può piovere, ma che non può certo durare per sempre.

Gianluca Marcucci
Gianluca Marcucci
L'anno di nascita è un enigma: Il numero degli sbarcati con Garibaldi, moltiplicato i figli della Lojelo, sottratti gli apostoli, moltiplicato il modello della fiat più venduto nella storia, sottratta la maggiore età, per il numero dei moschettieri, diviso i punti cardinali. Romano di nascita, piemontese di adozione, imprenditore per passione, giornalista per definizione e scrittore per gioco. Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu' grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan... http://poker.sportmediaset.it/wpmu/

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6 Commenti

  1. ti ho già detto che è bellissima questa cosa che hai scritto?
    🙂

  2. percepisco amore da ogni parola e la favola moderna che racconti non ha necessità di terminare con un e vissero felici e contenti!!! Sarà colpa del mio romanticismo ma ho spiato il tuo racconto con il gusto di sapere che le favole si avverano!

  3. Le favole esistono come la consapevolezza che "nulla" è per sempre... e che "tutto" comunque ritorna...


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