L' Anguana uccide ancora

Recensioni Vito Tripi

di Vito Tripi

Il nostro folklore è ricco di figure oscure e mostruose che, fondamentalmente, non hanno nulla a che invidiare a quello irlandese, tedesco o di qualsiasi altra parte del mondo. Ogni nostra Regione ha le sue creature mistico-folkloriche, in particolar modo le località montane. E’ probabile che questi paesaggi ancora incontaminati suscitino la fantasia dei suoi abitanti, pertanto, non è strano imbattersi in qualche anziano villico che ci invita a tenerci lontani dai dirupi, dagli antri o dai torrenti poiché è possibile imbattersi in esseri tutt’altro che socievoli. Forse sono solo leggende raccontante ai bambini per evitare che possano farsi del male o forse no…

Una di queste creature è l’Anguàna, originaria del Nord Est italiano, essere legato all'acqua, dalle caratteristiche in parte simili a quelle di una ninfa e di una ondina. Le Anguàne vengono descritte frequentemente come giovani donne, spesso molto attraenti e in grado di sedurre gli uomini; altre volte però appaiono invece come esseri per metà ragazze e per metà rettile o pesce, in grado di lanciare forti grida. In altre storie sono delle anziane magre e spettrali, o figure notturne che si dileguano sempre prima che chi le incontra sia in grado di vederne il volto. In ogni caso le leggende sulle anguane hanno in comune la presenza, in queste creature, di uno o più tratti non umane ma animalesche.

Una figura cangiante, così com’è il suo elemento l’acqua, che può essere sia buona quanto cattiva, un po’ come gli esseri umani. Ed è su questa figura, o meglio sul suo impatto nella fantasia della collettività, che si incentra l’ultimo romanzo di Umberto Matino edito dalla Foschi Editore intitolato L’Ultima Anguàna.

La nostra storia si apre in un afoso fine giugno del 1968, quando il maresciallo Baldelli scorre un lancio dell’ANSA, in cui si riporta la notizia del crollo di un vecchio mulino nel vicentino, in Val di Pòsina nella contrada Molini di Sopra. Nulla di strano, se non fosse per il ritrovamento di tre scheletri, vecchi di oltre un ventennio. Per la cronaca sono dei morti risalenti all’ultimo conflitto e nulla più, ma per Baldelli sono un triste richiamo a un’estate di dodici anni prima, quando lui era un semplice brigadiere, in cui persero la vita tre anime innocenti. Era il 1956, i tre fratellini Vito, Marilù e Pino erano venuti a trascorrere le vacanze estive in Val di Pòsina ospiti della signorina Margherita, un’esperienza nuova e avventurosa. Solo non sapevano che quella sarebbe stata la loro ultima estate. I tre fratellini, fatta amicizia con i bambini del luogo, trascorrevano le loro giornate giocando tra i boschi e ascoltando la sera i racconti degli anziani vicino ai falò. Tra le tante storie ce n’è una che li appassiona quella dell’Anguàna. Un bel giorno, vicino ad un mulino abbandonato, appartenente alla signorina Margherita, trovano un vecchio documento intestato a Giovanni Zambon, giovane saltimbanco del paese scomparso anni prima. Per i bambini è una grande avventura desiderosi di trovare il proprietario del documento speranzosi di ottenere una ricompensa. Ma la loro curiosità avrà un caro prezzo…

E così dopo molti anni Baldelli ritorno nel vicentino, intenzionato a scoprire la verità poiché è certo che la morte dei tre bimbi non fu accidentale ma era strettamente collegata ai tre scheletri rinvenuti. Il maresciallo scaverà nei ricordi della piccola comunità montana, scoprendo odii antichi, rancori, invidie e segreti inconfessabili.

Il libro di Matino è una perla di demologia e storia, che sarebbe piaciuta molto a De Martino, poiché sviscera tutto il folclore alpino, i suoi miti, le sue usanze, le sue tradizioni, ma non solo, mostra il “come eravamo” nel periodo a cavallo tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50. Un nazione ancora divisa, fondamentalmente provinciale, povera ma dignitosa. Una storia che definire gialla o thriller potrebbe risultare fuorviante e addirittura minimizzare l’essenza stessa del libro. E’ sì un giallo poiché ne ha le componenti classiche, i morti, le indagini, i moventi e gli indizi, ma come dicevo ha in sé tutto un lavorio di ricerca su una realtà locale spesso misconosciuta.

 

TITOLO: L’Ultima Anguana

AUTORE: Umberto Matina

EDITORE: Foschi Editore

PAG: 277

PREZZO: €

 

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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4 Commenti

  1. Esseri mitologici e pagani il corrispettivo continentale delle sirene.
    La cosa più bella è che nonostante millenni di repressione e lavaggi del cervello, la chiesa non è mai riuscita a debellare del tutto il paganesimo, il quale essendo legato alla natura ed ai suoi elementi, resta e resterà per sempre un richiamo ancestrale ed irresistibile sulle proprie origini del genere umano.

    • esattamente anzi, ne ha usurpato usanze e valori e dove non ha potuto le ha demonizzate


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