Anna guarda fuori dalla finestra. Piove. Le gocce cadono nelle pozzanghere formando bolle. Anna è affascinata dalle bolle. Un uccellino incurante del maltempo sguazza nella pozza. Abbassa la coda e poi la sgrulla. Sembra felice o quantomeno ad Anna piace pensare che almeno lui sia felice.

La mamma sta preparando il pranzo. La sente aprire gli sportelli della credenza, mettere a posto pentole e tegami. La sente anche canticchiare una canzone. Oggi la mamma sembra felice, anche lei come l’uccellino.

Di solito le persone quando piove sono tristi, tristi più del solito. La mamma le ha detto che è colpa della meteo qualcosa. Le ha anche detto che se invece si è felici con la pioggia allora è una felicità vera. Anna lo spera.

Spera che sia duratura perché la mamma è da tanto tempo che non canticchia nessuna canzone. Lascia la finestra, la pozzanghera e le bolle delle gocce di pioggia dentro la pozzanghera e la raggiunge in cucina. Silenziosa si poggia alla porta, senza farsi vedere la osserva.

“Ooh, ooh, and she's buying a stairway to heaven. There's a sign on the wall But she wants to be sure 'Cause you know sometimes words have two meanings.”

Non conosce la canzone, però la vede sorridere. I suoi occhi sono vivi e soprattutto non sono gonfi di lacrime come lo erano quando vivevano con lui. La mamma diceva che lei gli doveva voler bene perché era suo padre, ma Anna non ci riusciva proprio. Forse quando era piccola glielo aveva pure voluto, ma poi lui era diventato cattivo e Anna ogni volta che lui era in casa si rintanava nella sua camera, silenziosa. Aveva smesso di chiedere e di fare domande. Cercava di non disturbarlo perché sennò lui si arrabbiava e se la prendeva con la mamma.

-          Quella mocciosa ha lasciato la televisione accesa.
-          La sta guardando.
-          Ah si? Non mi sembra visto che in salone non c’è nessuno.

Quel giorno Anna non si era accorta che si era fatta l’ora del suo arrivo dal lavoro e si era ritrovata ancora in salone a guardare i cartoni quando aveva sentito citofonare. Era corsa in camera, ma aveva lasciato la televisione accesa. E lui se ne era accorto e aveva iniziato a prendersela con la mamma. Lui non voleva che Anna guardasse la televisione, lui non voleva che Anna facesse alcunché. Anna aveva quasi imparato a non fare alcunché quando c’era lui, ma con la mamma invece poteva fare un mucchio di cose. Così Anna aveva imparato ad essere due bambine: una quasi felice con la mamma, una che non faceva alcunché quando c’era lui, quello che la mamma diceva che era suo padre.

Però quel giorno della televisione accesa Anna aveva scoperto che lui non lo era o meglio, lui diceva di non essere sicuro che lo fosse perché la mamma era solo una puttana e chissà a quanti l’aveva data mentre fingeva di stare con lui. E lui che era buono se l’era pure sposata.

-          Hai trovato l’America. Avrei dovuto lasciarti panzona in quel tugurio dove abitavi. Te e la mocciosa che hai messo al mondo.
-          È uguale a te, come fai a dire che non è tua figlia. E poi, ti prego, abbassa la voce, Anna potrebbe sentirti.
-          Cos’è hai paura scopra che la madre è solo una puttana?
-          Smettila. Non hai diritto di parlarmi così.

Anna sentì solo un grande tonfo. La mamma piangeva e la colpa era la sua che aveva lasciato la televisione accesa.

Quella sera la mamma aveva un occhio gonfio e un labbro spaccato. Anna l’aveva accarezzata, con le lacrime che cadevano silenziose lungo le guance per non farsi sentire da lui che se ne stava sul divano a vedere la televisione.

-          Mamma mi dispiace. Mi dispiace che se la sia presa di nuovo con te. Ti prometto che non vedrò più la televisione.

La mamma l’aveva abbracciata stretta e le aveva promesso che non sarebbe più successo. Il giorno dopo Anna non era andata a scuola e insieme avevano preparato le valigie con tutte le loro cose che erano poche ed erano entrate in uno zaino e due valigie.

Avevano preso un treno e avevano lasciato la città. Dopo diverse ore di viaggio erano arrivate in una stazione immersa nella campagna. Erano scese e avevano cominciato a camminare. Anna non sa per quanto tempo avevano camminato. Si ricorda solo che le facevano male i piedi, ma non aveva detto nulla alla mamma e l’aveva seguita silenziosa come aveva imparato ad esserlo quando in casa c’era lui.

Era quasi buio quando avevano raggiunto una casetta rossa con un cane che abbaiava e scodinzolava. La mamma gli si era avvicinata e lo aveva accarezzato e il cane aveva preso a leccarla. Si conoscevano, ma Anna era la prima volta che lo vedeva. Dalla casa uscì una signora dai capelli bianchi come la neve, con un grembiule di quelli che la mamma si metteva ogni volta che cucinava. La donna aveva strizzato gli occhi, poi era corsa verso di loro. Aveva guardato la mamma e poi Anna e le aveva abbracciate. Le aveva portate in casa e aveva messo un po’ di olio sul viso della mamma.

Quel pomeriggio avevano preparato una torta cioccolato e panna, lei, la mamma e la signora dai capelli bianchi che Anna non aveva mai visto ma che era sua nonna.

Vivono nella casa di campagna da tanti mesi. Anna ora ha una nuova scuola, nuovi amici. Ha paura che lui le trovi, ma la mamma le dice sempre che lui laggiù non ci verrà mai perché è una canaglia e ha paura che il nonno lo accolga con il fucile. Le dice che il nonno in realtà il fucile lo carica solo con il sale ma che lui non lo sa ed è meglio così.

La mamma adesso lavora come commessa nel panificio del paese. È contenta di lavorare e la domenica, quando non lavora vanno sempre al cinema a vedere un film. Il cinema è in città, ma non la città dove vive lui, un’altra città e ci vanno con la macchina del nonno.

Adesso la mamma canta, e la vede felice anche oggi che piove. Anna è certa che ormai lui non verrà perché se la mamma è felice con la pioggia allora vuol dire che è una felicità che durerà.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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16 Commenti

  1. se invece si è felici con la piog­gia allora è una feli­cità vera...
    molto toccante Mary 🙂

  2. .
    racconto suggestivo
    karen.... mi è piaciuto
    *__*

    massimo gallo

  3. mi sa che
    non era di karen il racconto
    chiedo venia, ci capisco un po poco alle volte
    con questi link...

    comunque confermo
    è molto suggestivo
    mi è piaciuto
    *_*

  4. ci rinuncio a capire
    sono incapace io con questa faccenda dei commenti
    e degli spazi web... portate pazienza

    pensavo che il racconto fosse di karen
    ma mi sa che sbaglio
    ed è la seconda volta che lo scrivo ed invio il commento
    ...
    toccante e ben scritto
    baci

    ps:
    spero stavolta di avercela fatta

    • inutile provare a capire... non sei l'unico a non sapersi muovere nel web... ahahha.... grazie Massimo di essere passato da qui e di aver commentato per tre volte... cercando di raccapezzarci... (suppongo che sia stata Karen a taggarti e quindi hai associato il racconto ad un suo scritto!!!). Grazie e come vedi ce l'hai fatta!!!

  5. se vedi sopra Massimo è molto chiaro, a destra c'è l'autore con sotto tutti gli altri post dello stesso e anche in basso c'è scritto, questo è di Mariella Musitano appunto 🙂

  6. Commovente !! ... non aggiungo altro .... grazie 🙂

    • grazie Giusy. Anche io lo trovo commovente e anche forte. Forte perché la mamma ha mantenuto la promessa. Forte perché Anna può tornare a sorridere.

  7. Che dolce la voce silenziosa di questa bambina. Come sono intuitivi i bambini, riescono a cogliere ogni cosa
    senza che gliela si spieghi con inutili parole. E poi, com' è bello vedere la mamma felice di una felicità vera.
    Brava Mariella, come hai raccontato bene una storia di ordinaria drammaticità, con lieto fine però!

    • il lieto fine stavolta ci voleva... grazie Marisa, sono contenta ti sia piaciuta la storia.

  8. Il lieto fine stavolta ci voleva proprio! Brava Mariella, un racconto dal sapore agrodolce!

    • ti è piaciuto amica? Sapore agrodolce... vero. un dolce con quel retrogusto agro e anche un po' amaro... perché Anna ne ha mandati giù di bocconi amari

  9. Bello il racconto, fa sorridere ed incoraggia
    e si puo sentirlo raccontare dalla voce innocente di una bambina 🙂

    • sono contenta che la voce di Anna accompagni il lettore... grazie Manuel di essere passato. Felice ti sia piaciuto.


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