Appena finisce la notte

Racconti matteo

“Ti dico di no, non c'è niente che non va.”
“Come no” dice lui.
“Davvero.”
Faccio un cenno con la testa, come per annuire alla stanza vuota che ho davanti, per convincermi della bugia che sto raccontando.
Di solito fumare mi distende, mi accendo una Camel senza ascoltare il rumore della notte.

Come quando qualcosa che dovrebbe non esplode.
Massi mi dice che quando lo chiamo a quest'ora ha sempre questa precisa sensazione.
La lancetta della sveglia emette una serie di boati corrosivi, tiro via il libro su cui è appoggiata e la sveglia, senza convinzione, cade.

“Si tratta di Stefania.” dico, riluttante.
Attraverso la cornetta sento il clic di uno zippo, ora aperto, ora chiuso, ora aperto, ora chiuso.
“Ci sei sempre, Massi?”
“Sono qui.”
Non so come ma lui sa che ogni domanda aprirebbe le crepe di un lago di cenere, e allora si limita ad aspettare, a cogliere il momento giusto per tacere.

“Eravamo a berci una birra, sai, no? Al solito posto, circa due settimane fa.
Stefania indossava quella camicia a quadri rosa e neri, la giacca di pelle nera, i jeans e gli stivaletti con le borchie. L'ombretto scuro sugli occhi e un filo, ma proprio un filo, di rossetto. Sai quante volte mi ha chiesto in questi anni di guardare come era vestita? Eppure non lo ricordavo mai. Invece di quella sera mi ricordo tutto.
Aveva una minuscola piega sotto l'occhio sinistro, non me ne ero mai accorto prima, non una ruga, più un piccolo segno di stanchezza.
Dopo la birra siamo usciti per fumarci una sigaretta. È stato lì che è successo.”

Il rumore metallico dell'accendino di Massi sparisce all'improvviso, come venisse risucchiato in qualche parte troppo lontana delle nuvole.
“Siamo lì fuori a parlare di niente e di qualcosa quando arrivano Luca e Irene, poi Anna e le sue amiche e il resto. E poi arrivi tu.”
Il silenzio che segue sa un po' di sporco, di bruciato, di calpestato.
“Ehi, tutto bene?” chiede Massi.
“È che certe volte è così difficile guardare il paesaggio che cambia attraverso il finestrino, mentre tu stai lì seduto e inerte. Più che il mondo all'esterno, sembra che sei te l'esterno del mondo.”
“Scusa, ma non ti seguo più” dice Massi.

Quando Massi e Stefania si sono guardati, mi sembra di sentire le loro ciglia rimbombare ad ogni battito, ancora adesso.
Un istante, poi lui ha guardato altrove, lei ha guardato altrove.
Non si sono più incontrati i loro occhi e tutto quello che non c'era era racchiuso in qualche grotta di un loro segreto.
Se solo si fossero cercati, almeno un fugace sguardo banale, non mi sarei mai accorto di niente.

“Ci sei?” chiede Massi, con un filo di impazienza.
Appena finisce la notte forse saprò che cosa volevo dire.
Intanto la luce che si alza dal comodino riflette sul muro un'ombra che non si muove.

matteo
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La speranza è nell'opera. Io sono un cinico a cui rimane per la sua fede questo al di là. Io sono un cinico che ha fede in quel che fa. (Vincenzo Cardarelli)-----http://badradio.splinder.com/

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