1.

La pioggia era spinta da un vento forte e faceva male. Addosso, in faccia.
La primavera era iniziata da molti giorni solo sul calendario. L’inverno, maledetto, aveva invece deciso di protrarsi ancora, trascinandosi caparbio in giornate grigie, fredde, piovose.
Le strade ancora deserte di quel sabato mattina sottolineavano la pesante depressione del momento, del periodo.
I negozi ancora dovevano aprire, la gente stava ancora dormendo o rintanata in casa a fare colazione. Tra poco tutti si sarebbero tuffati a riempire i centri commerciali.
Vanessa vagabondava senza meta. Le lacrime che le solcavano il viso si mescolavano alla pioggia: acqua nell’acqua, anche se questo non voleva dire diluire anche il dolore.
Ma poteva piangere liberamente adesso, senza paura di essere vista, di dare spiegazioni. Adesso non aveva bisogno di nascondersi. Come invece faceva a casa, come faceva al lavoro.
Eppure non era un pianto liberatorio: quelle lacrime cadevano copiosamente per scavare a fondo nel suo tormento, allargando quel senso di vuoto, immenso, che portava dentro di se. Sbilanciamento e la paura di cadere per sempre
Ed era tanto, troppo tempo, che si sentiva così…

E pensare che c’era stato un periodo in cui la sua vita era così piena.
Di tutto, di gioia, di amore. Di vita.
Ricorda che allora andava a dormire la notte solo quando era veramente sfinita, e con una gran voglia di svegliarsi subito il giorno dopo. Per andare, per fare, per vivere pienamente ogni secondo, ogni piccolissimo istante della sua esistenza. Che allora era nient’altro che un fantastico sogno da vivere.
Il regalo più bello.
Adesso invece tutto appariva così insensato, vuoto, inutile.
E se quell'anno anche Dio o chi per lui aveva deciso di negarle anche uno stupido raggio di sole a darle un po’ di sollievo… beh, allora non c’era proprio più niente da fare…

Una macchina suonò improvvisa e impazzita. Nel vano tentativo di schivarla si stampò contro il semaforo.
Il rumore delle lamiere che si accartocciarono su loro stesse fu agghiacciante
Tutto durò pochi interminabili secondi. Poi il silenzio riprese il possesso della strada, della scena, cadendo incombente e teatrale.
Vanessa rimase immobile in mezzo al crocevia, impiantata a pochi centimetri dal solco che la macchina aveva appena lasciato sull’asfalto bagnato.
I suoi occhi fissavano il nulla. Tutto era stato solo un brevissimo fotogramma: una macchia scura, uno spostamento d’aria e schizzi d’acqua ad investirla in pieno.
L’universo intero le passò per la testa in quell’istante senza fine.
Sarebbe bastato così poco, solo pochi centimetri, un altro piccolo passo…e probabilmente adesso non ci sarebbe stato più nulla…
Eppure la morte le era passata affianco senza degnarla neanche di uno sguardo.
Eppure era stata schivata, risparmiata. Salvata?
Da chi? Da cosa? Perché? Per farla continuare a soffrire? Per costringerla in quella sua condizione vivere senza vivere?
Le lacrime sgorgarono ancora più forti, il corpo cominciò a tremare. Sospesa tra realtà e finzione.
Non sapeva se essere felice o rimpiangere l’occasione appena sfumata.
E non poteva sapere che in futuro proprio quel giorno, quell’istante, sarebbe diventato il suo regalo più bello, la rinascita per tornare a vivere ancora.
Pienamente. Piena di vita.
Si riprese e corse ad aiutare gli occupanti della macchina incidentata.
La strada, le finestre e i balconi si popolavano di indistinte figure.

2.

”Paolo? Paoloooo?!? Paolo rispondi!!!”
Cristina provava a smuovere il suo compagno. L’airbag scoppiato di fronte a lei e le lamiere ripiegate su loro stesse le impedivano facili movimenti.
In sottofondo il rumore dei tergicristalli impazziti, la pioggia scrosciante.
Paolo era ripiegato all’indietro, un rivolo di sangue gli colava dal naso.
Cristina, nonostante non si fosse ancora resa perfettamente conto di quello che era successo, si era voltata istintivamente verso di lui per cercare un aiuto prima, poi in rapida successione una semplice risposta, un qualsiasi movimento o sintomi di vita. Che invece non arrivavano.
Con l’altra mano intanto si toccava, massaggiava, rassicurava la pancia gonfia. Istintivo senso materno.
Attimi di panico, di confusione, impossibilitata a trovare un equilibrio in quegli interminabili secondi che avevano già sconvolto la sua vita. Ancor prima che se ne rendesse conto.
E impossibile allora solo immaginare quanto in futuro si sarebbe chiesta il perché tutto quello fosse accaduto.
Proprio a lei. Proprio a loro.
Proprio nel momento in cui tutto era abilmente dipinto in un quadro perfetto.

Si erano svegliati presto quella mattina, quando la città ancora dormiva. Una città vuota, svuotata dal lungo ponte del primo maggio.
La pioggia anche quel giorno batteva forte contro le finestre. Lei sorrideva sorseggiando il suo the caldo, mentre Paolo si faceva una doccia.
Era felice. Erano felici. Loro due, presto loro tre.
Si portò le mani istintivamente alla pancia per provare a sentire quel cuoricino battere dentro di lei. Lo sentiva, lo immaginava, lo disegnava nei suoi pensieri.
Si erano svegliati presto per andare dai suoi fuori città e passare lì un paio di giorni.

La macchina scivolava veloce tra le strade deserte: dovevano attraversare la città, poi si sarebbero tuffati tra le praterie e le colline che lentamente li avrebbero cullati verso il mare.
La radio era spenta, come spesso accadeva quando viaggiavano insieme: amavano parlare e non volevano che la musica interferisse con i loro discorsi, gli scherzi, le risa.
Parlavano sempre: di tutto e di niente, di cose importanti e di quelle banali, i loro sogni intimi, i loro segreti.
Quella mattina erano tornati scherzosamente a discutere sui possibili nomi da dare a loro figlio. O figlia, come sperava lei.

Paolo lasciò scivolare dolcemente la mano sulla pancia di lei. Cristina continuava ad accarezzargli la nuca.
Lui si voltò sorridendo a guardarla, pieno di luce negli occhi.
“Attento!!!”
Quella ragazza era uscita fuori dal nulla, per buttarsi in mezzo alla strada.
Paolo provò a inchiodare e sterzò rapidamente per cercare di evitarla. La macchina perse aderenza sull’asfalto bagnato.
Attimi eterni.
Paolo vide quel semaforo sempre più vicino. Cristina una macchia scura sfilare vicino al suo finestrino.
L’impatto fu inevitabile. Frontale.
L’airbag di Cristina scoppiò attutendole il colpo. Quello di Paolo no.
Non l’aveva fatto rigonfiare dopo che erano scoppiati perché qualche cretino gli era andato addosso in retromarcia.
Non il suo almeno: troppi soldi per farlo, adesso che dovevano risparmiare.
Adesso che avevano progetti immediati: la casa, il loro bambino da crescere e viziare. Da adesso, da subito.
Il suo airbag poteva aspettare l’arrivo del nuovo stipendio. Quello di Cristina no: doveva proteggere quello più importante che aveva: le persone che amava e avrebbe amato per sempre.
La sua famiglia.
Che scomparse in quell’attimo eterno, in un soffio di vita che abbandonava il suo corpo.
Nelle urla di lei mentre cercava di capire…

In quell’attimo che stravolse gli eventi.

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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17 Commenti

  1. ti immagini se invece dell'airbg, fosse esplosa una tetta al silicone di cristina in facca a paolo?

    • MA COME SEI DISSACRANTE ULTIMAMENTE....CE l'ho con alpexex che è tremendo!

      • ehi Karen, come ULTIMAMENTE? SOLO ultimamente? :)))

    • ahahahahah beh, poteva essere
      ciao alpexex, piacere di conoscerti 😀

      • grande Manuel... ben trovato e piacere di conoscerti.
        alpexex

    • Ciao Karen e grazie ...devo capire ancora come funziona il sito ma cerco di darmi da fare 🙂

  2. l'ho letto tutto d'un fiato ...grazie! e benvenuto:)

  3. Molto bello. La scena risucchia gli occhi. Piacere di conoscerti.

    • grazie Riccardo, davvero...e il piacere è mio

  4. Mi è piaciuto.. per come si sviluppa il racconto..per come è tracciato il profilo dei personaggi in poche righe..e per il finale.. che cade come una lama di ghigliottina..
    Ciao !
    Jan

    • Grazie Mariella :))


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