Bastava che fossi rimasta una volta sola, invece di andarmene continuamente.

Perché tu non avevi bisogno di tante parole, di porte sbattute, di pessimi consigli, avevi bisogno delle tue mani strette alle mie, della dolcezza che non conosco, di fotografie dove non guardassi, di un abbraccio improvviso e forte per zittire tutto, e tenerti fermo nel fremito di una arrabbiatura, ed un sshhh silenzio Amore, ora passa, siamo noi, siamo qui.

Bloccarti  come si fermano i sogni, zittire il mondo come si zittisce la vita, con uno di quei gesti che non sapevi neanche di poter fare. E invece li puoi e soprattutto vuoi fare.

E ad ogni passo lontano da te, si apriva un solco che tentavi di colmare, a modo tuo, a modo sbagliato, a modo, mentre io non muovevo più un solo dito per cercare di sfiorarti, ero stanca, eravamo stanchi. Senza forza, fiaccati da qualcosa che ci aveva consumato, si era esaurito.

E non avevi bisogno di colori, o di pacchetti lussuosi, ma di post it attaccati sul cuore, da me, che sono difficile, che sono superba e presuntuosa, che me ne vado senza salutare e ti dissemino ovunque come le briciole, per ritrovare la strada di casa.

 

E mai mi ha sfiorato l’idea che di strade su cui indietreggiare non ne avrei trovate più, che le farfalle non sarebbero tornate, che non ero io  il tuo pensiero fisso, che non ti avrei trovato dietro alla porta socchiusa, perché io ero io, e nessuna poteva prendere il mio posto. Ero padre e padrona.

Ma eravamo separabili, e quando la paura mi ha afferrato alla gola, non riuscivo a respirare, ho lasciato le valigia sotto le scale, sono corsa più forte e più veloce che potevo, ed ad ogni scalino il lupo diventava più grande, la strada più dissolta, la nebbia più fitta, ma non era nebbia, ero io, che ho travolto tutto senza guardare ed ora piangevo come una bambina alla ricerca di due braccia forti, ero io che non vedevo più niente, che non volevo dividere ed ora mi sarei accontentata di niente, ero io la stupida che non aveva saputo parlare quando era il momento, che ha lasciato fare, che non ha voluto credere nella forza di quel qualcosa senza nome e senza padrone che capita raramente nella vita delle persone, e ti afferra le punta delle dita, e poi le dita, e poi la mano, e ti ravvedi e risali.

Perché per qualcuno  vale sempre la pena di tentare. C'è un qualcuno per cui vale sempre la pena tentare.

E quelle scale mi sembravano una montagna, mi sentivo un rocciatore dell’ultima ora, dell’ultimo minuto, e tutti i fili che avevo pazientemente tagliato si riallacciavano come edera davanti a me, volevo essere il tuo tutto mi sentivo un niente, ma trovavo l’inaspettata forza nelle braccia, perché non c’era più tempo, più vento, più rumore, eravamo io e quell’immagine di te, e la valigia sotto le scale, e l’amore che mi esplodeva nel cuore. E tutte quegli accidenti mielosi che non so dire, ma che so come sono fatti, e le lettere del tuo nome incastrate nel mio, la seconda, la terza, la quinta.

Eravamo incastrati. Siamo incastrati.

E me ne frego della donna forte, in gamba e sola che volevo essere, questa donna disperata sono sempre io, solo con il naso che cola, ed il trucco smarrito da una corsa senza fine, e sono ridicola e impaziente, e sfrontata e mentre salgo penso, vaffanculo, ma quel vaffanculo che ti viene in quelle sere dove ti sorprende una inaspettata serenità, davanti a quei cieli che non sai neanche tu, che non si vedono, ma si sentono sotto la pelle.

La porta, le chiavi che non entrano, il telefono che squilla, il basilico scosso al mio passaggio, il pessimismo cosmico del perdono, i post it pronti scritti in giorni di silenzio, i pennarelli per disegnare insieme a te ....il battistello che si apre, le tue maniche arrotolate sulle braccia...i tuoi occhi sorpresi, severi, che mi guardano.

e poi mi hai sorriso.

E poi tu mi hai sorriso.

elllerre
Sono fatta di farina e del profumo delle arance, di un milione di parole lasciate al sole e di nuvole calpestate. Sono fatta di pugni chiusi e di strade strette e in salita. Sono fatta di un fiume di città, di vento e di sorrisi aperti. Sono fatta di pensieri. Sono fatta di pancia.

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4 Commenti

  1. 🙂 ..e dopo aver tentato di scappare con te, ho sorriso anche io sul finale! bello!

  2. "il basi­lico scosso al mio pas­saggio"

    è una frase molto evocativa, potrebbe dire tutto e niente e fondamentalmente potrebbe spiegare anche tutto il racconto.

    Good job!

    N.A.

  3. Mi ritrovo anch'io incastrato tra le tue parole. A volte un sorriso rende nuove tutte le cose.


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