Caccia ai segreti del Reich!

Recensioni Vito Tripi

di Vito Tripi


Si dice che spesso e volentieri la realtà supera la fantasia. In effetti, nel corso degli anni emergono verità e notizie sconcertanti dagli interstizi oscuri della storia. Uno degli esempi più comuni è il lato esoterico del Terzo Reich: la teosofia di Thule, l’Ahnenerbe e le tecnologie belliche perdute. Non si contano più i programmi televisivi incentrati sui lati misterici della NSDAP o su ODESSA e con essi i volumi e di saggistica e di narrativa. Secondo una logica editoriale, infatti, per vendere bene bisogna affidarsi alla Trinità ossia: Templari – Nazismo – Vaticano. Basta mettere una svastica sulla copertina e voilà il libro si vende. A dimostrazione che il nazismo, oltre ad essere stata una fabbrica di morte, seconda solo a quella comunista, lo è anche di soldi.

Come dicevo i romanzi con rimandi al (neo)nazismo sono sempre tanti, a volte
pregevoli altre volte pessimi, forse perché ci sono tanti nostalgici, studiosi o semplici appassionati da target televisivo, la domanda indubbiamente c’è. Ma in questo mare bruno letterario tiro fuori dal cilindro due titoli quanto mai interessanti non solo per lo stile ma anche per una certa unicità della trama si tratta de La città perduta dei Templari (pag 432 € 9,90/e-book 4,99) di C. M. Palov e I custodi del Talismano (pag 384 € 9,90) di Craig Smith ambedue editi dalla capitolina Newton&Compton.


La città perduta dei Templari
in realtà inizia in piena Guerra mondiale quando sette tra i più eminenti studiosi dell’Ahnenerbe, la società fondata da Himmler, Hermann Wirth, e Walter Darré, scoprono rivelazioni importanti inerenti il Sacro Graal, i Templari, i Catari e soprattutto la misteriosa energia Vril. Ma la guerra è ormai al termine e la disfatta del Reich è certa pertanto saranno i discendenti degli studiosi nazisti a continuare l’operato dei padri. Nasceranno così i Sette. Molti anni dopo, durante una missione in Siria il sergente Finn McGuire della Delta Force rinviene in un’antica cappella siriana un misterioso medaglione d’oro. Mesi dopo resta coinvolto in una serie di omicidi. Le vittime sono i suoi commilitoni, l’assassino è l’enigmatico Angelo della notte e i mandanti sono i famosi Sette. Il gruppo è ben intenzionato a recuperare il prezioso reperto trovato da McGuire, ossia il leggendario medaglione Montségur, indispensabile per trovare il Lapis Exillis e realizzare Große Versuch, il Grande Esperimento. McGuire è disposto a tutto pur di vendicare i suoi amici, anche a coinvolgere nella rischiosa missione la sua collega al Pentagono Kate Bauer. Solo che i Sette sono individui molto potenti e influenti, quasi intoccabili, ma soprattutto risoluti sino al suicidio! Ad affiancare il quanto mai insolito duo ci sarà Cædmon Aisquith, ex fidanzato di Kate ed ex membro del MI5, i servizi segreti inglesi, ma anche un profondo conoscitore dei Cavalieri Templari e del Graal. Per i nostri inizierà una corsa contro il tempo che li porterà dal Louvre fino alla cittadella fortificata di Montségur, ultima roccaforte dei Catari nel cuore dei Pirenei. La posta in gioco è alta, poiché qualora i Sette entrassero in possesso del Graal la storia, anzi il mondo, come li conosciamo cesseranno di esistere.

Palov ci regala un interessante romanzo, belli gli spaccati psicologici dei personaggi in particolar modo quello di Kate e del suo dramma personale. Non convince Finn che risulta anzi lo stereotipo dello yankee borioso e arrogante, stupido, rozzo e ignorante incapace di apprezzare la cultura. Nel paradosso risultano più simpatici e apprezzabili i cattivi in particolar modo Ivo Uhlemann, leader della congrega, uomo colto e raffinato, che sinceramente, o ingenuamente, spera di creare un mondo migliore e poi come non trovarsi d’accordo con lui quando critica la civiltà moderna edonistica e superficiale? Anche il suo autista Dolf Reinhardt, rude ex pugile della Germania Est, più che odio e antipatia suscita compassione e una velata simpatia. Alla fine, a conti fatti, viene da chiedersi che forse avessero ragione i Sette?

Leggermente diverso è I custodi del Talismano intanto perché sviluppato in due tempi le metà degli anni Trenta, quando il nazismo muoveva i primi passi, e il 2008. Il libro inizia nel 1939 quando viene rinvenuto, ai piedi di una montagna austriaca, il corpo di Otto Rahn grande archeologo tedesco legato ad Himmler grande esperto dei Catari e della leggendaria lancia di Longino, quella che avrebbe trafitto il costato di Gesù sulla croce.

Con un balzo geografico - temporale arriviamo nelle alpi svizzere nel 1997 quando il ricco finanziere inglese, Lord Robert Kenyon, è in luna di miele insieme con la giovane moglie, l’ereditiera Kate Wheeler. Appassionati di montagna, i due si stanno arrampicando sulla difficile parete settentrionale dell’Eiger, quando all’improvviso qualcuno tenta di ucciderli. Robert precipita tra i ghiacci, mentre Kate riesce miracolosamente a salvarsi.

Passano undici anni e Kate, ex ladra di opera d’arte, non riesce a darsi pace per la scomparsa del marito e col suo nuovo compagno Ethan, assieme a Thomas Malloy, un ex agente della CIA, continua la sua ricerca privata dei colpevoli. Solo che la morte di Kenyon sembra stranamente legata al miliardario newyorkese Jack Farrell, sospettato di legami con criminali europei, sparito improvvisamente insieme con la segretaria, dopo aver rubato ingenti somme di denaro. Inizia quindi un viaggio che si snoda da Amburgo, a Berlino,New York, Zurigo, fino alle montagne  austriache e a sperduti paesini della Linguadoca, sulle tracce di un ordine chiamato “I Cavalieri della sacra lancia”, e della cui camarilla, il “Concilio dei Paladini”, di cui facevano parte Farrel, il defunto Kenyon e Luca e Giancarlo Bartoli amici di vecchia data della famiglia di Kate. Ma quale collegamento c’è tra la sparizione di Farrel, la morte di Kenyon, un avvocato corrotto di Amburgo e i misteriosi Catari? Che fine ha fatto la Lancia di Longino?



Un thriller entusiasmante quello di Smith che mescola spy-story con romanzo storico. Ma la parte più interessante e quella che riguarda il triangolo amoroso di Rahn con i coniugi Bachman. Una accurata descrizione del rapporto tra Himmler e il mondo archeologico ed esoterico tedesco. Ottima la ricostruzione storica dei Catari e dei lori usi e costumi. Diversamente da altri romanzi qui la componente neonazista è pressoché assente anzi più che preoccupati da fantomatiche Internazionali Nere dovremmo preoccuparci delle varie intelligence occidentali e democratiche che sembrano più invadenti e preoccupanti dei regimi di polizia.

 

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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