La terra della devastazione

Poesie Massimo Triolo

Vaste speranze fermentano nella terra
della devastazione,
si dilata il possibile e abbonda l’auspicabile,
strozza la paura ogni comprensione.
Si dilata il possibile e abbonda l’auspicabile,
qui si fa commercio
di tutto il commerciabile.

Vaste speranze in speranzosa attesa,
nonsenso a sé nutricante,
sale contromano una sdrucciola discesa.
Dispensa strazio e morte,
distruzione di che ricostruire e speculare,
dispensa dal pensare, dispensa dal pensare –
ché c’è già chi detiene
potere di mantenere,
liscia, danarosa, cumulazione,
a fronte di tanta
popolata privazione.

Difendere il privato
avallando guerra e disparità:
è l’aratro che traccia il solco
ma è la spada che lo difende.
Sceglier la scelta
di sceglier ciò ch’è dato
in tutta libertà,
comodante su comodante.

Abituare il palato
ai mille e mille gusti –
facili-pratici-liofilizzati –
della postmodernità:
trans di quel che viene
e trans di quel che avrà.
Cucinati al pallido fuoco
di un prometeo liftato
entro il giardino tutto steccati
del transmoderno molto di poco,
che approssima se stesso
senza soluzione
di continuità,
senza soluzione
di continuità.

Vaste speranze fermentano nella terra
della devastazione,
qui la prassi
si vorrebbe arte senza termine inverso,
ma l’arte sta ancora nei musei,
e non diventa azione –
lo dico e lo ripeto:
al povero è accomodata presto
altra stanziale, rateata povertà,
chi è sazio si fa più sazio
e quel che avanza
va in voluttuarie libertà
Critici che non avendo alcuna arte
hanno sempre parte,
e parte non hanno
che vantaggio non dà,
cicisbei d’ogni blandizia al sistema
ch’abbia  scorza d’autore e cuore di mediocrità,
sobillano senza tema:
pensare, certo, è pericoloso vizio euristico,
per chi a pensare
non ha ammaestrato tanto specifico,
studiare nozionistico…
imparate, o gente, il facile distico:
è bene il superfluo demandare,
pensare è superfluo: demandate il pensare.
D’abiti d’ogni foggia ingrassano il negozio,
esercitando vigliacco e parassitario esercizio,
e approntando d’ogni foggia ricettari,
per un presbite e spiccio,
inconsistente eudemonismo.
E voi altri che vestite un vecchio cinismo,
con bonomia sempre pronta alla bisogna,
sempre a buon mercato,
voi propagandisti d’onore o vergogna,
simpatia o rifiuto,
voi fabbricatori d’opinioni e fatti desunti,
tele-tribuni sanfedisti d’ogni specie –
ottusi e aggressivi che siate,
preteschi e unti –
voi che dritto alle viscere mirate,
suscitando le valutazioni meno ragionate,
in questo popolo inerte e massificato…
Voi, certo, avete buon gioco,
ed estro scafato,
a plasmarlo manipolando,
tra sensazionalismo e pietismo,
presso ogni fatto,
leccume e delitto,
squadernato e descritto
in modo così compiaciuto
e ben circostanziato.
E riuscite a farlo, va detto pure,
col gusto per la sfumatura…
Siete il cancro della libera scelta!,
il terrorismo della cultura!,
la feccia del consorzio civile!,
mentre ci allungate la colletta,
del vostro disonesto ribadire,
che il popolo è sovrano ed informato,
porta corona, ed è sacra oltre ogni dire;
ma dico io, è corona d’oro in stagno cambiata –
col dubbio privilegio, di questo vostro grufolare,
che certo non le aggiunge attributo.
Da voi per primi, prendo distanza volentieri,
che vi spendete a minimizzar ciò che è enorme,
e truffaldini, esaltate, quel che al potere e più conforme,
procurandogli fedeli a stampi sempre uguali,
individui eteronomi e asserviti a un’ideologia deforme,
che son del sistema, passivi gregari.
Questa la terra della devastazione,
ed è terra anche vostra,
abbuffatevi finché vi dura la festa:
è abbondante di che in concreto
v’è abbondanza
e difettante di tutto il resto,
e c’è chi di questo resto fa astrazione…
c’è chi ne fa astrazione,c’è chi ne fa divieto,
col vostro abietto contributo interessato.

Massimo Triolo

Massimo Triolo
"Meglio regnare all'Inferno,che servire in Paradiso"

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