di Vito Tripi


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Casa dolce casa! Quante volte rientriamo alla nostra magione, dopo una giornata intensa, e siamo ben lieti di toglierci le scarpe e buttarci sopra la nostra poltrona preferita. Però cosa accadrebbe se le pareti della nostra abitazione iniziassero ad essere soffocanti, se la calma del nostro focolare divenisse un incubo? Ed è proprio questo ribaltamento di ruoli che rende uniche le storie di case infestate. I libri e i film non si contano sull’argomento, specie il più recente stile mockumentary, però sono sempre più contento quando ad aprire porte su questo genere sono autori nostrani tramite case editrici indipendenti. E’ il caso di Fabrizio Valenza che per la GDS ha lanciato il progetto delle 7 case ossia sette libri inerenti sette case infestate il tutto ambientato a Verulengo. Finora sono uscite due storie “La porta sbagliata” e “P.S. I love you” e di prossima pubblicazione il terzo volume.

Valenza con le sue storie apre una nuova via all’horror made in Italy e regala una nuova prospettiva al mondo delle case infestate. Ma senza aggiungere troppo lascio la parola all’autore che ha risposto ad alcune nostre domande.

 

Le case infestate sono ancora un "ever green" della letteratura horror?
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Dipende dal modo in cui le si tratta. La casa infestata non è altro che uno dei topoi classici della narrativa di genere, oscillante tra l'horror e il gotico. Nella letteratura c'è ben poco di originale, ormai, se non lo sguardo dell'autore e la sua capacità di tirar fuori un coniglio dal cilindro. Per quanto mi riguarda, i miei romanzi della serie Le sette case non partono dall'assunto dell'infestazione, quanto da quello della soglia tra i mondi, simboleggiata da porte o barriere di vario genere.

 

Quando e come è nato il progetto delle 7 case?

Il progetto nasce all'inizio del 2011 da un confronto con Mauro Fantini, allora collaboratore di Editrice GDS. Gli proposi una serie di volumi brevi ambientati tutti in quella Verulengo nella quale si erano già svolte le vicende al centro di Commento d'autore. L'idea era di riprendere luoghi e personaggi già nominati in quel romanzo e di sviluppare storie autonome, che dessero l'idea di come una forza malvagia e molto antica si stesse ritagliando il suo percorso tra gli abitanti del paese. Il background era già stato preparato con Commento d'autore, perché in quel romanzo si racconta la storia di come il paese non abbia mai superato i 2.500 abitanti. Un evento disastroso e tragico ha sempre posto argine alla crescita demografica della cittadina nell'intero arco della sua presenza sulla terra.

 

A breve nei cinema avremo il remake de "La casa" che ne pensa?

I remake non mi piacciono quasi mai, soprattutto per il concetto che sta alla base: riadattare per i tempi moderni un'opera del passato. La versione più conosciuta è un cult del cinema horror, e sebbene ormai possa risultare divertente per i più, mi viene da scrollare le spalle e dire: fa parte del mondo horror, si ride ma riesce comunque a trasmettere un brivido. Il remake rischia sempre di venir messo a confronto con ciò di cui è remake, mentre ogni film dovrebbe essere apprezzato per ciò che è in sé. Piuttosto, preferisco operazioni tipo "Quella casa nel bosco", che strizza l'occhio a molti film horror, imbastendo però un approccio del tutto differente.

 

La sua Verulengo è un pò una Castle Rock italiana...

In effetti credo di essere giunto all'idea di Verulengo passando attraverso Castle Rock, ma non per puro spirito d'emulazione. Stephen King è indubbiamente uno dei miei autori rappresentativi della narrativa mondiale degli ultimi decenni, ma Verulengo nasce da un incontro forse felice: la tradizione delle cittadine "malefiche" tipiche del gotico anglosassone e il tessuto socio-culturale delle nostre province italiane, così inquietanti in molte delle loro manifestazioni di vita quotidiana. Un mio pallino è sempre stato quello di coniugare qualunque scrittura in un linguaggio narrativo inserito nella nostra cultura, civiltà e modo di pensare. Un autore italiano deve scrivere "italiano". Altrimenti rischia di essere pura emulazione o un esercizio di stile.

 

Amithiville, Hill House, Casa Velasco quanto questi capisaldi hanno influito nel suo lavoro?

Credo nessuno, o forse tutti. Mi spiego: Amityville è l'unico esempio di casa posseduta che fa parte della mia infanzia, assieme all'Overlock Hotel di King nell'accezione di Kubrick. Forse gli altri due esempi di casa "strana" presenti nella mia infanzia sono il sinistro ma divertente maniero della Famiglia Addams e una casa abbandonata che si diceva abitata da spettri vicino al mio quartiere d'infanzia. La narrativa horror arriva piuttosto tardi nella mia vita mentre la cinematografia è presente da quando ero piccolo. Distinguere in che modo abbiano influito quei capisaldi sulla mia fantasia di bambino - dalla quale deriva direttamente la mia fantasia, anche quella horror - da ciò che è invece solo frutto della mia immaginazione è davvero cosa ardua. Sono convinto che ogni scrittore capace di pescare direttamente nel suo inconscio possegga tutti gli elementi per creare la sua casa degli spiriti, anche se non dovesse averne mai letto nulla.

La porta sbagliata, primo volume della serie, fa riferimento a un fatto realmente accadutomi, anche se poi la mia fantasia l'ha trasfigurato in qualcosa di più completo e spaventoso. Altri riferimenti alla mia infanzia o alla mia vita quotidiana sono presenti in alcune delle storie successive, a dimostrazione che non è necessario rifarsi ad altre storie per imbastirne di nuove. La nostra realtà quotidiana è più che sufficiente. In effetti, mi piace parlare di "horror del quotidiano".

Vito Tripi
Vito Tripi

Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”

Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”

Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.it

Cura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”

Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”

Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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