-          Credo che tu sia un cattivo esempio per nostro figlio.

Le parole di mio marito mi hanno fatto più male di uno schiaffo in pieno viso. Ricordo ancora che sono rimasta a bocca aperta, con la sigaretta sospesa a mezz’aria.

-          Ma di che stai parlando?

-          Dei tuoi innumerevoli vizi. Dovresti smettere. O quantomeno limitarti tutto qua.

-          E quali sarebbero i miei vizi?

-          Fumare ad esempio.

Senza pensarci ho dato una boccata più lunga del solito, tanto lunga che il filtro mi si è infuocato e alla fine l’ho spenta con rabbia nel posacenere.

-          E da quando il mio fumare è di cattivo esempio?

Lui mi fa spallucce e senza nemmeno guardarmi negli occhi prosegue.

-           In realtà da sempre, ma soprattutto ora che comincia ad essere grande, beh, credo che dovresti evitare di fumare davanti a lui.

-          Ah, perché lui è grande. Non perché tu hai smesso di fumare.

-          Il fumo fa male.

-          Infatti mi sembra che da quando è nato ci limitiamo a fumare fuori casa,   reclusi in questo balconcino, al freddo e al gelo in inverno e al caldo asfissiante in estate.

-          Non vuoi vivere più a lungo?

Per tutta risposta ho aperto il pacchetto di Chesterfield e ne ho tirata fuori un’altra.

-          Ma che fai te ne fumi un’altra?

-          Beh, lui è a scuola, stavo pensando di fare il pieno di nicotina, così quando lui  torna a casa io potrò recitare la parte della mamma senza vizi. Ah, scusa, prima che mi ritrovi ad essere un cattivo esempio per mio figlio, quali altri vizi credi che dovrei diminuire?

-          È da qualche giorno che ci penso su e ho trovato che dovresti eliminare dalla tua e dalla nostra alimentazione fritti e bibite gassate, smettere di mangiare cioccolata a tutte le ore del giorno e della notte e smettere di andare a farti aperitivi un giorno sì e latro pure con le tue amiche portandoti dietro il bambino. Dovresti avere più cura di te e non mangiarti le unghie fino a farti uscire il sangue e magari fare attenzione al tuo lessico troppo colorito quando ti lasci andare o bevi un bicchiere di vino di troppo. Come pretendi che lui parli italiano se tu te ne esci con certi sfonnoni?

-          Sfonnoni è italiano?

-          Però ci sta bene.

-          Beh, vedo che negli ultimi giorni hai avuto di che pensare.

-          Ci sei rimasta male?

-          Oh no… ma che dici! Mio marito dopo cinque anni di matrimonio e tre di fidanzamento mi dice che devo eliminare vizi, cambiare abitudini e possibilmente lessico. Il tutto in nome del futuro di mio figlio. Mi hai appena detto che come madre faccio schifo, ma io non ci sono rimasta male. No, certo che no.

Lo lascio sul balconcino entro in casa e apro una lattina di birra. L’ingollo fino all’ultimo sorso, poi vado in camera da letto apro il suo armadio e senza proferir parola gli preparo le valigie.

La casa e il figlio mi spettano di diritto, nonostante le sigarette, le bibite frizzanti, i fritti e il lessico pieno di sfonnoni.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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12 Commenti

  1. Speriamo solo che i giudici la pensano diversamente, e che quel figlio non sia un suo diritto...
    anche se in italia ho paura che... :))

    • ma in questo racconto ho descritto il peggio della coppia... una lei che fors eil suo peggior difetto è non sentire e non mettersi in discussione, altro che sigarette... questo lo trovo il cattivo esempio in assoluto... e un lui a cui certo non si può dire brilli di tatto... e in Italia... beh, il figlio è un diritto come la casa che tendenzialmente spetta alla madre anche se le cose stanno cambiando...

    • ma in questo racconto entrambi i protagonisti certo non si può dire siano caratterizzati per i loro pregi. Ho voluto mettere in evidenza i lati scuri... e lei beh, credo che il peggior difetto sia il non voler sentire e il non voler mettersi in discussione. E questo, beh, è un cattivo esempio molto più di sigarette e aperitivi....
      e lui certo non si può dire che abbia tatto nel dire le cose!!!

  2. speriamo che le cose cambiano e che ci sia un po più di "eguaglianza" nei diritti di tutti e due :))
    Per il resto, sarà che a 36 anni inizio a pensare ad avere dei figli (e sarebbe ora :DD ) mi chiedo spesso che esempio sarò io a dargli, che cosa gli racconterò del mio passato quando me lo chiederà? e quello che dovro dire e non dire, fare e non fare??... sembra facile, ma non è diffcile diceva mia nonna :))

  3. Si! ... questi discorsi si sentono in giro ..... certo! ...... è una coppia un po' precipitosa e maldestra ! ... se dopo una discussione (anzi un inizio di discussione) lei prepara le valige a Lui .... a quest'ora io sarei sulla Luna e mio marito su Marte .... Penso proprio che l'esempio da dare non c'entri con il fumare o meno .... c'è gente che non fuma eppure da esempi peggiori! ...... meglio non farsi troppe domande, essere se stessi e l'unica cosa da dare ai figli è l'amore ...... 🙂

    • Certo Giusy se la coppia scoppia per un diverbio simile qualcos'altro non va... non si fanno le valigie per così poco... se ci si ama e credo altresì che se ci si ami davvero allora si è anche pronti ad un confronto... e la penso come te, al di là delle sigarette, di cattivi esempi ce ne sono ben altri... ma come dice una mia amica... meglio cominciare dalle piccole cose!!!

  4. Un marito troppo attento al figlio e poco alla moglie. Questo racconto riporta, tra le righe, un grido di aiuto che una moglie rivolge al compagno, è un grido muto ma che dice molte cose.
    Tutta la sofferenza che questa donna si porta dentro si manfesta attraverso quell'auto lesionismo che caparbiamente lei ostenta come provocazione.
    La sua disperata richiesta di auito affonda nella disillusione e la porta ad una scelta distruttiva:
    Lasciare il marito affermando che la casa e il figlio le spettano di diritto.
    Un racconto pieno di sofferenza che porta all'estremo un quadro familiare problematico.
    La realtà, però, a volte supera la fantasia purtroppo.

    • Ci si nasconde dietro ad un dito a volte. Le problematiche di una coppia in nome di ciò che è bene per un figlio. Tremendamente reale questo spaccato di vita dove non si pensa all'altro ma solo a sé stessi. Grazie per il tuo commento. E speriamo solo che una volta rimasta sola la protagonista si renda conto che in fondo forse anche lei si nasconde dietro sigarette e alcool. E magari riscopre il meglio di sé.

  5. Mariella, il verde di queste parole che maturano fino alla ruggine dell'autunno quando tutto decade muore. Vivere le stagioni come un amore sa fare e poi ritrovarsi così a mezz'aria con mezza sigaretta che si consuma come una amore non compreso.
    Sergio Aquilone delle Parole

  6. Ho sempre pensato alla scrittura come un'abilità particolare nel caratterizzare personaggi, situazioni, cose, spesso lontani da noi. Creare personaggi fortemente non condivisi dal lettore è arte piuttosto difficile; più facile sarebbe costruire personaggi che creino complicità o riconosciubilità in chi legge e quindi suscitino la sua approvazione.
    Per questa ragione ritengo questo racconto un esempio concreto di scrittura creativa.
    Allontanarsi dal personaggio consente (secondo me) a chi scrive di non essere troppo presente come autore.
    Ho letto e ho gustato dettagli, passaggi, descrizioni, modi. Alla fine avevo un senso generale di fastidio sia per lui che per lei.
    Scrivere senza cercare l'approvazione e evitando trucchi per accalappiare il consenso del lettore è arte difficile riservata a pochi.
    E tu... sei pochi! 🙂
    P.

  7. Sì Pierluigi, per me scrivere è sperimentare oltre che il mio modo per elaborare e magari espellere le emozioni che in sovrabbondanza mi vivono. Nel bene come nel male. Trovo fantastico creare personaggi e situazioni non piacevoli, stridenti con quello che è "l'esempio" in cui il lettore si immedesima, si sente parte. Irritanti e ancor meglio se irriverenti. Credo che i personaggi migliori siano proprio questi.

  8. Ser­gio l’amore ai nostri giorni è sempre più qual­cosa di astratto, par­liamo lin­gue incom­pren­si­bili e fac­ciamo guerre pur di sal­vare… solo il nostro amor pro­prio… ma tutto que­sto è di tale squal­lore… ma quando si ama non ci si mette forse in discussione?


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