Non ce n'è uno che ritorni

Uscì da uno dei bagni a schiera dell’ufficio. Silenzio attutito e la fredda luce bianca del neon.

Si accostò ad uno dei cinque lavandini allineati sulla parete di fronte, per sciacquarsi le mani e la faccia. forse lo avrebbe aiutato a svegliarsi dal suo torpore.

Si specchiò, fece una smorfia a se stesso.

Flash-back.

Un istante già visto, già vissuto. Le stesse cose: una pisciata, sciacquarsi le mani, una boccaccia allo specchio.

Quando era stata l’ultima volta? La settimana scorsa, un paio di mesi fa, l’anno precedente?

Non poteva dirlo...

Chiuse il rubinetto, appoggiò le mani ai lati del lavandino e si fissò nello specchio, i suoi occhi dentro gli occhi come a provare a leggersi dentro.

Stava sprecando il suo tempo? Stava lasciando la vita scivolargli addosso?

L’amara constatazione di non potersi rispondere come avrebbe voluto si annidò lucida e pesante nella sua testa.

Passò al vaglio quella giornata, poi quella precedente e così a ritroso. Quasi subito si accorse di non ricordarsi che cosa avesse fatto solo pochi giorni prima, la settimana scorsa, i mesi passati.

Giorni su giorni messi in fila, uno dietro l’altro da diventare uno solo: monotono, piatto, banale.

Giorni lavorativi, fatti di stress e noia. Poi forse un salto in palestra, andare a fare la spesa, tornare a casa; e poi cucina, lava, stira, un film alla televisione visto di traverso mentre era concentrato a navigare.

Tempo ad ammazzare il tempo, ecco che cosa erano tutti i suoi giorni. giorni di routine che scompaiono dalla memoria non appena sono stati vissuti. I giorni di quell’anno come di quello precedente, come i dieci anni di lavoro, i 5 dell’università, tutti quelli della scuola...

Quasi 40 anni,  circa 15.000 giorni vissuti ...

Cosa ricordava di tutto quel tempo? Quanti giorni avevano lasciato veramente traccia nella sua memoria? Quanti giorni, nell’esistenza di un uomo, sono alla fine degni di nota?

Sorrise amaramente continuando a guardarsi dritto negli occhi e constatando che erano solo una piccola, piccolissima percentuale. E anche quelle che aveva creduto belle giornate, erano adesso solo offuscate fotografie, istantanee di momenti senza però ricordare completamente cosa fosse realmente successo.

Forse avrebbe dovuto iniziare a stilare una lista, provare a rimettere insieme tutti i pezzi dei suoi ricordi.

Per trovare una ragione, per convincersi che dopo tutto ne era valsa la pena, qualcosa che giustificasse tutto quel rincorresi di monotone giornate in attesa di una importante.

Forse avrebbe dovuto cercare di rendere ogni giorno eccezionale.

O forse avrebbe dovuto smettere di curarsi del tempo, perché ogni attimo vissuto viene irrimediabilmente dimenticato.

La porta si aprì ed entrò un suo collega.

“Che vuoi darti un bacio?” disse sorridendo.

Scoppiò a ridere , e riprese a sciacquarsi le mani.

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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9 Commenti

  1. Il contenuto intriga, la forma (azzardo) un pochino più curata?Comunque si vede che c'è un buon mondo interiore...

  2. Bello squarcio di vita e di pensieri comuni a tanti, mi è davvero piaciuto Manuel... ben scritto a mio parere, brillante il finale!

  3. Sì, ogni giorno ha valore. Rendiamocene conto adesso, subito. Non aspettiamo domani. Stasera buttiamo nel sacco della spazzatura tutto quello che sciupa pensieri e cuore.
    E ricominciamo a respirare con l'anima.
    Bravo Manuel

    • Grazie Mari
      e penso che, nonostante la vita di tutti i giorni provi a soffocarci, tornare a far respirare la nostra anima sia l'unica soluzione possibile per vivere e non solo esistere ...

  4. Manuel in questi giorni pensavo proprio questo: al ritmo frenetico di una vita che ti inchioda a passare ore e ore della propria vita a lavorare. Un lavoro che il più delle volte nemmeno ci piace, come se poi, il resto del tempo possa essere dedicato a ciò che ci piace. Non è così. Quello che passa non ritorna e senzaq che ce ne accorgiamo eccdo che arriviamo agli anta... quanto tempo ci rimane da viverE? Dove per vivere intendo vivere quegli attimi per cui valga la pena stilare una lista.

    • Ne stavamo parlando qualche giorno fa su fb, e io ci stavo pensando da un po di tempo....
      Quanto tempo sprechiamo nel corso di una vita? gli anni imposti dall'educazione scolastica, poi prima c'era il servizio militare, poi il lavoro....in attesa di una pensione per ...vivere?
      No, penso che dovremmo prenderci prima quello che ci spetta ... o almeno provarci 😉

  5. Bello e incredibilmente realistico...pensare che c'è gente che vive una vita intera di corsa e quando se ne accorge è oramai troppo tard i;)


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