Celine

Certo che ho cono­sciuto Celine. Mi disse quel vec­chio. Avevo forse 18 anni a quell’epoca. E avevo una zia che abi­tava a Meu­don. Mi aveva invi­tato a pas­sare due set­ti­mane di vacanza. Così, per visi­tare Parigi.

Personaggi e luoghi, pensieri ed emozioni, passato presente e futuro raccontati attraverso le parole dei nostri autori con linguaggi e stili diversi.

Dopo quat­tro o cin­que giorni che mi tro­vavo lì, ini­ziai a sen­tirmi poco bene. Mi sve­gliai al mat­tino con la nau­sea. Mi girava anche la testa. Poi comin­ciai a vomitare.

La zia chiamò il loro medico di fami­glia. Chi si ricorda come si chia­mava. Bou­lard. Forse. Mi disse che era stata un intos­si­ca­zione. Mi diede delle bustine effer­ve­scenti e mi disse di met­termi la borsa dell’acqua calda sullo stomaco.

Sem­brò che pas­sasse ma il giorno dopo rico­min­ciai a vomitare.

La zia mi portò da un altro medico. Dovete sapere che allora quasi tutti i medici erano esistenzialisti.

Mi dice­vano: è nor­male. E mi face­vano un sacco di domande sul mio futuro. Pas­serà. Prenda que­sto tre volte al giorno lon­tano dai pasti.

Ma io con­ti­nuavo a vomitare.

La zia decise allora di farmi vedere dal Dot­tor Celine. Nes­suno si fidava più di lui. Per via delle sue idee era caduto in disgra­zia. Viveva in una casa sporca, piena di gatti e di cani. Si por­tava sem­pre appresso un pap­pa­gallo di nome Toto. Dicono che avesse sem­pre la barba incolta.

Quel giorno invece era rasato e pro­fu­mava di dopo­barba francese.

Aveva un paio di pan­ta­loni di fusta­gno verdi. Un gilet mac­chiato e una cami­cia dal collo liso.

Fece qual­che domanda, par­lando mezzo fran­cese e mezzo ita­liano; quando par­lavo sem­brava più inte­res­sato alla mia lin­gua che si muo­veva che alle cose che dicevo. Me la guardò a lungo, la mia lin­gua. Pareva inte­res­sato solo a quella. Esa­minò la patina bian­ca­stra che la rico­priva. Men­tre mi visi­tava ricordo che disse qual­cosa del tipo: Quando ci si sof­ferma per esem­pio sul modo in cui ven­gono for­mate e dette le parole, quasi non resi­stono le nostre frasi al disa­stro del loro arredo di bave.

Mio caro ragazzo, é più com­pli­cato e più penoso della defe­ca­zione il nostro sforzo mec­ca­nico di conversare.

Distrat­ta­mente poi mi palpò la pan­cia. Ma si vedeva che stava pen­sando ad altro.

Tornò alla sua scri­va­nia, di fronte alla fine­stra. Mi dava le spalle. Stette a lungo in silen­zio. Sca­ra­boc­chiò qual­cosa su una ricetta. Si alzò e si girò per por­germi il foglio. Senza più dire nulla. Tornò imme­dia­ta­mente alla sua fine­stra. La sua fine­stra sul mondo.

Non volle essere pagato.

Sa una cosa? Non riu­scimmo mai a capire se su quella ricetta avesse scritto cru­di­tés o cru­dité, ver­dure crude o crudeltà.

Comun­que sia, il vomito passò da solo dopo qual­che giorno. Passò per­ché doveva pas­sare penso io. Fre­gan­do­sene di tutti i medici. Celine compreso.

Passò anche la nau­sea. Pas­sa­rono anche Sar­tre e le sue idee.

Quando tor­nai a casa mi dimen­ti­cai di Celine.

Solo molti anni dopo lessi Viag­gio al Ter­mine della Notte.

E’ dav­vero dif­fi­cile com­pren­dere fino in fondo Celine. Anche se, alla fine, le cose pas­sano da sole. Prima o poi.

9 Risposte “Celine”

  1. mariellamusitano

    ma quanto mi sei man­cato Marco? Tanto. Tanto mi sono man­cati i tuoi scritti che come sem­pre sanno farmi sor­ri­dere magari a volte con un retro­gu­sto amaro, altre volte no.
    Spero di leg­gerti ancora e ancora…

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  2. Nevrotico Alchemico

    In effetti si,

    le cose pas­sano da sole se le lasci stare…se le lasci andare.

    Bel rac­conto!

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  3. Giusy

    Ridendo e scher­zando il grande Marco rie­sce anche ad offrirmi cul­tura e infor­ma­zioni in più che arric­chi­scono la mia mente .….…. molto spaziosa! .….

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  4. Marisa

    molto spesso le cose pas­sano da sole e rimane il dub­bio se si sia trat­tato di sug­ge­stione della mente.
    Bel racconto!

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