Ceneri (Il ricordo di lei)

Racconti Selene Porcaro

Era così, si era voltata credendo che rivederlo riverso a terra sul pavimento per l'ennesima volta, le facesse finalmente venire la voglia di chiudere per sempre quel capitolo. Non smetteva di sanguinare eppure continuava in un flebile movimento, senza scomporsi: batteva suoni vitali in un linguaggio tutto suo, sconosciuto ai tanti e decisamente scomodo per molti. Era solo, così dilaniato e squarciato, che nemmeno un tentativo di rianimarlo poteva servire a qualcosa. Lo guardava lei, in piedi vicino alla porta della camera e non sapeva cosa fare o dire. Lei che pensava di aver visto tutto quello che poteva vedere di lui, che lo conosceva da tutto quel tempo, sperava solo che morisse. Lo sperava con tutta se stessa, convinta che solo quello era il modo per salvarsi. Allora decise di finirlo lei quel lavoro, quel lavoro che qualcuno aveva iniziato con molta maestria, andandosene dal niente e nel niente, lasciandolo lì, solo, con il suo sangue e le sue ferite...in una lenta agonia, che durava da un tempo che non si collocava più con precisione nei suoi pensieri. Da quando tempo era così ridotto? Secondi, minuti, ore, giorni o mesi? Non se ne rendeva conto...era tutto come racchiuso in una bolla d'aria. Si avvicinò e lo trafisse al centro, entrandogli dentro , con la mano sinistra stretta in un pugno per farsi spazio. Sentiva il calore sulla mano e il sangue scorrerle tra le dita chiuse. Le unghie le stavano tagliando la carne, strette in quella morsa, ma lei stringeva il pugno per farsi strada in quell'ammasso di macerie e sangue. Quando ebbe la sicurezza che la sua mano fosse del tutto entrata la aprì come se aprisse un ventaglio ed inizio a tastare : cercava lei. Cercava lei dentro di lui. La cercava in quei corridoi segreti, in quelle valli infuocate, in quei laghi di sangue, ospiti di vita e morte. Cercava il suo ricordo, il suo sguardo, le sue mani, il suo profumo. Cercava tutto di lei e sapeva che era tutto racchiuso nel labirinto più profondo e protetto. Iniziò ad agitare la mano, i movimenti erano convulsi e rabbiosi e sempre più disperati. I suoi battiti rallentavano ed anche il sangue poco a poco si stava esaurendo dentro di lui. Decise per assurdo che era meglio bruciarlo, che non si poteva concedere il lusso che lei facesse di nuovo capolino nella sua vita e con una fermezza glaciale lo cosparse di alcol e con l'accendino che proprio lei le aveva regalato gli dette fuoco. Rimase immobile a guardare come la parte di se stessa che aveva amato di più bruciava per sua stessa mano. Rimase immobile a guardare come quell’ ammasso di muscolo e sangue, che aveva racchiuso tutta la sua vita (e con essa anche lei), stesse lasciando il posto ad una poltiglia bruciata che sarebbe divenuta cenere. Sapeva che alla fine non le sarebbe rimasto altro da fare che raccogliere quelle stesse ceneri ed andarsene. Aspettò che fuori piovesse per uscire senza ombrello e cospargersele sulla testa, cosicché la pioggia gli e le potesse sciogliere addosso. Camminò a lungo tra i vicoli deserti di una notte piovosa, fondendosi col suo cuore e col ricordo di lei divenuti ormai cenere sul suo corpo.

Selene Porcaro
Selene Porcaro

Era l’11 agosto del 1979 quando mia madre dopo dieci giorni di “travaglio” riuscì a mettermi al mondo all’ombra della Torre Pendente nella città di Pisa. Provengo da una famiglia con origini campane,molto numerosa e chiassosa ma che non cambierei mai con nessun’altra al mondo. Dopo le scuole medie nella cittadina in cui vivo ho frequentato il Liceo Classico a Pisa per tre anni per poi abbandonare tutto e mettermi alla ricerca di una me stessa che forse non avevo mai perso. Dopo vari lavori ho deciso di frequentare il corso per Operatore Socio Sanitario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e dopo la qualifica,presa nel dicembre 2010 lavoro da circa un anno con gli anziani. Ho iniziato a scrivere a otto anni,una sera guardando fuori dalla finestra della mia camera,molte cose sono cambiate nel paesaggio circostante ma la mia passione per la scrittura mai. Non potrei vivere senza scrivere,senza fare fotografie,senza ascoltare musica e senza leggere:questi sono i pilastri fondamentali della mia esistenza. Credo nella giustizia e nella lealtà,dico sempre quello che penso e lotto per le cose in cui credo. Amo la mia famiglia ed i miei amici ma soprattutto i miei numerosi nipoti. Ringrazio Dio o chi per Lui per avermi concesso questo meraviglioso dono che è la Vita.

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4 Commenti

    • All'inizio ho creduto fossero due i protagonisti, il primo, il carnefice e il secondo, l'agonizzante, colui che muore. L'ho creduto fino a quando non ho letto l'ultimo verso e lì mio è sorto il dubbio che a morire fosse lei stessa.

  1. In realtà è lei stessa la carnefice di se stessa. Diciamo che non è proprio morta. è in un limbo. Ha ucciso il suo cuore.


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