L’annunciano note d’ottone in minore,
una piccola sbandata banda musicale
a rincorrere il proprio tempo, e la morte,
con un’Ape zeppa di fiori freschi,
ordinati in primaverili corone ai lati,
apre scarburata il greve corteo grave che
si allontana dalla chiesa madre in gregge.
Uomini opachi col cappello in mano
e donne a mezz’asta coi visi senza facce
lo muovono ossequiosamente: profumano
ancora d’incenso i cardigans e le giacche
accomunati nel colore dal saluto estremo;
l’aria già sa di gelsomino, di verde frumento.
Singhiozzi ripetuti stanno poco dietro
all’orlo di pizzo di una tonaca accelerata
appresso a una macchina nera, luccicante,
ultimo modello per il gioiello di cassa
sistemata dietro al vetro splendente di dietro.
In prima fila marcia immacolato il dolore,
in seconda la stima e in terza il dovere.
È un dolce sabato d’inizio primavera;
il sole è il solo lenzuolo dei gatti, delle prede,
il silenzio è lo stesso vento di nomi interrati,
già stati, ciascuno, una storia compresa
tra due uniche date al camposanto in attesa.
Un tepore cercato corteggia le spalle,
tanto che il tragitto potrebbe farsi in gita.
Qualcuno, dalla quarta linea in poi,
si lascia infatti indovinare la mente
a ripassare giocate attente e nuovi sistemi,
perfette combinazioni di numeri imprecisi
per gli stessi buoni progetti vittoriosi,
formulati la settimana prima, campati
in aria prima della settimana prima…
Qualche altro figurante è già arrivato altrove:
una donna legge prezzi al centro commerciale,
il suo vicino infilza vermi nella pesca domenicale.
D’altronde a che val piangere la morte altrui
quando si sa di non poter pianger la propria?
Così c’è posto anche per certe classifiche:
alcuni conoscenti del defunto dal fondo della coda
a giudicare i culi più sodi e appetibili contro
le caviglie più sensuali delle file scure avanti.
Del resto, chi non sa che non sarà per sempre
non si preoccupa di saperlo affatto e vive.

Giuseppe Sanalitro
Giuseppe Sanalitro
Giuseppe Sanalitro è nato nel 1974 a Piazza Armerina (En). Diplomato in pianoforte (sotto la guida di MariaFranca Turchio Roccella, scuola Ziffer Conservatorio di Palermo), è impegnato nell’attività musicale in veste di pianista, docente di strumento e storia della musica, di esperto per enti ed associazioni, premi e festivals. D'ispirazione minimal-impressionista è la sua composizione. Nel campo letterario ha esordito con la silloge “L’equilibrista” (Il Filo). Vincitore e finalista in più premi letterari (tra gli altri: Racconti Nella Rete, Genti, Terra Dei Ciclopi, Franco Rosa, Verba Agrestia, Tindari-Patti), è presente in diverse antologie, riviste di settore, quotidiani on-line e siti web con liriche e racconti. Di un suo soggetto, vincitore unico del Premio Racconti per Corti 2010, dalla Scuola di Cinema Immagina (Fi) è stato realizzato un cortometraggio del quale ha curato anche le musiche oltre alla sceneggiatura. Essenziali Essenze è il suo ultimo lavoro poetico (Centro Studi Tindari patti Editore, 2010).

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7 Commenti

  1. Oh! Era ora!

    Questo già mi piace....soprattutto il finale.

    N.A.

    • Quell'esclamazione iniziale pare essere una degna seconda conclusione, dal momento che, a conti fatti, di defunto si è trattato nei versi.
      Quanto al piacere, il corteo ringrazia tutto.

    • Vera generosità il tuo aggettivo scoppiettante.

  2. Manuel, grazie moltissime. Ho sempre apprezzato la lettura, così chi legge. Fin troppi pensano di scrivere senza mai spendersi su pagine altrui; davvero è questo portale un buon rifugio.


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