Da "ALL'OCCHIO" seconda parte

Racconti Manuela Catania

Massi è tranquillo. Contento lui…io l’ho avvisato. Che poi non si lagni se dovesse succedere qualcosa. C'ho già l'ansia. Lui dice che non mi devo preoccupare, che questa è una fissa mia che devo cercare di superare, che se poi un favore non lo chiede a me a chi lo deve chiedere, che allora sennò gli amici a che servono,  che tutti sti soldi buttati dal neurologo a qualcosa dovranno essermi serviti e che dovrei saperlo che Giulia si fida di me più che di lui. Appunto. Vabbè.

Giulia lo accompagna da me per le nove. Ho comprato un pollo nella rosticceria di via Foligno con delle patate abbrustolite che avevano un bell’aspetto e due belle Morettoni ghiacciate.

Metteremo su uno di quei film che conosciamo a memoria. Giusto a far da sottofondo. Tipo Scarface, Carlito's Way. O al limite Amici Miei. Birretta. Ci spalmeremo sul divano a mangiare coi piatti sulle ginocchia mentre lui con la bocca unta attaccherà con l’ennesima versione del ricordo di me e lui a Cuba in calzoncini Guru. Gli darà una sfumatura differente dalle volte precedenti, a seconda dell’umore. Mi dirà che dobbiamo tornarci prima che muoia Fidel che ormai c’ha la sua bella età, che allora lì cambierà tutto. Che tanto prima o dopo Giulia diventerà più pressante con sta storia del bambino e che ChiE'LuiPerNegarleLaMaternitàELìSìCheSonCazziPerchéDaAlloraInPoiAltroCheCubaDueCalciInCulo . Io fingerò di avere ascoltato un ragionamento assolutamente plausibile e sensato, farò AHA con la testa e con la voce, mi sporgerò verso il tavolino di legno davanti al divano per intingere i pezzi più secchi del pollo prima nel barattolo della senape poi in quello della maionese poi nella vaschetta col ketchup,   facendo attenzione a non sbagliare sequenza e lui mi dirà che mangio sempre come un’animale. Che sono il solito psicolabile con la mania del masochismo alimentare. Rideremo.   Mi chiederà come va con Eli, e alla mia solita risposta sfuggente  farà AHA con la testa e con la voce e solo per introdurre l’argomento sul quale vorrà autoconvincersi   che  risulterà poi essere il vero fulcro della serata: conDesiallafinenonsifanient’altrochescopareilmiofuturoèconGiulia . Amen. Per le dieci andrà via e dopo aver fatto il possibile per estrorcermi rassicurazioni, si laverà i denti col mio spazzolino, si spruzzerà abbondanti dosi del mio profumo che io centellino  da sempre e svolazzerà cinguettando fuori dalla porta per dare inizio alla sua latitanza nonché alla mia copertura. Posso farcela. Spero. Che poi non devo fare altro che le mie solite cose. Non c'è nulla da fingere. Nè necessariamente dovrò raccontare balle. Mica è detto che Giulia chiami, e se dovesse farlo, male che vada, fingo di non aver sentito il telefono. O metto la cornetta fuori posto.   Farò così . Massi e i suo cacchio di intrallazzi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                 2

Citofono. Prima una volta. Breve. Potrebbe benissimo essere la pubblicità in buca. Seconda volta. Non è la pubblicità in buca. Qualche secondo di attesa. Resto paralizzato nel letto con la bocca ancora impastata. Ascolto il silenzio dell'attesa. Un raggio di sole filtra dalle persiane e  tipo spada laser mi trapassa la fronte inchiodandomi al letto. L'intero corpo è in stand by. Tranne gli occhi. Quelli si sono spalancati immediatamente. Al primo trillo. Immobile. Magari mi mimetizzo con le lenzuola e vanno via. Terzo trillo. Prolungato. Segue immediatamente il quarto, anche più lungo. CristoSeUnoNonMiRispondesseAlSecondoColpoMiPasserebbePerLaTestaChePossaNonEsserciNessunoNo? Passano i secondi e non mi sono mimetizzato. Mi trema l'occhio. Destro. Sempre lui. Quinto trillo. Sesto. Devo rispondere. No. Non devo rispondere. Butto uno  sguardo verso il display dell'orologio sul comodino. Le dieci. Mi trema l'occhio. Che faccio. Chiamo Massi. Scosto le coperte, rotolo sul letto e  con un salto sono in piedi. Mi trema l'occhio. Vado verso il telefono e nel tragitto lascio il mignolino del piede sinistro contro lo stipite della porta  della camera. Bestemmio. Alzo la cornetta. 3391564616. IlClienteDaLeiChiamatoNonE'AlMomentoRaggiungibile . Fanculo. Settimo. Al settimo è Giulia. Sicuro. Sa che sono qui. Ora le rispondo. Fanculo Massi fanculo. Metto giù la cornetta. Basta. Le rispondo. Fanculo Massi e i suoi cacchio di intrallazzi. Fanculo anche a st'occhio.

-Chièè?

-Ste..SonoGiuliaPassamiMassiAnziAprimiCheSalgoSu

-.....

-Ci Sei??

- SpeGiulia

-Cosa??

-GiuUnAttimoC'HoUnProblemaAll'Occhio

-Stee!CheCazzoDiFineHaFattoQuelCoglioneDelTuoAmicoE'DaIeriCheProvoAChiamrloENonRisponde!

-Giuu!!

-Ohhh!!

-MassiNonC'èGiuliaMassiNonCE’CazzoMassiE'ConDesiMaAllaFineNonSiFaNient’AltroCheScopareEIlSuoFuturoE'ConTe

Cazzo. Tiro un calcio  al muro tanto per rinfrescare la memoria al mignolino. Bestemmio dal dolore. L'occhio è a posto.

Manuela Catania

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