Il problema è che forse col tempo si fa un po’ meno tagliente il dolore
ma il ricordo della felicità non se ne va.
E quando hai quella felicità che assurdamente ancora ti chiama,
ardente stella dentro i tuoi giorni chiari di non sai di cosa…
in quel cielo che faresti di tutto perché tornasse nitido
e senza lacrimare biancore innocente di spine inconfessabili
o vanamente confessate…
ecco, è lì il problema vero. Cosa si fa quando ti chiama ancora?

Come fai a spegnere una stella presente,
a sopprimere il canto del deserto che non muore,
lo spazio sconfinato d’un cielo tuo all’alba
sopravvissuto alle più impietose
notti ed al frastuono ignorante…come fai?

E come fai a portarlo in grembo quasi fosse un bambino…
ancora e non poterlo cacciare perché è tuo…
tuo… come i tuoi stessi occhi…come il tuo stesso odore…
tuo come la lingua e le parole in cui credi
come il vento fra i rami fioriti e i rovi che hai dentro…come si fa?

Come si fa a dirgli non t’amo più…a raccontartela…se pare un sigillo del tuo nome.
Come si fa a sopportarlo…e nel frattempo a fingere di non sentirlo…
attendendo che vada via…e lui invece nella sua chiarezza si rafforza…
mette radici…e persino t’allieta questo dolore?

Spegnimelo. Sii più rabbioso di quanto sei stato, se mai ti è possibile.
Più superficiale, più spietato, più agghiacciante, più ingiusto, più cieco.
Più instupidito dalle cose false in cui ad un certo punto hai creduto,
e dalle bocche dipinte di rosso che pur di averti ti dicono ciò che puoi sentire.
Oppure esci dal tuo buio e svegliati.

Spegnimelo. O condividi i miei passi tenendomi per mano.
E dammi un nome che non sappia di miele acerbo e sale.
Di meravigliosi fiori accennati e spine. Di ali e abissi. Di tutto e niente.
Ma di uomo accanto.

Se proprio vuoi lacerarmi dammi un cristallo, non un vetro opaco.
Fa ch’io possa essere o essere stata la donna. Felice o infelice ma di un uomo.
Dammi un motivo valido per soffrire, o la felicità leale che mi merito.
Può essere stato un uomo il tuo uomo e non aver capito chi sei?
Ridammi il respiro che m’hai tolto, quando mi hai creduta chi non sono,
dandomi in pasto a chi approfittando s’inorgogliva sul male.

Dammi il senso.
Fa ch’io possa sentirmi meno stupida
quando nel nostro letto pulito m’accorgo che ancora ti amo.
Fa ch’io possa sentirmi meno folle
quando entra al mattino un raggio di sole dalle persiane
e penso che è casa nostra e ancora mi giro per svegliarti piano.

Sii cattivo al punto da togliermi il mio uomo dalla mia essenza,
e non solo dalla mia tavola, dal mio ventre o dai miei giorni.
Fallo, tu lo sai fare.
Distruggi l’amore, fallo del tutto, tu lo sai fare.

Dammi un nome per cui valga la pena costruire o piangere, non una maschera.
Dammi un uomo che sa essere anche il mio amico che non mi sventra.
E un sospiro di pace.
O dammi la casa delle tue braccia,
perché da quando non ci sei pare che dormo per strada.

Elena Condemi

Elena Condemi
Elena Condemi
So solo che mi emozionai incontrando per caso un'Olivetti a casa di mia nonna, e non riuscii a lasciarla più. Pareva conoscermi meglio di chiunque altro. E la conservo tutt'ora, proprio come si fa con la propria vecchia e fedele bambola, con la stessa tenerezza..."Lo sviluppo dell'anima è come una poesia perfetta: ha un'idea infinita che una volta realizzata rende ogni movimento pieno di significato e di gioia." Tagore"Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura." Alda Merini"Non ho scritto secondo ragione, Né per fuggire un destino oscuro, Ma per sedurre le stagioni E piacere all’ineffabile azzurro,E per possedere ogni giorno, Senza smarrimento, senza rimorso, E sino al momento della mia morte,Dei diritti infiniti sull’amore..."Anna De Noailles

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6 Commenti

  1. "Dammi un uomo che sa essere anche il mio amico che non mi sven­tra."

    Veramente da sogno eh...peccato svegliarsi....

    • eppure credo che ci siano...che possano esserci

  2. Elena sono senza parole...è la cosA PIù BELLA che hai scritto... da brivido!

  3. Appassionata
    Molto bella

  4. sei fantastica

    • Grazie:)


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