De Quanno Mangiavento Morì Sulla Romea

Me stanno a ‘nzeguì pe’ tutta la Tuscia, ‘sti cornuti, ma nun me prèndeno. Ar Conte de Beauville ij’ho fatto un buco drent’ar còre, e fora dar bosco l’ho accortellato tre vorte: ‘st’infame nun moriva!

 

Trenta monete. Una spada, un cavallo. Imbizzarrito nitriva, scalciava, spargeva odore di sterco e sudore; negli zoccoli, dinamite. Lo ha disarcionato tre volte, ma ora comanda lui.

 

– Ahhh cavallo, ahhh! E córi, li mortacci tua; faije magnà la porvere a li sgherri der Conte, la strada Romea è meijo de casa mia; si galoppi quanno me prèndeno? A Fùrmineee! ma nun li senti li speroni?

 

– Mon Capitain, les chevaux, i cavalli, scoppieranno!

– Ma fuggirà?

– Mais c’est la nuit, ce n’est pas possible!

– Ma dove siamo?

– La mappa dice a San Martino, tra i monti Cimini

– Abbiamo fatto tutta questa strada?

– Sì, tra tre miglia, oltre il sentiero, c’è il palazzo di Donna Olimpia. Potremmo dormire in un letto stanotte

– Le vie del Signore sono infinite, ma non quelle per Roma. E pure se conosce la Francigena meglio di noi, lo prenderemo domani, con cavalli freschi

– Mais alors? Il a le cheval de Conte Uberto: il Baio nero. Ma stanotte ci fermiamo al palazzo Pamphilij, mon Capitain?

 

– Statte zzitto, nun vedi? Ce so’ le tóri e ‘na guarnigione ‘ntera. Qua de sotto me posso addormì: dietro li monti Cimini, davanti er lago de Vico. E li sgherri nun se vedono. Se déveno da esse fermati ar palazzo Ducale. Devo da stà lontano dar castello de la Rovere domani; devo prenne er viottolo pe’ la chiesa de Sant’Eusebio e, de corsa, Porta Romana, e poi giù de sotto pe ‘l sentiero fino a Vetralla. E si c’arivo, l’ho gabbati. Ce sta er Giubbileo, me posso confónne co li pellegrini.

 

La freccia gli arrivò alla schiena, poi più nulla.

Il capitano La Fayette non fece sosta a palazzo Pamphilij, quella notte. E il povero Colleforte, detto Mangiavento, non divenne mai un brigante vero. Lo fecero secco prima. Vicino all’eremo di Sant’Angelo.

E la sua strada Romea finì lì.

 

 

 

Penna Libera
Penna Libera
Il marinaio spiegò le vele al vento... ma il vento non capì.

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4 Commenti

  1. sarò di parte, ma il romanesco mi fa impazzire! gustoso 🙂

  2. ma sei davvero un autore dalle mille risorse. Ogni volta mi sorprendi narrandomi sempre con voci diverse. Trovarti a raccontar dando vita a personaggi d'altri tempi... fra romanesco e francese... e poi proprio a parlar di luoghi a me cari. Mamma mia Penna Libera sei davvero grande.

  3. Penna Libera spazia e dilaga: dialetti, ambientazioni, periodi storici, generi letterari...
    Penna Libera/Piuma d'Aquila attinge dal calamaio magico della fantasia.
    Un bijou.

  4. Dopo i commenti che precedono il mio ho ben poco da aggiungere.
    E' un piacere leggere pagine come questa. Complimenti Penna!


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