Ho sognato di me e di te,
abbracciati forte,
sotto un cielo che non sembrava vero.
Abbracciati da levare il respiro,
mentre cadevano scaglie di cenere
dal cielo.

Allacciati stretti,
senza lasciarci,
per non far dissolvere il vero.

Perché l’abbiam saputo –
e ancora lo sapevamo –
che lasciarci,
era solo un altro modo
di svegliarsi al mondo.
E le lacrime scendevano senza dolore,
e allacciati così stretti,
io potevo sentire,
il battito del tuo cuore;
tu potevi sentire,
il battito del mio cuore.
E mentre calava la sera,
come un mantello in una Pietà,
e ci avvolgeva sicura e veritiera,
gli occhi negli occhi fermi,
non dicevamo parola,
per pura che la parola ci perdesse –
o fosse soltanto un altro modo
di svegliarsi e dire Aurora.

E la cenere fioccava,
da un cielo rosso e innaturale,
i fiori piegavano il capo marcendo,
gli alberi, scuri come una menzogna,
non avevano foglie,
l’erba ingialliva e s’appiattiva,
e l’ingoiava la terra.
E  abbracciati,
noi non si aveva vergogna,
ma il mondo era una vergogna,
e ci mentivamo
respirando piano,
perché il mondo non si svegliasse,
e ci cogliesse soli,
senza una risposta
se non quell’abbraccio clandestino,
che era cosa nostra.

Ma un abbraccio,
dura il tempo di una farfalla,
e non v’era erba, non v’erano fiori,
su cui la farfalla nostra
potersi posare.
Così la farfalla,
sbatteva le ali all’impazzata,
descrivendo cerchi senza riposo
nel cerchio del nostro abbraccio.
Ma tutto attorno,
niente trascorreva,
e la cenere fioccava fino a che niente
che cenere,
si vedesse o respirasse;
e la sera durava e durava,
ma non v’eran stagioni,
campi arati,
né spazi aperti, né fiori colti,
non una strada né direzione,
non uno sbaglio né desiderio,
che cenere non fosse,
caduta dal cielo.

E il cielo non smetteva il suo bruciare
fino a che il sangue non fu bruciore,
fino a che tutto parve morire,
per non morire che morendo
senza smettere il morire.
E l’abbraccio dovette posarsi,
e smettere il volare:
posarsi e riposare,
sperando che tornassero soli e piogge,
e vento di pollini,
e animali e fiori,
a consolar la terra,
e gli amanti poter sbagliare e desiderare,
prendere strade e ritornare,
proprio qui dove il mondo è una vergogna,
ma del mondo,
non ci si può vergognare.

Massimo Triolo

 

Massimo Triolo
"Meglio regnare all'Inferno,che servire in Paradiso"

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3 Commenti

  1. l'abbraccio come una farfalla che va, torna, si posa e si riposa...bellissima metafora, dolcissimi versi!

  2. magari durasse daverro quanto dici tu.

    Il buon 90% del tempo è un illusione prima di morire...per una farfalla...per un abbraccio.

  3. viviamo d'illusioni e forse quanto davvero di vero c'è in questo mondo è proprio la durata di un abbraccio o la vita di una farfalla...


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