Dialogo con il destino

Racconti Gianluca Marcucci

Oggi è un sogno.
Una favola in cui ho tre braccia, tre gambe, due cuori, eppure sono tutto tranne che infelice.

Discuto, ad occhi chiusi, con una inamidata camicia a righe. Digrigno i denti nel sonno con la cattiveria di chi cattivo non lo è mai stato.
Poi chiedo al destino di recitare il futuro senza sbagliare i congiuntivi, senza invertire gli accenti.

Mi sorride...

Temo che la sua intenzione sia quella di apparmi amichevole, per ottenere qualcosa e poi portarmela via. Così alzo gli scudi e riduco ogni scrupolo a quadretti.
Non ci sono secondi fini, o ci sono solo secondi fini, dipende da come decido di interpretare la commedia.

Respiro profondamente e mi rivolgo verso il mio fantastico interlocutore del sogno:
"Caro destino, come può un uomo crederti?"

Lui mi guarda con l'espressione di un bimbo cui hanno appena sottratto il barattolo della nutella.
Nella penombra di un sogno mi sforzo di cogliere i suoi lineamenti, ma il profilo è mutevole, posso solo ascoltare.

"Il fatto è che non devi credermi.
Finché non ti poni limiti da oltrepassare, puoi ascoltarmi e decidere con calma che cosa fare. Sai, si chiama autodeterminazione."

Mi sento preso in giro. Il destino che mi parla di autodeterminazione?
Non posso non rispondere:
"In verità chi gioca a poker usa le carte che sono nel mazzo. Non le autodetermina. E tu che hai sempre giocato con le vite degli altri vieni qui a parlarmi di scelte?
La scelta è secondaria, il fine è primario, ma l'esito è nelle tue mani. Sempre.
Non mi piace la tua cartomanzia spicciola.
Tu giochi.
Ti diverti.
Poni e disponi le tue carte sul tavolo.
Sposti l'ordine dei tarocchi, capovolgendo gli esiti.
Ti piacciono i finali scoppiettanti.
Diciamolo. Sei un burlone del cazzo, ti piace questo gioco vero?
Definirlo gioco non lo trovo nemmeno tanto corretto. E' una tortura vera e propria!"

Il destino mi volta le spalle, raccoglie argomenti ed ha una nuova espressione da ostentare. Poi si gira ancora, e stavolta fa paura gurdarlo negli occhi.
Ora ride, non sorride più.
"Sono abbastanza sicuro che né la tua, né la mia morale verranno mai messe in discussione in questa sede caro mio.
Chi sei tu?
Cosa vuoi da me?
Vuoi guardare attraverso i miei occhi?
Prendili, indossali, poi dimmi che cosa vedi. Ma tieni presente che forse, potrebbe non piacerti.
Lo vuoi davvero?"

Stavolta non so se ridere o essere terrorizzato.
Considero l'ipotesi di allontanarmi senza pronunciare una parola.
Ma lui continua:
"Il fatto è che hai un bel problema. Sei colpevole di frustrazione con scasso.
Sei qui, a parlare con il tuo destino. A pretendere di fargli addirittura la morale.
Io sono un 'colui' al quale non si può parlare, non puoi chiedere il 'perchè' al destino.
Hai un tuo Dio? Prega.
Hai un feticcio? Un portafortuna? Rivolgiti a lui. Stropiccialo, bacialo, dedicagli i tuoi miseri comportamenti sacrificali.
Sei l'inconsapevole modello scelto da un pittore, che continua a dipingere solo te. E non puoi sapere come.
Lui non c'è, ci sei solo tu e vedere la tela non ti è, e non ti sarà mai concesso.
Ora che fai?
Cambi espressione?
Non sei forse quel 'venditore di castagne' tanto osannato nel tuo scritto?
Mi dispiace amico mio ma, quantificare un segreto, è la fine stessa del segreto"

C'è silenzio nei miei pensieri.
Questo posto, questa scena, tutto ciò che è stato detto o fatto, somigliano molto ad una mia idea molto stupida da raccontare.
Io ed il destino restiamo in silenzio, fermi a guardare le nostre ombre crescere 10,100,1000 volte più alte della nostra altezza.
Lo sento pronunciare qualcosa, poi la luce scompare all'orizzonte della mente e quando il buio scende, il destino è già scomparso.

Una voce di bambina fa da eco ai miei pensieri.
"Papà, svegliati. Guarda ho una cosa per te!"
Niki salta sul mio letto e sfila da una tasca un foglio di carta piegato in quattro parti.
"Guarda papá. Ti ho fatto un disegno."
Prendo il foglio, lo apro, lo squadro per qualche secondo.
"Mmhmmm... Niki. Ma è bellissimo. Ci sono io, ci sei tu, c'é anche la mamma.
E chi è questo sole con gli occhiali scuri? Io non ne porto."
Niki sorride: "Non so papà. E' un sogno che ho fatto stanotte. Un signore mi ha detto di fare un ritratto. Non l'avevo mai visto ed ho fatto del mio meglio."

Un brivido percorre la spina dorsale. Con gli occhi lucidi abbraccio la mia bambina. Ora mi sono chiare quelle ultime sue parole sussurrate nel sogno:
"Caro il mio 'venditore di castagne', ora devo andare, ma grazie di avermi rivolto la parola. Il favore che ti chiedo è di starmi ogni tanto ad ascoltare ed io parlerò con te, e sarà come se parlassi a lei. In cambio ti regalo quel ritratto e un giorno, forse, potrai chiedermi il perchè di tutto questo."

Gianluca Marcucci
Gianluca Marcucci

L’anno di nascita è un enigma: Il numero degli sbarcati con Garibaldi, moltiplicato i figli della Lojelo, sottratti gli apostoli, moltiplicato il modello della fiat più venduto nella storia, sottratta la maggiore età, per il numero dei moschettieri, diviso i punti cardinali.
Romano di nascita, piemontese di adozione, imprenditore per passione, giornalista per definizione e scrittore per gioco.
Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu’ grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan…
http://poker.sportmediaset.it/wpmu/

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13 Commenti

  1. Ma buongiorno, sei pronta per il grande viaggio? Visto che stai su pensavo di organizzare una bella cena sabato sera, invitiamo chi vuol venire.

  2. puoi pregare il tuo Dio, stropicciare il tuo portafortuna o parlare con il vendotore di castagne!!!

  3. Quantificare un segreto è la fine stessa del segreto...già... lasciamo tutto così com'è, avvolto nel profondo mistero della nostra esistenza. Molto bello questo racconto e sul finale, come per Mariella, anche a me è passato un brivido lungo la schiena... :O

  4. da brivido gian!!!!!!!!!! il SOLE =VITA=ENERGIA ................SECONDO ME TUTTO POSITIVO!!!!!!!!!!!


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