Passammo insieme un fine settimana al mare.
Avevo portato con me una macchina fotografica. Una di quelle macchine usa e getta. Aveva il flash, uno scheletro di plastica e un cuore di pellicola con ventiquattro pose.
Passammo insieme quasi duemila secondi. Pieni d'amore e tenerezza.
Ne scegliemmo dodici. Dodici soltanto. E li annidammo in quel corpo di plastica con un occhio solo.
Quando tornammo a casa, ci baciammo con dolcezza davanti alla porta di casa mia.
La macchina fotografica rimase nel cassetto portaoggetti della sua macchina.
Passò una settimana.
Le chiesi se aveva fatto sviluppare le fotografie.
Mi rispose che ancora non ne aveva avuto il tempo.
Passò un mese. E un mese ancora.
Quei dodici secondi aspettavano ancora dentro a quel cassetto di venire alla luce.
Passò ancora del tempo. Un tempo che oltrepassò se stesso.
Una sera le aprirono la macchina e  le rubarono due cose: un portapenne e quella macchina fotografica, incinta di dodici piccoli istanti.
Ora c'è una specie di lapide su una spiaggia di Santa Margherita. Vicino ad un molo e ad un Hotel.
In quel punto e solo lì il cielo è sempre grigio ed è sempre la stessa domenica. Di un medesimo aprile. Di uno stesso identico anno.
Ci vado spesso, quando mi sento solo. Resto in silenzio. A chiedermi come sarebbero stati, da grandi, quei dodici piccoli istanti.

Marco Gaddi
Marco Gaddi
Marco Gaddi, laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Oncologia, esercita da venti anni la professione di Medico di Famiglia a Venaria Reale, alle porte di Torino. Nel Marzo 2011 ha pubblicato con la casa editrice Ananke di Torino il suo primo divertentissimo romanzo “Edo Franchi alla ricerca della Panacea Universale”. E' autore di un CD di canzoni dal titolo "La Tana delle Nubi” In una dimensione appena parallela a questa è presidente di una Azienda Informatica di rilevanza planetaria, detentore consecutivo del titolo di Mr. Universo da circa due lustri e vincitore di tre Premi Nobel; vive su un isola del Pacifico con le sue 500 mogli. E non perde tempo a scrivere libri e canzoni.

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7 Commenti

  1. nel mio primo viaggio all'estero di quasi venti anni fa i ricordi di luoghi lontani e il sorriso di me ragazzina immortalati in tre pellicole fotografiche da 36 non vennero mai portate sulla carta. Non so cosa successe al fotografo. Sono rimaste sospese nell'aria e i ricordi senza quelle immagini li hanno resi sbiaditi.

  2. Grazie ... siete una presenza concreta ormai per me ... 🙂

  3. Non c'è nulla di così poetico, di un qualcosa che sia rimasto incompleto, indefinito, sospeso nel tempo...

  4. mi hai fatto emozionare !

  5. le fotografie che scattiamo hanno l'utopica speranza di ingabbiare un momento, un'emozione, per sempre.
    Rivederle ci riporta a quell'istante...forse averle perse o non averle mai viste ce li fa dipingere più belle di quelle che erano...forse..
    comunque molto bello il tuo racconto Marco

  6. In questi 12 scatti,mai stampati e persi .... c’è un grande sentimento ….e, viene spontaneo pensare a 12 momenti di amore, dove il seme della vita si è perso ! ... volatilizzato! e 12 bambini non sono mai nati ….
    Leggendo questo bel racconto mi viene in mente un pezzo di testo di una delle prime canzoni del grande Battiato (anni’70… Energia) che diceva:
    Ho avuto molte donne in vita mia
    E in ogni camera ho lasciato qualche mia energia
    Quanti figli dell'amore ho sprecato io
    Racchiusi in quattro mura, ormai saranno
    Spazzatura…..
    Grazie Marco …..


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