L’aria assopita di ua domenica mattina di paese.

Nonostante fosse ancora febbraio inoltrato, il sole era già caldo e alle 10 l’aria fredda della notte era solo un rcordo. I vecchietti, con i loro cappelli e i loro bastoni, avevano già popolato le piazze e le vie, camminando lenti, oppure seduti ai tavolini del circolo a parlare, tra una mano di briscola e una di tresette.

Tra poco anche i più giovani sarebbero scesi al bar per l’aperitivo e per raccontarsi il resoconto di un’altra notte brava in qualche paese limitrofo o magari giù in città.

 

Mario, affacciato al balcone,  si crogiolava al sole scattando con gli occhi centinaia di istantanee di quella nuova, e al tempo stesso ripetitiva, domenica paesana. Ogni tanto rispondeva con un cenno ai saluti di amici e conoscenti, con qualcuno si fermava anche qualche minuto per scambiare due chiacchiere di cortesia. Le solite cose sul tempo, sulla salute, sul calcio.

 

Nessuno parlava piu di politica. Mai.

La gente aveva smesso da tempo ormai, sembrava già da sempre. Sicuramente lo aveva fatto da quando l’ultimo governo, per affrontare l’enesima crisi finanziaria, era andata di nuovo a colpire le tasche e la pazienza della gente.

Quella volta la pazienza era saltata: si dice che c’era stata anche una rivoluzione, lontana da quel paese. Ne aveva sentito parlare; c’era stato un tam-tam sul web, qualche gruppo formato a supporto di quella rivolta con migliaia di gente pronta a schierarsi a suon di commenti e “mi piace”. Ma poi nessuno si era mosso dal comodo salotto di casa, nessuno si era deciso ad andare a vedere. Televisione e giornali, dal canto oro, non avevano dato risalto alla vicenda, e il tutto si era affievolito in stupide chiacchiere da bar e voci di paese.

 

“Guardali! Un popolo di cani bastonati ...” disse alla moglie che gli portò il caffè “per quanto tempo ancora ci faremo maltrattare e seviziare senza mai provare a reagire !?!”

Laura sospirò passandogli una mano sulla spalla prima di rientrare a sbrigare le faccende domestiche.

Una volante della polizia passò lenta e sileziosa sulla strada pedonale. Una coppia di militari passeggiava con la loro mitraglietta al collo.

Coadiuvano dall’interno il servizio di guardia posto all’entrta e all’uscita del paese. “Controllo sul territorio” avevano decantanto i soliti quattro politicanti, ma a lui sembrava più un controllo ravvicinato per essere sicuri che i  cittadini stessero buoni e calmi. La malavita, la mafia, i giri sporchi e gli intrallazzi c’erano ancora, ammanicati e supportati come erano dalla stessa politica e giustizia italiana. O di quel che ne rimaneva. Tutti sapevano, tutti tiravano avati facendo finta di non vedere.

E così tutto sembrava normale in quella domenica di paese: tutti erano felici e spensierati.

D'altronde la messa era finita, il pranzo era quasi pronto e il pomeriggio c’era il campionato. E la sera un nuovo reality show.

E alla popolazione era questo che importava.

Manuel Chiacchiararelli
Manuel Chiacchiararelli
Nato a Roma, nel lontano 1975. Da allora sempre in movimento, prima in Italia, poi in Europa. Fermarsi e ripartire, rimettersi in gioco, fare esperienze sempre e comunque E la scrittura, unico punto fermo nella mia vita burrascosa, mi aiuta a catturare i ricordi... A fine 2011 finalmente ho coronato il mio sogno ed ho pubblicato il mio primo romanzo "Lo Sguardo dei Faggi" edito da Aracne Editrice .

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6 Commenti

  1. Tutto maledettamente vero e triste, triste! Ciao Manuel!

    • Ciao Sara ...purtroppo si, tutto vero
      avevo iniziato a scriverlo l'anno scorso mentre in Sicilia c'era la rivolta dei forconi
      Poi in questi giorni, vedendo quanto succede in Spagna, Portogallo e Grecia, mentre noi stiamo in fila per l'iphone5, ho deciso di ritirarlo fuori dal cassetto
      E purtroppo il tempo passa, ma da noi le cose non cambiano...

  2. Ciao Manuel, trovo tanta tristezza in questo racconto. Trovo tanta realtà che mi ha sopraffatto. Che fine hanno fatto gli indignati d'Italia? E le occupazioni dei tetti dei ricercatori e degli studenti? E io, io per primo, cosa sto facendo per cambiare questo mondo? Guardo le immagini della Grecia e della Spagna e mi chiedo, forse loro ce la faranno. E noi? Io? troppo pauroso per scendere in piazza, troppo vigliacco per affrontare un sistema che non va. Non mi sento di fare né il martire né il nuovo Che Guevara. Meglio continuare a colpire a colpi di mi piace, non rischio la pelle, la faccia, la galera e le botte... ma la mia coscienza? Evidente è che il tuo racconto ha smosso sentimenti e pensieri assopiti. Consiglio a questo punto di leggere "la luna delle baracche" di Alberto Manzi.

    • Ciao punto
      anche il tuo discorso non fa una piega, e penso che sia principalmente il motivo per cui nessuno fa niente, perché tutti hanno ancora qualcosa da perdere e quindi paura. E fino a quando tutti aspettano che qualche altro si muova per primo, non andremo mai da nessuna parte...e i politici questo lo sanno bene.
      E allora ci danno i diversivi, ci annientano la mente, ci danno tanti piccoli problemi per dividere il nostro rancore, l'odio, la voglia di lottare per cambiare.
      E purtroppo non vedo nessuna via d'uscita, almeno fino a quando non toccheremo veramente il fondo ...

      • Hai detto un sacco di cose che condivido Manuel, loro ci vogliono così: inermi, distaccati gli uni dagli altri, perennemente in guerra contro tutto e tutti, mai uniti, sempre schiavi e mai pensanti... 🙁

        • Esatto, perché lo sanno che siamo un popolo senza identità e senza orgoglio nazionale
          Perché sanno che al loro posto molti di noi farebbero lo stesso, e cioè guardare ai propri interessi e basta
          Perché sanno che il fondo è ancora lontano e possono essere tranquilli nello spingerci ancora più giù ...


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