-          Qual è la tua canzone?
-          Come scusa?
-          Qual è la tua canzone. Non la tua canzone preferita, anche se poi potrebbe coincidere, ma quella che senti tua.

Angela guardava lo sconosciuto seduto di fronte a lei. Il treno in movimento e il vagone fatiscente rendevano quella scena surreale. Lo sconosciuto le sorrideva e mostrava denti larghi e storti. Il naso a patata lo rendeva simpatico. Gli occhi erano seri. Neri come la pece e talmente seri che ebbe un sussulto.

-          E perché dovrei risponderti?
-          Perché non c’è motivo che tu non lo faccia.

Angela prese a muoversi sulla poltrona, come se ci fosse qualcosa sotto il sedere a infastidirla. Poi si passò una mano fra i capelli scostando la ciocca che le ricadeva sul viso. Si guardò le mani a lungo. Infine alzò la testa e anche se con un po’ d’imbarazzo lo guardò nuovamente negli occhi.

-          Stairway to heaven. Led Zeppelin.
-          Ah però!
-          Cosa?
-          Avrei detto che fossi più da Freak. Samuele Bersani. E invece scopro che… "There's a sign on the wall but she wants to be sure 'cause you know sometimes words have two meanings."

Stavolta sorridevano anche gli occhi e la faccia paffuta e abbronzata le apparivano meno sconosciute.

-          Mai giudicare dalle apparenze.

Il ragazzo si scompigliò il cespuglio di capelli corvino. Piegò leggermente il capo verso sinistra.

-          Già. Colpa degli orecchini con il simbolo della pace. Comunque io sono Manuel.

Disse protendendosi verso di lei cercando di non farsi sballottare troppo dall’andare del treno.

-          Angela.

Allungò la mano fino alla sua e si trovò avvolta da una stretta sicura. Non troppo forte, eccessiva, di quelle che non vogliono più lasciarti andare. Nemmeno poco rassicurante e debole. Il giusto tempo, la giusta pressione.

-          E la tua?
-          La mia cosa?
-          La tua canzone.
-          T’interessa davvero saperlo?

Angela si tirò su con la schiena e poggiò i gomiti sulle gambe. Rimase in silenzio per qualche minuto. Il mento poggiato sulle mani. Lo scrutava con attenzione. Intanto lungo il corridoio passava il carrello con bevande e snack. Nessuno di loro due parve accorgersene.

-          Tu perché hai voluto saperlo?
-          Mi spiace, ma non puoi rispondere a una domanda con un’altra domanda.
-          No?
-          No.

Tornò a poggiarsi allo schienale. Le braccia completamente abbandonate sui braccioli. Aspettava che fosse comunque lui a parlare e Manuel lo fece.

-          Non c’è un perché. È un gioco che facevo con mio fratello quando ero ancora bambino. All’inizio erano canzoni dei cartoni animati. Man mano che crescevo anche la mia canzone cambiava.

Angela annuiva e Manuel sentì che lo voleva davvero sapere.

-          Io ce l’ho una canzone che potrebbe essere la tua.
-          Ah sì?
-          Sì. Tu mi facevi Freak. E in fondo anche questa canzone potrebbe essere la mia. Magari lo è stata qualche anno fa. Oggi però sono Stair to heaven.

Manuel trovava che Angela fosse un fiore raro. L’idea gliela davano i suoi capelli ribelli che continuavano a ricaderle davanti al viso. E la luce che illuminava i suoi occhi. Ma non solo. Quando era entrata nello scompartimento, aveva rapito la sua attenzione. Aveva abbandonato il libro che stava leggendo sulle gambe. La bocca aperta e gli occhi rapiti dal movimento sinuoso della veste azzurra. Gli ricordava le campanule della sua infanzia. Lo scompartimento si riempì del suo odore. Gelsomino o qualcosa di assai simile.

-          E qual è?
-          Prima tu.
-          I looked at you. The Doors.
-          Adesso.
-          Già adesso.
-          E ieri?
-          Tu che canzoni mi fai?
-         Don Chisciotte. Guccini.

Manuel spostò lo sguardo verso il finestrino. Angela si chiese se aveva sbagliato qualcosa. I suoi occhi erano tornati seri e il sorriso si era spento sulle labbra.

-          Mi fai Don Chisciotte?

Lo disse continuando a guardare gli alberi sfrecciare veloci quasi che fosse lui fermo e loro si muovessero.

-          Ti faccio anche Don Chisciotte.

Rispose deglutendo e sperando che il ragazzo si voltasse e tornasse a sorriderle. Magari anche a ridere di gusto.

-          Mi fai più Don Chisciotte o più Sancho Panza?
-          Insieme.
-          "Il potere è l'immondizia della storia degli umani e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte: siamo i Grandi della Mancha, Sancho Panza... e Don Chisciotte!"

-          Già.

Manuel tornò nuovamente a guardarla e lei ne fu sollevata. Quantomeno conosceva la canzone. Però il suo volto non era più ilare come poco prima. I capelli arruffati non lo rendevano più buffo. I suoi occhi neri come la pece non erano più seri, né sorridevano. Angela ci leggeva tristezza.

-          Vuoi sapere invece quale canzone ero prima di salire su questo treno?
-          Certo.

Risposte di getto. Quasi a voler ristabilire il contatto che, era certa, si era andato rompendo quando aveva pronunciato Don Chisciotte.

-          Un senso. Vasco Rossi.
-          Ah.
-          Già ah.
-          "Voglio trovare un senso a questa condizione anche se questa condizione un senso non ce l’ha. Sai cosa penso che se non ha un senso, domani arriverà domani arriverà lo stesso. Senti che bel vento non  basta mai il tempo domani un altro giorno arriverà domani un altro giorno ormai è qua. Voglio trovare un senso a tante cose anche se tante cose un senso non ce l’ha."

Angela aveva una voce calda e melodiosa. Non c’erano dubbi che fosse Stairway to heaven. Avrebbe voluto alzarsi e abbracciarla e dirle grazie. Per essere stata al gioco, per averlo condiviso e per aver saputo guardare così in profondità.

-          Ti prego smettila di guardarmi così.

Manuel si passò una mano fra i capelli e piegò leggermente il capo verso sinistra con volto interrogativo.

-          Ti stavo fissando?
-          Si, da almeno cinque minuti.
-          Non era mia intenzione.
-          Non credevo che questo gioco avesse effetti collaterali.
-          Li ha solo se il giocatore sa davvero giocare.

Angela sorrise e arrossì leggermente. Questo piacque al ragazzo che si alzò e provò ad aprire il finestrino.

-          Non si aprono più.
-          No?
-          No, c’è l’aria condizionata.

Lo disse indicandogli il bocchettone sopra la loro testa.

-          Ah.

Tornò a sedersi lasciandosi cadere. Avrebbe voluto trovare parole ma la lingua sembrava essersi seccata.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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11 Commenti

  1. Come in un film, anche la nostra vita ha una colonna sonora che cambia a seconda dell'anno del periodo che stiamo vivendo... io per anni ho ascoltato proprio le colonne sonore, e tanta musica sinfonica, proprio perchè non sentivo il bisogno delle parole, ma della pura descrizione dello stato d'animo, cosa che solo la musica riesce a fare e a darmi.

    • verissimo stefano, la musica è la colonna sonora della nostra vita. e cambia come cambiano le scene che stiamo vivendo

  2. come dice stefano le canzoni sono la colonna sonora della vita, delle proprie esperienze, delle storie d'amore...
    io ho decine di "playlist" sul mio ipod, ognuna per cercare di rivivere emozioni passate ascoltando la musica...e finisco sempre con crearne di nuove inseguendo le emozioni del presente

    comunque mi piace questo Manuel :))

    • verissimo Manuel, quando sono andata da sola in Australia mi ero portata una playlist... c'era la canzone da ascoltare al decollo, quella che invece era perfetta per il tramonto... la playlist era il mio modo per rivivere i ricordi che mi avevano accompagnata fino a quel momento... ed ora quando ascolto canzoni che erano in quella playlist. rivivo i ricordi primari e quelli aggiuntisi con quel viaggio.


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