Edwin Drood: ultimo lascito dickensiano

Recensioni Vito Tripi

di Vito Tripi


Charles John Huffam Dickens è uno dei nomi più importanti e famosi della letteratura britannica. Forte di un’esperienza di giornalista e reporter di viaggio, ha saputo incarnare perfettamente lo spirito di un tempo, quello dell’Inghilterra vittoriana, con le sue luci e, soprattutto, con le sue ombre. Noto tanto per le sue prove umoristiche (Il Circolo Pickwick), e per la storia natalizia per eccellenza (Canto di Natale), viene spesso definito autore per l’infanzia per i suoi titoli più famosi quali Le avventure di Oliver Twist e David Copperfield anche se in realtà essi sono i più importanti romanzi storico-sociologici ottocenteschi arrivati sino a noi. Dickens illustrò perfettamente e crudamente la vita nei bassifondi londinesi, dove una striscia di fiume divideva due mondi lontanissimi il ricco West End e il miserrimo East End.

Quindi quando si cerca di parlare di un Dickens scrittore di genere in molti storcono il naso. Sì perché è impensabile che un sì grande autore possa essersi sporcato con uno stile letterario così poco colto, almeno per un certo culturame. Ma se esaminiamo bene le sue opere notiamo che questo giudizio è quanto mai pressappochista e presuntuoso. Il furto di un neonato, bambini costretti a sevizie fisiche e psichiche, uomini dall’anima nera come la pece e omicidi violenti e impiccagioni. Sembra la trama di un racconto di Poe invece è Oliver Twist! E poi Canto di Natale è, a tutti gli effetti, una ghost story in cui gli spettri compaiono in maniera quanto mai inquietante.

Ora, fedele alla sua linea innovativa per il bicentenario della nascita di Charles Dickens, la casa editrice Gargoyle ripresenta in libreria, nella prestigiosa traduzione dell’anglista Stefano Manferlotti e in versione aggiornata, Il mistero di Edwin Drood, l’ultimo splendido romanzo – rimasto incompiuto – del grande scrittore inglese. Romanzo che alterna tratti sentimentali a quelli gialli con un forte tocco di mistero.


La nostra storia si svolge a Cloisterham, immaginaria cittadina inglese, ove vive una piccola e curiosa, quanto variegata, umanità. Tra essi vi è il giovane e facoltoso Edwin Drood, studente d’ingegneria, il quale prossimo alle nozze con l’altrettanto facoltosa Rosa Bud, da lui chiamata Pussy, sparisce in circostanze misteriose. Si è suicidato? Si è dato alla fuga? È stato assassinato? E se sì, da chi? Il primo a essere sospettato è il giovane Neville Landless, discepolo del Reverendo Spetimus Crisparkle, che poco tempo prima aveva avuto un alterco con lui. Ma lentamente, nell’assenza di Edwin, prende forma una realtà dai risvolti molto ambigui e contorti contornata da personaggi quantomai equivoci. Come, ad esempio, John Jasper maestro di musica e zio-tutore di Edwin, segretamente innamorato di Rosa, che comincia a indagare ma che lentamente sprofonda nell’ossessione nei confronti della giovane in maniera maniacale. Oggi sarebbe stato accusato di stalking… Parimenti vengono fuori anche altre piccole verità finora taciute mentre continuano a emergere piccole incomprensioni, sospetti e minacce. E c’è un particolare che molti ignorano poche ore prima di sparire Edwin aveva ascoltato una previsione oscura da una vecchia misteriosa la quale sosteneva che per un certo Ned sarebbe stata una giornata sciagurata. Nulla di strano se non per il fatto che il nostro veniva chiamato con quel nomignolo da suo zio John…

Ma l’enigma, come detto, alla fine rimane insoluto e la scomparsa avvolta nel mistero. Non sapremo mai come Dickensavrebbe voluto concludere il suo romanzo, la morte improvvisa ne ha reso per sempre sconosciute le intenzioni consentendo, però, al lettore di fantasticare, di creare un finale aperto affinché non ce ne fosse uno solo ma infiniti quanti possono essere i suoi lettori. Molte le congetture fatte nel corso del tempo, molti gli scrittori che hanno tentato di mettere la parola fine alla vicenda o che ne hanno proposto delle rielaborazioni letterarie, uno tra tutti un maestro del genere quale Dan Simmons con il suo Drood.

Da un autore come Dickens potevamo aspettarci di tutto e quindi prendo in esame alcuni punti a mio avviso interessanti. Tanto per cominciare lo sfondo del primo capitolo: una fumeria d’oppio, frequentata da gente equivoca, in cui si fa riferimento al sultano e a mercanti cinesi e dove si ha l’impressione di essere in una bettola di Shangai e non nella periferia londinese! Ma sono i personaggi quelli che interessano di più, in particolar modo quelli minori quali il sindaco e banditore Mr. Sapsea, e il filantropo Mr. Honeythunder. Il primo, che è anche protagonista di un frammento letterario anch’esso incompiuto, mi fa venire in mente un parallelismo con il messer Nicia della Mandragola del Machiavelli: ambedue gretti e di poca cultura ma che si sentono grand’uomini e pozzi di scienza pronti a sciorinare sentenze e consigli non richiesti a chicchessia. Il secondo è un esempio di contraddizione vivente visto che per lui, come scrive Dickens:

 

gli eserciti andavano eliminati, ma prima era necessario portare dinanzi alla corte marziale gli ufficiali che avevano fatto il loro dovere e fucilarli per quel reato; la guerra andava abolita, ma bisognava convertire la gente facendogli guerra e poi rinfacciandogli di amare la guerra come la pupilla dei loro occhi; la pena capitale andava abolita, ma prima dovevano essere liquidati dalla faccia della terra tutti i legislatori, i giuristi e i giudici che fossero di opinione contraria; si aveva bisogno della concordia universale, ma la si poteva raggiungere solo eliminando quelli che non volevano o in coscienza non potevano essere concordi; bisognava amare il prossimo come se stessi, ma solo dopo averlo diffamato per un lasso di tempo indeterminato (proprio come se lo odiaste) e averlo apostrofato con i peggiori epiteti.

 

Ancora una volta il vecchio Charles ha visto lungo descrivendo in anticipo i vari “caudilli liberatori di popoli” che il XX secolo conoscerà fin troppo bene.

In ultimo faccio notare due sottigliezze dell’autore: in primis il razzismo strisciante della benpensante e liberale Inghilterra quando Edwin definisce Neville un non bianco, per via della carnagione leggermente scura e della sua provenienza esotica, e incapace di comprendere le dinamiche dei popoli civili; e, qui sarò malizioso io, quando al protagonista viene detto da Mrs. Tope che crede “di poter avere facilmente tutte le Pussy che volete”, orbene qualche lettore un po’ smaliziato saprà meglio di me che pussy è il vezzeggiativo con cui si riferisce all’organo genitale femminile… che quindi Dickens si sia voluto far beffe dei benpensanti e puritani vittoriani?

 

Il mistero di Edwin Drood

Charles Dickens

Gargoyle, 2012, pp. 336

Traduzione di Stefano Manferlotti

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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