Festa a sorpresa

Racconti matteo

Poco sopra le tue spalle, sul muro rosso sgretolato del vecchio deposito comunale, è appeso un manifesto in bianco e nero, c'è una donna elegante e severa che guarda verso un campanile e, accanto a lei, fuori fuoco, un uomo con un cappello e un sorriso. Il vento soffia forte e ha messo pioggia.

Tu, seduta fuori dal chiosco sotto la scalinata, stringi la tazza di caffè con entrambe le mani, parli ai nostri amici delle cose da comprare per la festa a sorpresa di stasera. Puoi pensarci tu alle candele? La cenere mi cade sulla manica della giacca. Ho fumato così tanto questa notte che al posto della lingua ho un blocco di cemento screpolato.

Luca e Marta ci salutano di fretta, sorridi, prendi il cellulare e mandi qualche messaggio, alle nove da Andrea, non tardare. Porta il vino. Non dimenticare la macchina fotografica. L'indiano vuole vendermi una rosa, le foglie calpestate stridono sotto i piedi dei passanti.

Questa giornata ha avuto inizio due settimane fa, con quelle tue parole, ti ricordi?
Credi di essere un naufrago? Non lo credo. Ho attaccato un poster nella tua camera, rubato al centro commerciale. I Simpson ti fanno ridere in televisione, ma tu non hai i capelli blu, sostieni.

Vorrei poterti accarezzare e dirti stai tranquilla, va tutto bene, non ci succederà niente, potrai dormire la notte e io resterò qui e non verrà nessuno a portarci via dai nostri sogni, indifferenti o sovversivi che siano. E se verrà? hai detto tu.

Appoggi il cellulare ancora illuminato sul tavolino, intrecci le dita alle mie, per un momento penso che potresti dire che non ricordi il mio nome vicino al tuo. Sorridi al cameriere e annuisci, siamo a posto così, anzi, vuoi ancora un caffé. Ti passi il lucidalabbra, la lingua sui denti, le mani tra i capelli.

Siamo sospesi nella cornice, schiacciati tra i palazzi, la pelle secca, ci sono solo pochi scalini verso il cielo, chissà se a poterlo toccare darebbe la sensazione soffice che manda agli occhi. Credi che Andrea apprezzerà la festa? Ai margini di quello che una volta era il nostro futuro, ti dico di non aver paura, resterà senza parole, come quel giorno in cui, senza che te ne accorgessi, me ne sono andato restando.

matteo
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La speranza è nell'opera. Io sono un cinico a cui rimane per la sua fede questo al di là. Io sono un cinico che ha fede in quel che fa. (Vincenzo Cardarelli)-----http://badradio.splinder.com/

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2 Commenti

  1. bello Matteo, come sempre riesci a rapirmi e a lasciarmi senza parole alla fine del tuo racconto. Fotografia moderna senza fronzoli e dove il lieto fine non conta. Realista perché le favole ce le hanno raccontate e fin troppe.


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