Figlio dottore affitta i genitori

Racconti Mariella Musitano

9 maggio 1987

Stavano andando in campagna. Anna seduta accanto al marito leggeva il giornale. Capitava spesso durante gli spostamenti fra la casa di Roma e la campagna che si perdesse nelle pagine del quotidiano. Per rimanere informati. I suoi erano genitori semplici, legati ai valori di una volta. Nessuno dei due aveva studiato oltre la terza media, anzi a dirla tutta la madre si era fermata alla quinta elementare. Nel subito dopoguerra non era importante che una donna sapesse più delle tabelline, del leggere e dello scrivere correttamente il proprio nome e cognome. Soprattutto se si veniva da una famiglia numerosa. E lei era l’ultima di otto figli maschi.

La madre fu colpita da un articolo.

Figlio dottore affitta i genitori. Si vergogna delle sue origini.

L’articolo esplicava come un noto dottore di Milano, vergognandosi delle sue umili origini, avesse affittato degli attori per impersonare i genitori durante una serata di beneficienza. Come poteva presentare dei rozzi contadini a una serata di gala? L’articolo proseguiva dicendo che erano tanti gli italiani che si trovavano nelle condizioni del noto medico. Laureati e affermati in tutti i campi, provenienti da famiglie povere senza nessun grado di istruzione.

Anche la famiglia di Emma era povera. Non povera nel senso che non avevano di che mangiare. Eppure lei era cresciuta con privazioni, con la frase costante non ci sono i soldi. Tutto era sacrificio. I regali arrivavano a Natale, al compleanno e alla promozione. E ogni volta erano regali compromesso. Nel senso che non era quello che Emma avrebbe desiderato, ma quello che loro potevano permettersi: un maglione acrilico comprato ai grandi magazzini, una bambola uscita due anni prima. Come quando le comprarono il computer e, per risparmiare, il padre, invece del Commodore 64 come tutti quanti i suoi compagni di classe, le prese un Msx. Erano poveri nel senso che quando comprarono il terreno fuori città con l’aiuto degli zii, per restituire i soldi il prima possibile, si erano ritrovati a mangiare la pasta a pranzo e a cena perché riempie e non costa molto. Erano poveri nel senso che il panino consisteva in due fette spesse di pane casareccio e una fetta striminzita di affettato. Erano poveri nel senso che le vacanze venivano passate a casa della zia al mare. Non esistevano hotel e l’unica volta che erano andati in vacanza  lei aveva undici anni ed erano stati dieci giorni in una pensione che costa meno, tutto è a gestione familiare e sono anche più umani e poi si mangia meglio. Erano poveri nel senso che non andavano mai a cena fuori al ristorante. Erano poveri nel senso che gran parte dei vestiti di Emma erano quello che gli zii le passavano e a volte erano anche di terza mano.

Quel giorno, mentre la mamma leggeva l’articolo di giornale sul dottore che aveva preso in affitto i genitori Emma pensò che non poteva crederci, che i genitori si amano per quello che sono. Sempre, al di là del grado di istruzione e delle loro possibilità economiche.

Eppure anni dopo, anche lei si era ritrovata a vergognarsi della madre, che non sapeva parlare un italiano corretto, che non scriveva nulla di più della lista della spesa e anche facendo errori. Era successo quando aveva vent’anni e i suoi ex suoceri le avevano chiesto di conoscere la madre. Emma aveva trovato scuse e aveva protratto l’incontro per oltre un anno.

E ora a pensarci con il senno di poi, si sentiva come si deve essere sentito Giuda. Non aveva affittato una madre per una sera, ma l’aveva tradita, aveva desiderato averne un’altra e questo come poteva definirsi amore?

(tratto da "Che cos'è l'amore?" di Mariella Musitano)

Mariella Musitano
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io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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11 Commenti

  1. Molto bello Mariella! Io credo che Emma quel giorno non solo abbia tradito la mamma, ma in un certo senso anche se stessa e solo accettando quella debolezza (umana, comprensibile) possa progredire e perdonarsi. A volte capita di vergognarsi di qualcuno che si ama profondamente perché in un certo senso quelle persone rappresentano se stessi e il giudizio che noi temiamo degli altri a volte ci fa comportare in maniera sciocca e superficiale. Se noi fossimo davvero sicuri di noi stessi, non ci faremmo problemi di cosa pensano gli altri, ce ne fregheremmo altamente e proseguiremo per la nostra strada senza che nessuno ci possa scalfire.

    • Il sentimento di vergogna verso le persone che amiamo è qualcosa che a volte succede. Vergognarsi dei propri genitori è vergognarsi di sé stessi, è sapere che siamo anche i nostri genitori. Sono paure recondite che vengono trasmesse dalla società, dai genitori stessi a volte. Però sono dell'idea che Emma abbia amato sua madre, anche se a vent'anni si era vergognata di presentarla ai suoceri. A volte il rifiuto porta a d una maggior comprensione. Ovviamente questo avviene se la persona in questione sa mettersi in discussione. Ma Emma lo sa fare.

    • si lo so che ti piace... e io sai quanto sono legata a Emma e alla sua continua ricerca di risposte.

  2. Non so che dire! ... da ragazzi si compiono parecchi errori ... si vedono i genitori degli amici e sembrano spesso migliori dei nostri! .. poi crescendo si inizia a capire ... meglio tardi che mai! .... in ogni caso è brutto quando un figlio cresce in un verso (giusto o sbagliato che sia) ... mentre il genitore si ferma e non va oltre! si crea un distacco grosso! .. anche i genitori di quel Dottore forse non si sarebbero sentiti a loro agio nel partecipare a quel tipo di festeggiamento! ....si verifica anche il contrario comunque! .... può esserci il genitore Dottore che si vergogna del figlio che non vuole studiare! ... in ogni caso c'è qualche cosa che non va nei rapporti! .... secondo me! ....

    • io credo che può arrivare il momento in cui ci si trova a dubitare dei propri genitori, ed è un bene. Può essere un bene anche voler essere diversi e per certi versi migliori. Non trovo sia un bene vergognarsi o degli uni o degli altri. Come non è un bene provare superiorità. Forse i genitori contadini di quel dottore si sarebbero sentiti a disagio, li avrebbero fatti sentire a disagio quelle persone. Ma in quella storia secondo me non c'erano vincenti. Né il dottore, né chi applaudiva a genitori attori, né i genitori rimasti a casa. Tutti perdenti dei pregiudizi di una società che ha perso i valori di una volta.

  3. Sì, concordo con te Mariella, qui sono tutti perdenti. Quei genitori, probabilmente, per primi e fin dall'inizio si saranno sentiti non all'altezza del figlio, della sua carriera e questo hanno trasmesso a lui.
    Magari da sempre si saranno sentiti dei "poveracci", senza nulla da dare al proprio figlio, neppure la dignità della gente che, pur senza cultura, ha maturato una saggezza ammirevole.
    I bambini fin da piccoli percepiscono la forza o la fragilità dei loro genitori e credo che questo determini il tipo di rapporto che si verrà a creare in famiglia. La presenza o meno di stima reciproca e la gratitudine per i sacrifici e il sostegno economico e morale affrontato dai genitori per fali studiare. Tutto questo si chiama amore.

  4. due genitori meravigliosi e un figlio inconsapevole... molto bello Mariella =)


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