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“C'era una stella sola e limpida nel cielo di rose, un battello lanciò un addio sconsolato, e sentii in gola il nodo gordiano di tutti gli amori che avrebbero potuto essere e non erano stati”. G.G. Marquez

Guardo il mare. Le onde scure e silenziose che cullano questa nave e, qualche volta, la scuotono lievemente per ricordarmi che gli Dei mi osservano. Mi giudicano; è uno di quei giorni in cui ho cura di me stesso. Del mio pensiero. Capita di rado ma oggi è così. Il mio malumore cresce impaziente mentre l’altra mia parte è in preda ad un guizzo di eccitazione perenne. Sono un cacciatore di donne e mi rendo conto di quanta perspicace verità ci sia in questa espressione. Cacciare la preda, scovarla e possederla. Eccitazioni sempre alla porta, cariche di una passionalità fredda, calcolatrice e, a volte, pericolosa. Mi scordo di mangiare, di bere ma non di fare l’amore. Fisso le labbra di ogni donna, ragazza, le leggo e le premo sulle mie cercando il raggio che in quell’istante imprigiona me stesso. Poi rimango col fiato sospeso e subito arriva sera. Sudati.

Oh, moglie mia se tu capissi... Se tu capissi che la vita è una stagione, che io, tu, gli altri, mai potranno fermare il cadere delle foglie. Se tu capissi questo, ti aggrapperesti alla carne del primo uomo qualsiasi che premerebbe il suo corpo contro il tuo per averti. Ma tu sei donna! E le donne hanno un onore, dici sempre. Amano ma non tradiscono. E quando lo fanno è per sempre.

Io no. Io sono fragile e sono attratto da ciò che è fragile, perché bisogna trattarlo con cura e la cura è la cura della cura. La vertigine: mi manca la terra sotto i piedi, sono troppo in alto e il vuoto mi fa paura. Tu non hai mai paura. Bisogna riconoscerlo e riempire quel vuoto. Tu non hai mai vuoti. Vivo giorno per giorno tra alti e bassi, vuoti e pieni. Amo l’autunno le foglie a terra e lo scuro che si avvicina. Francamente trovo sproporzionate quelle interminabili ore di luce. Tu ami la luce. La sera dovrebbe sempre arrivare tra le 19 e le 20 quando l’anima ha bisogno di togliersi gli occhiali da sole.
Grande conforto è per me il tuo bene, moglie mia, e all’ultima spiaggia eravamo bambini e pizza, ricordi? Ma dov’è oggi la bambina, dov’è il suo candore. La sua gioia di ridere e l’eterna avventura che eravamo. Sono stanca, mi rispondi. Tu sei sempre stanca. Oggi ho Energia e te la mando chiudendo gli occhi e visualizzandoti davanti casa mia, nel giorno del tuo arrivo. Ma come donna, non moglie.

Il blu di questo mare mi sconcerta. Da qui, da questi abissi vertiginosi che somigliano a quelli dell'Io, si elevano – seguendo talvolta ritmi oscuri – strazi e gioie che credevo essere state portate via dal tempo. Tutt’altro. Non bisogna stupirsi se, con le buste della spesa in mano, sulla soglia dei quarant’anni, ci si arresta in lacrime perché si è catturati da una voce, un pianto, una risata o un odore che proviene intatto della nostra coscienza. Ma questo canto, attraversando gli anni e le mie età, si è caricato della potenza della melanconia, quel sostrato che vela e indora persone come me e che nasconde oro, oro puro, che soltanto pochi avranno la fortuna di carezzare...
Presuntuoso io? No. Fragile, sì.

Loredana Costantini

Loredana Costantini
Loredana Costantini

Vivo a Milano

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    3 Commenti

    1. "Ma tu sei donna! E le donne hanno un onore, dici sem­pre. Amano ma non tra­di­scono. E quando lo fanno è per sempre." Comprendere o almeno cercare di comprendere un punto di vista difficile per sua stessa natura così diversa.

    2. Dal film "TUTTI PAZZI PER MARY" : "L'uomo è veramente libero soltanto nell'intervallo di tempo fra un'eiaculazione ed una nuova eccitazione..."


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