Frammento - Dialogo di vecchi amanti

Racconti Marco Gasperini

-         Riesci a vedere tutta questa spianata battuta da venti nordici e celata allo sguardo dall’oscurità?

-         Un giorno sarà mia quando, abbandonata l’imbarcazione carnale, potrò vivere in estensione.

-         Abbiamo raggiunto questa landa desolata come ombre accecate portate dall’ebbrezza e appena la strada si è fatta ripida, mi hai sigillato le labbra con le tue, per non udire la fatica che riempiva i polmoni con un rantolo, per nascondere in eternità fittizia la paura del passaggio.

-         Il mio amore per te è abitudine alla solidarietà, protesi degli attimi di passione che, approfittando della nostra buona fede, ci hanno incatenato e deportato nei campi di sterminio dell’individuo.

-         Non temere, ora la libertà è al sicuro, ha superato impunemente i limiti della realtà per colmare il vuoto celeste con legioni di stelle fiorite dopo un pianto inconsolabile sul deserto.

-         Perché siamo qui? O in un altro luogo qualunque, l’infinito ci fa immobili e le sensazioni sono un brivido provvisorio della dimenticanza.

-         Abbracciami. Ancora una volta, con impazienza, con desiderio reciproco.

-         Tienimi col capo nell’incavo della spalla, non dormire, prega con me, per te.

-         Seguimi. Ti voglio portare laggiù, nel silenzio dei momenti che hanno affrescato le pareti del ventre, del petto e degli organi interni tutti, senza svelare il codice della nostra primavera.

-         Vengo con te. Non griderò. Non voglio svegliare la memoria sognante, non voglio vederti malinconico. Saremo felici, come sconosciuti.

La carcassa giaceva ribaltata oltre il solco di terra, aveva lasciato tracce annerite sull’asfalto insensibile, come se avesse tentato disperatamente di aggrapparsi, con la presunzione di trascinare il resto del mondo all’ineluttabilità degli eventi.

I due corpi nel forno crematorio dell’abitacolo, per caso, per un bagliore di consapevolezza simultanea che aveva guidato in armonia con l’urto fatale ogni fibra muscolare, giacevano fusi l’uno dentro l’altra e niente riuscì a dividere ciò che il fato aveva unito prima della polvere.

-         Mi credi ora?

-         Ci possiamo permettere di amare con leggerezza.

-         Usciamo di scena. Aspettiamo pazientemente la prossima possibilità.

Marco Gasperini
Non sono io, scimmia ammaestrata, il solito disperato buffone, spirito invernale sconfitto dall’enigmatica primavera del cuore in codice -Se la notte incombe, dammi l’illusione di un puerile mattino.

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5 Commenti

  1. Bella idea, mio buon...

    Sparsa sulle righe come un sogno dolce e inquietante...

  2. Di solito dimentico o non apprezzo ciò che scrivo..in questo caso devo ammettere il contrario...forse il suo difetto o il suo pregio è la brevità..in ogni caso avrei preferito ampliare alcuni concetti..
    Grazie Amico -

  3. A me è piaciuto leggerti e molto. L'idea di ritrovarsi quando tutto è perduto. Mi chiedo se solo nei casi "estremi" possa essere possibile o se l'essere umano prima o poi riuscirà a godere dell'infinito anche rimanendo chiuso nel suo contenitore (un corpo necessario).
    E poi il finale mi piace ancora di più, in attesa di una nuova possibilità. Perché nulla è perduto, mai.

    • La solita romanticona...

  4. Grazie Mariella.
    Essenzialmente, questo frammento, è un mix di prosa, poesia e teatro...che non mi riesce di limitare nei suoi spazi ciascuno di questi generi..Tratta sicuramente di un senso di perdita, ed è proprio durante questo tragico avvenimento che i due amanti si liberano di quella patina d'indifferenza che solo il tempo dà alle lunghe storie d'amore, e durante il trapasso, mentre la vita scorre via, sentono il desiderio originale, la prima scintilla che li fece innamorare, e probabilmente con un po' di rammarico, fra il sogno e l'incoscienza, ritrovano quella passione che avevano sepolto sotto stratificazioni di apatia.
    L'unica speranza che resta, è che la morte non sia la fine di tutto...


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