Rachitiche ombre cineree
protese in un cielo vuoto,
timidi spettri silenziosi
morenti abitanti di un mondo
dimenticato,

bruciano al passaggio
di Prometeo

vuote carcasse d’animali
pallidi scheletri d’uomo
assaporano una novella speranza
mondata di tutti i mali

arde l’anelito umano
a risalir il corso che ci fece
soffrendo la rinnovata speme
finalmente liberi di guardar le
stelle.

Ugo Falchi
Ugo Falchi
Appassionato umanista, indefesso indagatore della verità, spericolato e onnivoro lettore. Libre-penseur con interessi che vanno dagli studi orientali, attraverso letture e viaggi, all'indagine sulle fonti arcaiche del fenomeno religioso. Mi procaccio il cibo lavorando come ricercatore e docente universitario. Figlio, fratello, marito, padre, mezzo sibarita e mezzo epicureo.

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3 Commenti

  1. ma sceondo me il fuoco annerisce gli anima, non purifica.

    Quant'era che non leggevo qualcosa scritta in questo stile con questi termini....tuffo nell'antichità...

  2. mi affascina questa poesia, il linguaggio che usi... antico, eppure facente parte di noi.

    • Grazie Mariella, penso che la parola non abbia tempo ma solo senso di appartenenza, fa parte del nostro vissuto, racconta di noi, declina ciò che siamo e ciò a cui apparteniamo. Sto provando a usarla senza paura, a raccontare chi siamo, in un tessuto senza tempo e spazio.


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