Ghiaccio sciolto

Racconti Karen Lojelo

Avrebbe voluto affogare dentro quella tazza di caffè, continuava a cercare di vedere il fondo della tazzina nascosto dal nero in cui si specchiava, ci girava e rigirava il cucchiaino dentro come se cercasse in quel liquido scuro le parole che non riuscivano ad uscirle dalla bocca. Se alzava gli occhi si guardava attorno come fingendo di non essere interessata a chi aveva di fronte ma era chiaro che era solo un modo per sfuggire il suo sguardo, che pensava fosse meglio affogare nel caffè che perdersi definitivamente negli occhi di lui. 

La cameriera era grassa, bionda e troppo truccata per i suoi gusti, però era gentile e li aveva serviti in un batter d’occhio. Nel piccolo autogrill alla radio iniziò a suonare una vecchia canzone di Fiorella Mannoia che parlava di ‘caffè nero bollente’ e lei con lo sguardo puntato verso la vetrata  ghiacciata che dava sulla strada iniziò a canticchiare ‘io… non ho bisogno di te’ ma lui sentì più qualcosa tipo ‘se te ne vai adesso potrei  anche morire’. Fuori tirava un vento gelido che l’aveva infreddolita al punto che anche una volta dentro al bar non era riuscita nemmeno a levarsi la giacca e ci si stringeva dentro come se la facesse sentire al sicuro e per qualche strano motivo a lei sembrava che l’unica fonte di calore rimasta sulla faccia della terra fosse lui che le sedeva di fronte.

Lui la guardava e sorrideva di lei, del suo imbarazzo quasi tenero e avrebbe voluto rompere il ghiaccio per tranquillizzarla, ma in fondo gli piaceva osservarla e aspettare di vedere cosa avrebbe fatto. Aveva creduto non fosse una buona idea incontrarla, troppe complicazioni, troppe domande senza risposte, entrambi sapevano di aver incise due parole sulla linea della vita che attraversava le loro mani: 'è mia', e poi soffrivano della stessa patologia che hanno tutti quelli che portano tante cicatrici addosso, quella che ti fa pensare che tutte  le cose belle finiscono nel momento in cui le tocchi. Ma adesso lui che era lì e ce l’aveva di fronte  e pensava che non avrebbe voluto essere in nessun altro posto al mondo.

Mentre lei si stringeva nel cappotto lui si era levato il cappello e la sciarpa come preso da un improvvisa vampata di calore, si  sfilò anche la giacca,  si slacciò il primo bottone della camicia  e chinandosi sul tavolino afferrò le due dita di lei che giravano vorticosamente il cucchiaino e con un sorriso le disse solo: ‘cosa c’è di tanto interessante dentro quella tazzina…?’ Lei si fermò di scatto guardandolo finalmente negli occhi e d’un tratto il freddo si riscaldò nella mano di lui. Guardò dentro i suoi occhi molto più neri di quel caffè, eppure lì le sembrava di riuscire a vedere il fondo, una specie di bagliore, come se i suoi occhi fossero una strada che conosceva bene e aveva sempre conosciuto. Strinse la sua mano e sorrise a sua volta. Il freddo era passato e lei riusciva perfino a respirare di nuovo. Anzi le sembrò di respirare davvero per la prima volta e pensò che nonostante tutti i timori  che aveva avuto in quel momento non ci fosse più nulla che le facesse paura.

Alla radio trasmettevano un’altra canzone e lui tenendole la mano canticchiava guardandola negli occhi ‘ E non hai capito ancora come mai gli hai lasciato in un minuto tutto quel che hai… però stai bene dove stai…’.

E lei non era mai stata esattamente nel posto in cui si trovava  seduta  come in quel momento.

Lui guardò un attimo fuori e pensò che il mondo non gli era mai sembrato così bello e le cose difficili non gli erano mai apparse così semplici.

Lei pensò che si sentiva come un palloncino carico di elio e sarebbe potuta volar via in un momento, ma  c’era lui che  continuava a tenerla per la mano.

De Gregori alla radio continuava a cantare…: ‘ti potresti innamorare di lui… forse sei già innamorata di lui…’mentre il ghiaccio iniziava a sciogliersi sui vetri.

Karen Lojelo

httpv://youtu.be/oXqjeKQDIOo
Pezzi di vetro - Francesco De Gregori

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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17 Commenti

  1. A volte un piccolo gesto è sufficiente a darci il via !! .... a renderci consapevoli di qualche cosa che forse già sappiamo , ma si ha bisogno di un chiarimento con noi stessi .... e quando meno ce lo aspettiamo il chiarimento arriva. complimenti Karen

  2. Che tenerezza questo racconto ...Karen mi ripeto,mi piace ridirlo,sei brava......mi piace il tuo scrivere....

  3. Molto buono lo stratagemma della canzone come filo conduttore per dire e non dire, Mi è piaciuta molto l'atmosfera generale che scorre tra le righe anche se (al tuo posto) in certe frasi avrei limato forse un po' di più (ma come sempre io predico bene e razzolo male!).
    Sei ricca di fantasia, energia e capacità di raccontare. Molto brava.

    • grazie Pierluigi, sì beh non tutte le ciambelle riescono con un buco perfetto ma finchè abbiamo l'ispirazione per scrivere va bene e le critiche sono sempre ben accette...guai se non ci fossero, non si saprebbe su cosa lavorare per migliorarsi 🙂

  4. Avevo scritto un commento dove sarà finito????? Ma è la magia di internet o l'ignoranza di Silvana?? .Brava Karen...

    • c'è c'è anche l'altro commento tranquilla! dovevamo ancora approvarlo prima 😉

  5. a volte si ha paura di guardarsi negli occhi, si ha paura di scoprirsi e lasciarsi andare. Ci si perde allora nella tazzina del caffé (bella l'immagine della tazzina del caffè... bella come l'hai elaborata).
    A volte per la felicità qualcuno deve interrompere il gioco dietro cui ci si nasconde...
    Bello anche l'utilizzo delle canzoni per dire non dire come ha appena detto Pierluigi.
    Brava

  6. quando arriva, meglio farsi trovare svegli, magari con un buon caffè :))
    Basta poco, piccole cose a volte...e se ci metti la complicità delle canzoni...
    Bel racconto Karen

  7. Sono d'accordo, quanta tenerezza in questo racconto, del resto il primo incontro non può che suscitare questo sentimento! Ciao amica!

    • beh non è detto in realtà...un primo incontro può essere anche una delusione... ma diciamo che quando va bene forse va così 🙂

      • Beh, ma anche nella delusione c'è tenerezza. L'attesa, l'emozione del prima quando tutto può ancora succedere...

  8. Un bel racconto Karen, mi è piaciuto molto!
    Che dolce è la sensazione di sciogliersi nello sguardo di qualcuno.


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