un giorno di primavera inaspettato

Racconti Mariella Musitano

La sveglia è suonata presto stamattina. Il piccolo non voleva proprio saperne di rimettersi a dormire. Ci ho provato in tutti i modi. Ciuccio. Pancia in su. Pancia in giù. Lato sinistro. Lato destro. Tetta sinistra. Tetta destra.
Niente. Sconsolata mi sono girata verso mio marito. Non dormiva. Ronfava. La bocca aperta. Un filo di bava  era andato a bagnare il cuscino.
Sconsolata mi sono tirata su. Gli occhi erano due piccole fessure che chiedevano a gran voce un bibitone di caffè. Il piccolo invece era già bello sveglio e con i suoi lalala bababa mamama mi trapanava le orecchie e devastava quel po' di cervello che aveva preso a funzionare.
L'ho messo sul seggiolone. Gli ho dato un biscotto, il suo biberon e mi sono tuffata verso la mia salvatrice. La macchinetta del caffè.
Nell'attesa che inizi a sbuffare riempendo la stanza col suo preziosissimo aroma mi sono lasciata cadere sul divano. Anzi ci sono sprofondata mettendomi sopra pure il plaid.
Non osavo guardare l'orologio. Non ne avevo il coraggio e ancora ero dell'idea che, forse, la bestiolina avrebbe avuto pena di me e mi avrebbe concesso il sonno più piacevole, quello dopo il caffè. Quello che arriva solo se riesci ad addormentarti entro dieci minuti dall'averlo sorseggiato.

Insomma ero ottimista. Di quelle più convinte. Di quelle che anche di fronte all'evidenza della catastrofe ancora pensano che ci sia una via d'uscita. In fondo il piccolo si stava ciucciando il biscotto e non si lamentava. Era soddisfatto. Fino al momento in cui non ho posato la tazza sporca nel lavandino e ho avuto la malaugurata idea di lasciarlo nella stanza da solo,  pronta ad infilarmi nuovamente nel tepore delle coperte di una domenica mattina oziosa.

Ahahahah

Ha preso ad urlare usando tutte le lettere di cui disponeva. Ho provato a mettere la testa sotto il cuscino, sperando che il mio Lui si svegliasse in preda ad un attacco di mammismo . Gli ho anche dato due tre calcetti. Si è girato sul fianco dandomi le spalle e bofonchiando un non mi sento tanto bene. Credo che vomiterò. Ho bevuto troppo ieri sera.

Ho contato fino a trenta. Sapevo che la mia giornata si stava giocando con un testa o croce mentale: se scleravo e mi  rovinavo la domenica testa; se mi alzavo, sistemavo il mostro nel box, mi facevo un secondo caffè e me lo sorseggiavo davanti alla finestra croce.

Croce. Meno male.

Il piccolo nel box si è calmato facendo prove di gattonamento. Quando cadeva con la faccia spiaccicata sul fondo i suoni che emetteva erano meno possenti e alla fine anche se con il primo caffè non ero riuscita a svegliarmi e nemmeno ad addormentarmi, con il secondo mi è arrivata una botta che mi ha aperto gli occhi come se fossi una riposseduta.

Dalla finestra entravano i primi raggi del sole e scaldavano atraverso il vetro la gamba. Sarebbe stata una bella giornata soleggiata e quindi avremmo potuto viverla all'aperto, ad occuparci del giardino.
Erano le nove e mezza quando siamo usciti fuori e non abbiamo avuto nemmeno bisogno del giacchetto. Con la mano destra porto il piccolo e con la sinistra una coperta da mettere sul prato. Ci siamo sistemati vicino all'olivo rimanendo al sole. Mio figlio mi sorrideva e con la manina mi faceva ciao ciao. Mi sono sdraiata accanto a lui. Ho chiuso gli occhi e mi sono addormentata scaldata dai raggi di un giorno di primavera inaspettato.

Stamattina ero ottimista.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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4 Commenti

  1. che potere ha il sole... se fosse sempre primavera forse saremmo tutti più felici...

  2. che tenero il piccolo *-*

  3. Prove di gattonamento...

    questa mi mancava...

    N.A.


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