Giovanni non fuma né beve, ama le carni, i dolci di qualsiasi tipo, la Pepsi, i bei vestiti, le scarpe e gli orologi. Ha un fisico longilineo asciutto, snello e agile, gli occhi azzurri molto luminosi, ma torbidi nelle pupille, ben incastonati nel viso dalla pelle chiara, liscia, sempre senza barba e curata. Le labbra ben contornate, i capelli castani corti, leggermente alla moda, spettinati con gusto dal gel lucido. Un tipo attraente per ambo i sessi, il cosiddetto bel ragazzo.

Arrivò con un tram nei pressi della via del quartiere indicatagli dai tipi per cui lavorava. Le due compresse giornaliere di Rivotril che assumeva da svariati mesi, tenevano a bada le reazioni del fertile sottobosco dei suoi attacchi di ansia e panico depressivo che erano cominciati dopo la morte di suo fratello minore. Raggiunse con ampie falcate il punto in cui doveva appostarsi. Gli erano state fornite tutte le coordinate, gli orari e le informazioni che gli necessitavano. E’ una banda molto ben organizzata, scaltra e intelligente quella per cui lavora; la paga è ottima e puntuale. Inoltre non ha particolari obblighi verso l’organizzazione, ciò gli garantisce un’ottima autonomia e indipendenza di vita, proprio come lui desidera.

Inguainato, come una faina attenta, stretto in un giubbino di pelle nera, jeans sdruciti scoloriti aderenti e scarpe da running tecniche, Giovanni si mise ad attendere, scorticandosi il cervello a sangue con i milioni di pensieri acuminati che a frotte scorrazzavano e si affollavano nel suo cranio pulsante. La temperatura del suo cuore rimaneva sempre bassa grazie al freddo metallo senza vita apparente della sua 7 e 65 cromata con silenziatore incorporato, comodamente alloggiata in una fondina sottile di materiale sintetico traforato insaccata e cucita nell’interno del giubbino. Le micro-auricolari del mini-riproduttore mp3 tenuto a bassissimo volume, gli alitavano nelle orecchie le sue canzoni preferite, che spaziavano dal rock al pop, senza settorialità particolari. Ascoltare musica mentre attendeva di portare a termine un compito affidatogli lo aiutava a tenersi paradossalmente equilibrato nella sua tensione, preparandosi ad affrontare l’imminente scossa di adrenalina di precisione.

Aveva memorizzato schematicamente nella mente la targa della BMW nera da cui sarebbe sceso il suo bersaglio. Guardò l’ora,il suo Rolex GMT Master segnava le ventidue e trenta, mancava circa mezz’ora all’ appuntamento. Le strade erano semi-deserte a causa dell’intenso freddo di inizio inverno; un lieve vento gelido graffiava il viso, sparuti automobilisti e scarsi bus correvano verso le loro destinazioni.

Giovanni si era messo al riparo sotto un porticato; in quel modo nessuno poteva vederlo,ma contemporaneamente niente ostruiva o comprometteva la sua visuale. Fra poco il suo uomo sarebbe arrivato nel parcheggio per far ritorno a casa; il copione sarebbe stato sempre lo stesso, era inutile rammentare o riflettere. La berlina tedesca arrivò puntuale, c’era solo una persona a bordo, come da comunicazione ricevuta; tutto coincideva. Era martedì, la strada poco illuminata, niente gente a piedi, nessun bar nelle vicinanze, nessun’altra attività aperta, e soprattutto i portici complici perfetti.

Con un unico e veloce gesto della mano destra, Giovanni tolse la sicura alla pistola e liberò la fondina aprendo per metà la cerniera del giubbino. Spense l’mp3 e tolse gli auricolari. Il motore della BMW si arrestò e si accesero le luci di cortesia mentre il tizio scendeva. Lampeggiarono le quattro frecce che indicano il serrarsi delle portiere e l’inserimento dell’antifurto. Il suo bersaglio si avvicinò al portone della propria abitazione con passo lento, le chiavi già in mano, un’aria stanca e occhi bassi; aprì il portone e avanzò con un passo in avanti per entrarci. A questo punto Giovanni fece la sua comparsa dal porticato, da dietro, chiedendo all’uomo gentilmente di non chiudere, inventò che doveva salire a casa di sua sorella. L’arma più potente che aveva era la sua aria da bravo ragazzo.

L’uomo col viso stanco sorrise, era sempre fuori per lavoro , non era sposato, e nel condominio, dove tra l’altro abitava da soli tre mesi, non conosceva nessuno; con una mano accompagnò l’anta apribile tenendola spalancata mentre con l’altra in cui teneva ancora le chiavi pigiò l‘interruttore delle luci del palazzo che illuminavano anche l‘androne d‘ingresso. Quindi si diresse verso le scale non curante, dando le spalle. Giovanni entrò; facendo finta di cercare qualcosa nella tasca interna del giubbotto, ne estrasse quindi la pistola mentre il portone si chiudeva dietro di sè. Sparò subito, i colpi in rapida successione raggiunsero l’uomo rispettivamente alla testa, alle spalle e alle reni; l’uomo non fiatò neanche, emise solamente un rantolo cadendo sui bordi dei gradini all’inizio della rampa di scale sui quali rimase disteso senza vita.

Per esser più tranquillo che tutto fosse andato per il verso giusto, Giovanni, avvicinandosi al corpo facendo molta attenzione a non toccare e calpestare il rivolo di sangue che si allargava colando dalle scale, assestò un ultimo colpo a bruciapelo nella nuca dell’uomo che non si scosse neanche. Quel silenziatore compatto era perfetto. Rassicuratosi, non sentendo alcun rumore o voce nella tromba delle scale, attese che il relais spegnesse le luci nel condominio, quindi uscì in strada, sotto i portici. Erano le ventitre e venti; si allontanò da lì a piedi. Ora aveva fame; dopo circa un chilometro e mezzo di cammino e un cambio di quartiere, si rifugiò in un Mac Donald’s ancora aperto. Non lo gradiva molto, non tanto a causa del cibo, ma quanto per il motivo che nei Mac’s non c’era la Pepsi ma la Coca Cola. E a lui non piaceva.

Marco Scazzeri
Ciao a tutti , mi chiamo Marco , ho 36 anni , scrivo racconti brevi e vorrei tanto poterli condividere con tutti voi ed avere una vostra opinione sul mio modo di scrivere e sui racconti stessi . Un caro saluto a tutti , vi attendo , Marco Scazzeri .

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