No, non posso usare queste parole, mi serve qualcos'altro.
Non te ne accorgi? Guardano solo te.

Ti stai nuovamente muovendo tranquillo nei miei silenzi attraendo tutti i ricordi più piacevoli e rubando parole.
Vuoi prenderti la felicità passata per conquistarti il futuro, per ricattarmi, cosìcché io non possa più nemmeno immaginare un campo in cui le mie storie crescano senza la tua acqua.

Ho fermato spesso le mie mani mentre cercavano di strozzare il tuo riflesso nello specchio o quando quella volta hanno tentato di farti scendere dal cielo notturno. Ti ho salvato dalla mia natura. Lei ti odia, mentre io sono costretta ad amarti per continuare a scrivere.
Sei entrato quando ero troppo debole per cercare una strada giusta, ti ho trovato nascosto tra tutte le verità alle quali negavo anche un sorso d'esistenza, mi hai colato negli occhi il tuo sguardo innocente e io ti ho raccolto.

Da quel giorno ho ricalcato tutti miei racconti sul tuo volto, ho permesso all' ispirazione di nutrirsi con la tua carne e adesso le parole sono tutte lì da te, capaci di respirare e bere.
Lontane dal tuo corpo appassirebbero.

E anche se quelle parole potessero sopravviverti e tornare da me neutre e adatte a tutte le nuove storie in cui tu non potrai esserci, so che non me le renderesti mai, l'ho capito quando ti ho chiesto indietro almeno uno dei miei passati più dolci, uno di quelli in cui di tuo non c'era nemmeno l'ombra di un'impronta, e tu lo hai mangiato.

Pikadilly

Caduta dall’albero nei primi anni ’80, ho passato la mia infanzia costruendo castelli di persiane con mio fratello e archiviando conserve di pomodori con i vecchi di casa.

Tra gatti, pallavolo e alberi di fico, sono cresciuta senza sapere bene perché, ma consapevole di voler imparare se non a volare, almeno a camminare senza rompere troppe scarpe.

Amo il mio orologio da taschino, Guareschi e i colori della libertà che mia madre mi ha dipinto di nascosto negli occhi la prima volta che ci siamo salutate.

Ogni tanto scrivo, ogni tanto disegno, ogni tanto cerco anche di non fare nulla, che è forse la cosa che mi riesce meglio.

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4 Commenti

  1. "Da quel giorno ho rical­cato tutti miei rac­conti sul tuo volto, ho per­messo all’ ispi­ra­zione di nutrirsi con la tua carne e adesso le parole sono tutte lì da te, capaci di respi­rare e bere.
    Lon­tane dal tuo corpo appassirebbero."
    forse è giusto che sia così.

  2. oddio Pika che bello... non so perchè ma mi viene da piangere...bellissimo

  3. @Mariella

    Sì, forse. Ma certe volte è una storia assurda. Lo so, può essere idiotissimo quello che sto per dire, ma ti metti lì, convinta di scrivere una storiella qualsiasi ed eccoli, tutti i pensieri si concentrano su una sola faccia. Non è un uomo (nel mio caso è un muso maschio) con cui vuoi stare né uno che ti piace al quale hai affidato qualche tipo di poetica personalità. E' solo un uomo che riesce a farti diventare una macchinetta da racconti, ma se non pensi a lui, se non lo immagini, diventi sterile. Non produci più niente o comunque niente che ti sembra possa avere qualche tipo di senso. 🙁

    Forse passerà, con il crescere passerà.

    @Karen
    Penso che tutti abbiano un Muso intorno al quale orbitano tante immagini, tante storie, tante sensazioni. E scommetto che anche tu ne hai uno. 😉

    Grazissime. 😉

    • si e credo che tutti abbiamo il nostro muso (uomo o donna, ma non solo)


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