Lei era seduta con i piedi penzoloni sul muretto, i capelli lunghi e una gonnellina rossa a quadretti bianchi. Leccava un chupa chups alla fragola e guardava la strada, quella via piena di biciclette e di persone che sembravano contente, forse lo sembravano perché erano in vacanza; lì da quel muretto osservava tutto, la prima prospettiva che aveva avuto del mondo era partita forse da quel posto. Lì si erano formati i suoi primi pensieri, abbozzi di riflessioni, la sua percezione delle cose.

Dondolava i piedi e il laccio non annodato della sua superga bianca sbatteva contro il muro a intervalli regolari.

Il suo lecca lecca pian piano si consumava e non avendo ancora molte cose a cui pensare si concentrava sul sapore di fragola, come se volesse trattenerlo il più possibile, fissava la caramella attaccata a quel bastoncino bianco come se volesse fermarla nel tempo,  i suoi otto anni erano leggeri, leggeri come il fazzoletto di cotone ricamato che la nonna le aveva dato qualche ora prima per asciugarsi le lacrime, e che ora, stava volando cullato dal vento. Rachele lo aveva dimenticato sul muretto accanto a lei, dimenticato come le lacrime che a quell’età si dimenticano in fretta, basta una caramella e tutto passa.

Mentre si gustava la sua succulenta merenda un ragazzo passò davanti al suo cancello, il fazzolettino ricamato nel frattempo planava sul suo viso. Rachele lo guardava, con gli occhi spalancati e la bocca aperta, lui afferrò il fazzoletto e infilò una mano tra le grate del cancello sorridendo, lei tirò su la gamba per allacciarsi la scarpa tenendo il suo lecca lecca tra le labbra, poi saltò giù dal muretto e corse verso il cancello allungando la sua piccola mano che sfiorò quella grande di lui che le porgeva il fazzoletto, Rachele sorrise, lui disse soltanto “tieni tesoro” e i suoi occhi verdi si illuminarono.

Afferrò il fazzolettino arrossendo, si girò su sé stessa e tornò di corsa al muretto, il tempo di rimettersi seduta e lui era sparito tra la folla.

La caramella giunse al suo termine, Rachele guardò il bastoncino bianco che le era rimasto in mano con un’aria delusa, ma subito dopo una libellula le volò davanti, non ne aveva mai vista una così grande, aveva negli occhi quell’espressione sorpresa di chi ancora deve scoprire tante cose e una di quelle era la libellula gigante che le volava davanti, così dimenticò in fretta anche il bastoncino bianco lasciandolo cadere a terra con gli occhi sgranati e la bocca spalancata. Dopo pochi secondi anche la strana creatura svanì tra le piante del giardino. Rachele non aveva più nulla su cui concentrarsi e inizio a chiedersi come sarebbe stato diventare grande.  Che cosa avrebbe voluto fare? Avrebbe avuto un fidanzato bello come il ragazzo del fazzoletto? Cosa significava innamorarsi e cosa avrebbe provato baciando qualcuno un giorno?

Essere grandi deve essere meraviglioso” pensò, “si possono fare un sacco di cose, avrò una macchina forse, potrò andare in piazza da sola e magari… e poi vorrei fare la ballerina, e avere una casa in America…”

Rachele non sapeva che essere grandi non è sempre divertente, e crescendo si dimenticò di quel pomeriggio tiepido d’estate in cui aveva pianto disperata per una sbucciatura sul ginocchio che sua nonna le aveva curato facendola scegliere tra una manciata di chupa chups di tutti i gusti, né di tutti i pensieri fatti su un ragazzo sconosciuto o del fazzolettino di cotone.

Vent’anni dopo in una stazione della metropolitana però le sembrò finalmente di scorgere tra la folla qualcuno che avrebbe potuto farle battere davvero il cuore, aveva incrociato uno sguardo che l’aveva fatta trasalire, un volto familiare che le fece pensare subito che l’uomo che aveva davanti come minimo lo aveva conosciuto in una vita precedente e incontrarlo era stato un segno del destino… senza immaginare nemmeno lontanamente che era stata tutta colpa di un lecca lecca alla fragola e di una fazzoletto ricamato.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo
Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di "Binario 8" una raccolta di poesie (che scrivo da sempre). Appena uscito il mio nuovo romanzo 'L'ebbrezza del disincanto' e a breve un'antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me 'Riflessi' e attualmente sono impegnata nell'ultimazione di un nuovo romanzo. Chi sono io? Bella domanda…: "io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

Suoi ultimi post

9 Commenti

  1. non è importante ricordare tutto forse... anche se spesso ciò che dimentichiamo sono proprio i pensieri che ci aiuterebbero a vivere meglio, ma la sensazione rimane, come per Rachele quella di aver conosciuto l'uomo prima di quell'incontro alla stazione.

    • consciamente o inconsciamente ricordiamo tutto, e tutto ha il suo effetto dentro di noi.

  2. non è importante ricordare tutto forse... anche se spesso ciò che dimentichiamo sono proprio i pensieri che ci aiuterebbero a vivere meglio, ma la sensazione rimane, come per Rachele quella di aver conosciuto l'uomo prima di quell'incontro alla stazione.

  3. Bello sognare da piccoli ancora di più da grandi.

  4. Una storia ricamata con piacevole dolcezza..merito di quel fazzoletto e del chupa chups..
    e dei giri lunghi ed imprevedibili che fa il destino..

  5. (sentieri diretti. si arriva in un attimo)


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito