Un giorno ho capito di amarti. Era una domenica di gennaio, lo ricordo bene. Mi sono svegliato con la radio accesa, alla solita ora. Lo speaker gracchiava di un tamponamento a catena in autostrada e almeno una decina di veicoli finiti uno addosso all’altro, qualche ferito ma nessuno particolarmente grave. Sono rimasto a fissare il lampadario illuminato da un filo di sole che entrava dalle persiane socchiuse. In quel momento ti ho sentito. Cullato dal sottofondo di una voce annoiata che commentava le notizie del giorno ho percepito la tua presenza. Ho capito che c’eri, all’improvviso eri entrata in un letto vuoto e caldo, abitavi in me. Violentemente, senza chiedere permesso, nemmeno un piccolo avvertimento. Al momento ho cercato di toglierti dalla testa e cacciare velocemente la tua immagine dai miei occhi ma tu c’eri. C’eri e facevi male come una scheggia di legno in un dito, come una vecchia cicatrice che senti tirare quando cambia il tempo. C’eri e pulsavi nei miei polmoni al ritmo del mio respiro affannato. Ho capito di amarti e di avere bisogno di te. Io grande e grosso, cinico e bastardo, idealista del nulla e poeta di cazzate sublimi. Io come una scatola vuota riempita di te. Io che ho costruito un’armatura impenetrabile che tu hai smontato in un istante solo, demolendo ogni mia sicurezza. È successo come in autostrada. Il secondo veicolo si è scontrato con il primo, il terzo col secondo e così via, finché si è arrivati in un attimo ad una fila triste di rottami fumanti. Anche gli eventi si sono incastrati gli uni negli altri, perfettamente e senza volerlo. Inevitabilmente. Ho capito di amarti come si accarezza un’ipotesi in un letto caldo di gennaio, senza motivo e senza via d’uscita. Ho capito di amarti e non solo, ho capito che quella era l’unica cosa da fare.

 

 

Guido Mazzolini
Guido Mazzolini
Nacqui a Cremona troppi anni fa, da allora respiro nebbie fitte, afa padana e pianeggianti sensazioni. Pesante e immobile da sempre, mi esprimo come posso e come so, nello stesso identico modo che mi è stato concesso da un cinico fato. Scrivo parole convinto che l’espressione sia l’unica magia donata agli esseri umani per potersi elevare e somigliare sempre più agli Dei. Non esistono punti fermi nel mio esistere, solo zattere di comprensione in balia di un oceano agitato e onde altissime che conducono, malgrado noi, verso lidi sconosciuti. Per questo credo nella parola espressa come valore supremo; ci credo perché la voglio fortemente mia, la sento scorrere nelle vene più del sangue, possiede un proprio odore inafferrabile ed evoca consapevolezze diverse, la posso toccare con mano, ingoiare e respirare ogni istante. Credo nel “linguaggio dell’inesprimibile”, nelle sensazioni e intuizioni che solo parole non convenzionalmente espresse riescono a palesare realmente. Accendo l’ennesima sigaretta, inalo fumo, dubbi e allegrie. "Sono l’oscuro lato che nasconde la genesi più vera di me stesso." I miei figli: "L'Attimo e l'Essenza", "Diario di bordo", "Il passo del gambero", "Suoni", "La ragione degli alberi".

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4 Commenti

  1. "Inevitabilmente"...l'amore.
    Molto bello!

  2. Ringrazio tutte voi, donne; portatrici del più grande dono degli dei.


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