I delfini dicono ti amo con gli ultrasuoni

La notte ingombra il cielo delicata, con un manto immenso di nuvole. Poche stelle, forse due. La prima è luminosa, quasi accecante, ma la seconda è flebile, abbandonata o dimenticata da chissà quale costellazione.

Il Fibber Magees sta sulla Parnell Street, vicino ad una delle zone più pericolose di Dublino. Talvolta qualche knacker-viandante pericoloso- si avvicina a chi passeggia sulla via, e chiede qualcosa. Soldi o tabacco, in genere, ma talvolta la faccenda si fa più intensa. C'è chi tiene qualche centesimo sempre a portata di mano, non si sa mai. Altri sperano in Dio.

Il Fibber resta aperto sotto le poche stelle di Dublino tutte le notti. Spesso ci suonano le rock band, e in altre circostanze il dj mette metal duro. Stasera c'è un uomo che beve da solo, proprio di fronte al bancone. Sorseggia una Guinness e guarda nel vuoto. Accenna un mezzo sorriso, appena appena, e poi tira giù un altro sorso. A guardarlo si può immaginare il rumore dei pensieri, simile a quello dei macchinari che forano l'asfalto. I suoi occhi creano un fascio di dubbio che si taglia col coltello. Intorno a lui c'è un gruppo numeroso di spagnoli, ma lo stanno ignorando. Bevono whiskey irlandese e parlano a voce alta. Qualcuno ride forte.

Ad un tratto un anziano si avvicina all'uomo. Cerca il suo sguardo con la stessa timidezza di chi bussa alla porta di chi non aspetta nessuno. Lo trova. Tonnellate di ghiaccio in quegli occhi, pensa. Si accorge di una collana, è un ciondolo a forma di delfino. Coglie l'attimo.
-Un delfino?
-Cosa?
-Quello lì, è un delfino?
L'uomo assorto sembra restio a tornare sulla terra. Non vuole abbandonare quell'oceano di pensieri, quel mondo solamente suo che da fuori pare imperforabile.
-Sì, è un delfino.
-Animale straordinario.

Un brano degli Iron Maiden diffonde l'entusiasmo nella sala, soffiando un vento di cambiamento. L'anziano non demorde di fronte alle risposte monosillabiche, per la curiosità e il piacere di interrompere quel flusso di pensieri. Il pensiero è l'unica cosa che gli esseri umani possono nascondere, ma poi le conseguenze passano dagli occhi, si vedono nitidamente, ed il cerchio si chiude.
-Qualche sera fa eri con una donna. Mi ricordo di voi.
-Io non mi ricordo di lei.
-E' normale. Non avevi occhi per qualcun altro.
L'irriverenza rompe definitivamente il ghiaccio.
-Anyway. Questa sera la donna non è qui.
-Infatti, Lo vedo, perchè hai occhi solamente per i tuoi pensieri.

La Guinness finisce dopo un lunghissimo sorso, tra due labbra bramose di oblio. L'anziano ne ordina altre due. Senza accorgersene l'uomo inizia a giocare col suo ciondolo. Lo tiene tra due dita, lo gira, lo rigira. Poi prende parola con una lentezza dolcissima, è difficile capire se stia parlando a se stesso o a qualcun altro.
-Io non credo che la rivedrò più.
-E perchè?
-E' arrivata senza parole. Poi è andata via senza parole.
-Sentivi il bisogno di parole?
-Maledettamente. Sì.

L'anziano inizia ad accarezzarsi la barba, senza togliere gli occhi dal ciondolo dell'uomo. E' argentato. Accanto alle dita sembra illuminarsi ancora di più.
-Conosci bene i delfini?
-No.
-Sai come comunicano tra loro?
-No.
-Lo fanno con gli ultrasuoni.
-Io li ho sempre e solo sentiti fischiare.
-Questo è solo ciò che vogliono farti ascoltare. Tutto il resto non lo puoi sentire.

Il locale inizia a svuotarsi, lentamente. Gli spagnoli sono diretti a Temple Bar, dove la vita notturna non si ferma mai, nemmeno una sola notte. Gli occhi dell'uomo sono vagamente sbigottiti, la birra inizia a rilassare i suoi muscoli, a decelerare la meditazione.
-Prima di scegliersi i delfini se lo dicono così. Non mi credi?
-Sì. Ma dove vuole arrivare?
-Io credo che esista una comunicazione simile anche per noi. Voglio dire, i delfini dicono ti amo con gli ultrasuoni, e talvolta noi uomini restiamo senza parole. Assurdo, no? Puoi cercarle dappertutto, in ogni angolo della tua mente. Ma non escono, rimangono intrappolate in una ragnatela di filo spinato e di paura. Ma altre volte basta un gesto, uno sguardo. E le parole diventano di troppo, sono buone solo a creare malintesi.

L'uomo accenna un sorriso, teneramente in contatto con i suoi limiti. Nel suo petto sente la morsa dell'abbandono già da diverse ore. E' impossibile distrarsi da certi terremoti interiori. Non c'è tregua. Si rivolge all'anziano per frenare l'impeto della commozione, per estorcere lo spazio all'imbarazzo.
-Lei si è mai innamorato?
-Solo una volta.
-E com'è stato?
-Poche parole. Poche. Per capirsi bastava vivere.
-Eravate come due delfini.
-Eravamo certi della violenza delle parole. Smettila di cercarle. E non avere paura dell'abbandono. Pure quello è fatto di parole. Ti distrugge, non ti lascia difendere.

Altre due Guinness. Il locale si svuota completamente. L'uomo capisce che è ora di tornare a casa, per cercare di dormire qualche ora. Ringrazia l'anziano, gli regala il ciondolo.
-Questo è un regalo per lei, non faccia storie. Lei dice che le parole sono inutili, ma questa sera ho amato le sue.

Così esce dal locale, e va via. Altrove. Con il passo lento e gli occhi sul marciapiede. Con il passare dei minuti diventa piccolo piccolo, ingoiato dalla folla di O'connell Street, nel manto singolare della solitudine, con il fischio di un gabbiano che ricorda un delfino, e gli suggerisce una lacrima.

Marco Fratta
Marco Fratta
Marco Fratta è nato a Torino nel 1987, ma vive e lavora in Irlanda, a Dublino. Scrive romanzi, poesie, racconti e suona il basso elettrico. Ha pubblicato il romanzo "La scatola nera" (La Riflessione 2007) e le raccolte di poesie "Il ronzio degli insonni (Lulu 2009) e "Zitti nel frastuono" (Amazon 2013). Il romanzo d’esordio è stato pubblicato anche in lingua francese in formato ebook (La Boîte noire, Abelbooks 2012, traduzione a cura di Marie-Bernadette Giraud). Con il romanzo inedito "Il pittore di parole" ha vinto il Premio Faraexcelsior 2012, ottenendo la pubblicazione per conto di Fara Editore. Nel 2009, con la collaborazione degli attori Alan Mauro Vai e Vincenzo Di Federico, ha creato il "Marco Fratta Reading Project", forse il primo reading italiano su sottofondi di basso solo. Alcune parti dello show si possono trovare su Youtube e Vimeo. Da sempre appassionato di Rock Progressive, ha suonato con promettenti formazioni di rock d’avanguardia, ma ha anche collaborato con alcuni cantautori tra cui Mezzafemmina (al secolo Gianluca Conte). Per lui ha arrangiato e suonato le parti di basso del disco "Storie a bassa audience" prodotto da Gigi Giancursi & Perturbazione.

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