I nostri giorni migliori

Racconti Karen Lojelo

 

Eravamo tutti lì, così pieni di sogni da dare la nausea.
Era l’estate dei nostri diciannove anni. Avevamo non una, ma almeno dieci vite davanti. Sì, dieci almeno, perché la nostra generazione sarebbe stata quella del consumismo, dell’usa e getta, e noi, come da copione, avremmo cambiato vita troppe volte. Amici, amori, amanti, lavori, case e città.

Ma noi non lo sapevamo... Ci illudevamo che i nostri sogni si sarebbero realizzati tutti insieme: il lavoro perfetto, l'amore per tutta la vita, la casa dei nostri sogni al primo stipendio.

Forse credevamo di essere scampati alla televisione e ai genitori divorziati e credevamo che saremmo scampati anche al lavoro precario, perché noi, ci sentivamo speciali.

Noi avevamo dei sogni del resto.
Noi non sapevamo allora che quelli erano i nostri giorni migliori.

I luna pop scandivano i nostri pomeriggi in piazza e le mattine nella piscina comunale per sopravvivere a quella torrida estate.
Il diploma era arrivato nonostante tutto. Nonostante le seghe a scuola, gli scioperi per la pace nel mondo, l'occupazione e la poca voglia di studiare, perché a quell'epoca, eravamo troppo presi a contestare e solo dopo, ci siamo rimessi a cercare nei libri tutte quelle risposte che ci sono mancate.

La letteratura... Quella sì, ci ha salvato, i saggi e i romanzi che ci compravamo uno in cinque e poi ce li passavano per leggerli e ancora adesso ritroviamo i nostri libri uno nelle case dell'altro; quelli che sono sopravvissuti ai traslochi e alle litigate, quelle di quando ci si tirano le cose e alcune finiscono fuori dalla finestra.

C'eravamo fatti un film talmente splendente del nostro futuro che non ci siamo mai accontentati. Il lavoro non era mai quello giusto... L'amore non è mai stato quello perfetto e noi siamo passati oltre, abbiamo voltato mille pagine.

Non siamo sfuggiti alla sindrome dell'abbandono, alle sceneggiate napoletane davanti agli addii e ai tradimenti. Ma quel giorno... Quel giorno ancora non lo sapevamo, quel giorno ignoravamo cosa avremmo realmente fatto della nostra vita, o meglio cosa lei avrebbe fatto di noi.

Continuavamo a bagnarci i piedi nell'acqua di quell'unica piscina nel nostro quartiere di periferia. Noi, le femmine, non siamo scampate allo shopping compulsivo per riempire i vuoti nel nostro cuore, che quelli nei letti siamo sempre state bravissime a colmarli col primo che capitava, non siamo sfuggite al fitness a tutti i costi, abbiamo imparato a camminare in equilibrio sui tacchi per sentirci all’altezza… e loro, i maschi, non sono sfuggiti alle massacranti ore in palestra, alle uova, tonno e riso per sentirsi meno sfigati e trovare fuori quella forza che gli mancava dentro.

Quel giorno c’eravamo tutti: io, Margherita, Luciano, Franco, Benny e Samantha.
Vedevamo la nostra vita tutta in discesa, pensavamo che gli esami sarebbero finiti insieme a quella maturità che solo molti anni dopo abbiamo scoperto non fosse mai arrivata per noi.

Alcuni di noi avrebbero avuto dei bambini, non per questo avrebbero smesso di sentirsi figli. Altri sarebbero stati perennemente in fuga dalle responsabilità, ritrovandosi poi alla fine accoppiati con una donna separata che comprendeva già un pacchetto completo di prole.

Ma quella era una calda mattina d’estate, il sole alto nel cielo scaldava i nostri volti e i piedi si rinfrescavano nell’acqua che odorava di cloro.

Avevamo passato l’inizio di quell’estate facendo tardi la sera tra disco pub e mac donald. Il nostro stomaco era ancora in grado di sopravvivere senza malox.
La paghetta che ci davano i nostri genitori non bastava mai e così qualcuno spacciava il fumo per arrotondare.

Benny si era preso una sbronza colossale la sera precedente e tutti lo prendevamo ancora in giro per le cose che gli erano uscite dalla bocca. Aveva confessato il suo amore a Samantha, ma Samantha già all’epoca aveva fin troppi maschi che passavano per il suo letto e Benny era l’ultimo dei suoi pensieri. Margherita era sempre dietro a quel tipo fico con la moto che però la chiamava ogni due settimane e poi puntualmente spariva. Franco la guardava e ogni tanto si immaginava di sbatterla contro il muro e strapparle la camicetta ma poi lei gli sorrideva col sole negli occhi e lui tornava a fare l’amico fidato a cui confidare i suoi malumori. Luciano guardava me, la sera prima ci eravamo baciati ma non lo avevamo ancora detto a nessuno.

Avevamo già i nostri pensieri da tenere a bada ma c’era ancora la speranza che tutto sarebbe andato bene, alla fine.

Ad un certo punto Luciano si alzò e iniziò a spingerci dentro l’acqua uno dopo l’altro con ancora i vestiti addosso, ridevamo, ridevamo come pazzi. Gli schizzi d’acqua avevano annebbiato la nostra vista e il nostro piccolo mondo era tutto lì. Il resto per noi ancora non esisteva.

Non sapevamo che sarebbe arrivato settembre, che ci avrebbe divisi, qualcuno sarebbe alla fine andato all’università, nonostante lo studio non fosse mai stato il suo obbiettivo principale, qualcuno avrebbe iniziato a lavorare, una di noi sarebbe rimasta incinta, l’altra sarebbe finita a lavorare in televisione più nuda che vestita…

La vita avrebbe fatto di noi quello che voleva e tutto quello che noi le avremmo permesso, e noi, le avremmo permesso tutto, tanta era la sete di viverla che avevamo.

Ci siamo ritrovati anni dopo a leccare le ferite e ricucire gli strappi ormai stanchi e provati da tutto.
Ma poi dopo le mille cadute, i cambiamenti e le crisi e gli spergiuri di non ricadere negli stessi errori avremmo comunque sempre ricominciato, ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo lanciati lo stesso in un’altra catastrofe con gli occhi ben chiusi o forse troppo aperti.

Perché la vita è così. E noi, del resto, avevamo dei sogni.
E quando uno li ha, non ci rinuncia mai veramente.

Karen Lojelo

httpv://www.youtube.com/watch?v=RolonN9QDd8

Karen Lojelo
Karen Lojelo

Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di
“Binario 8” una raccolta di poesie (che scrivo da sempre).
Appena uscito il mio nuovo romanzo ‘L’ebbrezza del disincanto’ e a breve un’antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me ‘Riflessi’ e attualmente sono impegnata nell’ultimazione di un nuovo romanzo.
Chi sono io?
Bella domanda…: “io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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2 Commenti

  1. Ero rimasto all'ebrezza del disincanto in fondo...ne riparleremo con un caffè davanti magari 🙂

    • in fondo non facciamo che cambiare opinioni... del resto che senso avrebbe altrimenti la vita? 😉


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