Il coraggio di essere felici

Racconti Karen Lojelo

Lola ci credeva nelle favole. Anzi, le difendeva con le unghie e con i denti perché nessuno le aveva insegnato a crederci, piuttosto le avevano sempre ripetuto di far poco affidamento sul lieto fine sempre e comunque. Le ripetevano fin da quando riusciva a ricordare…: certe cose accadono solo nelle favole…

Così lei era cresciuta in fretta in quel mondo strano dove nessuno manteneva il ruolo che gli era stato assegnato. Suo padre era morto una mattina d’inverno, si era lanciato dall’ultimo piano del suo ufficio, così, un salto nel vuoto, lei aveva visto tutti che piangevano ma si era raccontata che lui forse voleva solo provare a volare e magari non ci era riuscito. Sua madre qualche mese dopo aveva preparato una valigia all’alba ed era sparita sopra un treno diretto in qualche posto da cui non era mai tornata. Ma Lola si ripeteva che sicuramente aveva avuto i suoi buoni motivi e non aveva mai preso la cosa sul personale. Era una bambina strana, che non si arrabbiava mai, le risposte le cercava nei suoi libri pieni di storie fantastiche e così trovava delle spiegazioni, a dir poco fantasiose, che giustificavano tutto.

Sua nonna le aveva detto che poteva rimanere da lei, ma che non avrebbe dovuto dar troppo fastidio altrimenti sarebbe finita in un collegio. E così Lola era cresciuta cercando di non disturbare mai troppo. Aveva imparato a cucinare e a rassettare la casa in modo che sua nonna le regalasse qualche lira per poter acquistare un altro libro usato nella bottega sotto casa.

C’era quell’ultima riga, in ogni volume in cui si perdeva, che recitava sempre sul finale e vissero felici e contenti e lei si era convinta che fosse solo una questione di tempo. Che alla fine era così che doveva andare, bisognava solo avere pazienza, aspettare il momento giusto, che i tempi fossero maturi, aspettare. Senza perdere mai la speranza. Che in fondo chi non riusciva a concludere in quel modo la sua esistenza era perché non ci aveva mai creduto abbastanza. Del resto in ogni favola che si rispetti è quello il punto, devi crederci, se non ci credi hai già perso. E così lei ci credeva, contro tutto e tutti, che prima o poi sarebbe arrivato quel finale meraviglioso che l’avrebbe ripagata di tutto quell’attendere e sopportare e andare avanti.

Certi pomeriggi d’estate si sedeva sul muretto davanti casa e osservava le persone che passavano, cercava di immaginare la loro vita e cogliere dai loro volti lo stato d’animo. Si sforzava di scorgere dagli occhi di quegli sconosciuti se ci erano riusciti ad arrivare al finale perfetto. Ma non c’era mai nessuno che le sembrava davvero felice. Fino a che un giorno passò di lì un signore distinto con uno strano cappello a cilindro, un sigaro e un bastone. Arrivò fischiettando e con un sorriso buffo sotto i baffi. Aveva una grossa pancia e un orologio da taschino che pendeva sulla giacca. Lola saltò giù dal muretto come presa da uno slancio di euforia, aveva pensato eccolo… l’ho trovato, lui sembra davvero felice… si era avvicinata allo strano signore dicendogli che l’orologio si era sfilato dalla tasca e con dolcezza glielo aveva rimesso a posto.  Lui si era tolto il cappello e gli aveva domandato con aria sicura: ‘Cos’è che aspetti ragazzina?’ Lei rimase un attimo in silenzio con gli occhi spalancati e poi rispose: ‘Aspetto il momento giusto.’ Il momento giusto per fare cosa?’ ‘ Non lo so,’ disse Lola, ‘tutti aspettano qualcosa che prima o poi accade nella loro vita e gli fa pensare ecco cosa aspettavo… io devo ancora scoprirlo cos’è che può rendermi felice, sono troppo piccola per saperlo, ma sono certa che quando arriverà lo riconoscerò.’

Il vecchio signore la osservò a lungo annuendo con il capo prima di dire: ‘Sai non tutti se ne accorgono quando arriva quel momento… devi essere molto coraggiosa quando succederà, la maggior parte delle persone si aspetta cose improbabili e così non riconosce mai il momento che potrebbe cambiare la propria vita, si rispondono che forse è meglio aspettare un altro po’, o ancor peggio si sono talmente abituati ad aspettare che non sono capaci di iniziare a vivere in un modo diverso.’ Lola abbassò lo sguardo interdetta e si mise a riflettere sulle parole di quell’uomo misterioso. Allora lui si chinò su di lei levandosi il cappello da cui tirò fuori un campanellino, lo fece suonare e le disse: ‘ricordati, quando sentirai questo suono inizia a correre, quello sarà il momento giusto.’ Dopodiché l’uomo baffuto si rialzò riprendendo a camminare e sparì tra la folla.

Lola corse in casa convinta di aver trovato la sua risposta e quello fu l’ultimo giorno che si sedette sul muretto ad osservare la gente. Ormai sapeva che tutti quei volti tristi erano solo il risultato della mancanza di coraggio, perché aveva capito a quel punto che ci vuole coraggio per essere felici. Molti anni dopo sentì quel campanello suonare e non ebbe un solo attimo di tentennamento, iniziò a correre, il treno stava partendo.

Karen Lojelo

Karen Lojelo
Karen Lojelo

Sono nata a Roma il 25 giugno del 1976 dove ho studiato, vissuto e lavorato fino al luglio del 2007, poi ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo: “L’amore che non c’è” poi è stato il tempo di
“Binario 8” una raccolta di poesie (che scrivo da sempre).
Appena uscito il mio nuovo romanzo ‘L’ebbrezza del disincanto’ e a breve un’antologia di racconti curata da me Mariella Musitano e Sara Marucci. Nel 2013 è andato in scena il primo spettacolo teatrale scritto da me ‘Riflessi’ e attualmente sono impegnata nell’ultimazione di un nuovo romanzo.
Chi sono io?
Bella domanda…: “io sogno cose che non sono mai esistite e dico: «Perché no?». George Bernard Shaw

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