Credibilie.
Stamattina sono assediato da idee, circondato da persone che in un modo o nell'altro pensano di avere ragione e pretendono soddisfazione, mentre io avrei solo un devastante bisogno di ascoltare il silenzio del "niente".

Niente.
Non c'è rumore nel niente.
Non c’è nessun dovere e non ci sono regole.
Non arriva nessuno a dirti dove devi andare.
Non ci sono saccenti personaggi che ti indicano cosa è giusto, o cosa è sbagliato.
Meravigliosamente "niente".
Squisitamente "niente".

Dopo aver trascorso una notte ad edificare abusivamente il mio grattacielo di sogni, decido di rimanere immobile su questo pianerottolo disabitato e buio, fatto di infantili indolenze e di opportuno "niente".
Stacco il cellulare e trascorro interminabili minuti divorando dildofobici dubbi come patatine, mentre improvvisati fogli di giornale se ne vanno in giro da soli, come gli improbabili pensieri di certa gente.

Ho bisogno di un ascensore che mi riporti nella giusta direzione.
Il primo arriva, ma oltrepassa veloce il mio piano senza fermarsi, ignorando me ed il mio bisogno di cambiare. Poco dopo una improvvisa lama di luce riempie la fessura tra le porte e falcia il mio volto. Un rumore meccanico aziona i battenti che si aprono al comando di un segnale acustico.

Ora tutto intorno è luce.
Dallo scrigno d'acciaio si affaccia un ometto ben vestito che mi parla con toni da fantasma. Chissà, magari avrebbe preferito infestare un castello piuttosto che occupare uno spazio così piccolo all'interno di un ascensore.
"Mi scusi? Sale o scende?"
"Scendo" - rispondo io.
"Ma dai, eppure io sono proprio convinto che per Lei sia meglio salire! Troppo niente può far male".

Essere immateriali non vuol dire non essere per forza simpatici. Paradossi letterari, si apre una porta e la prima persona che incontro pretende ancora di dirmi "cosa devo fare", "dove devo andare" ed il bello è che io potrei anche accettare l'invito.

Ho detto potrei.
"Lei crede? Le assicuro che devo scendere, ed è addirittura insindacabile considerando che si tratta di fatti miei. E poi mi scusi, ma Lei chi cazzo è?"
"Io? Io sono il desiderio che sale. Non mi sbaglio mai sa? Se si tratta di scegliere non sbaglio mai. Quindi oggi salgo e a mio avviso dovrebbe farlo anche Lei! Allora che fa?
Sale con me oppure... niente?"

Niente.
La penombra nei pensieri non è tale da rendere impossibile una replica e scommetto sul mio naso rosso a forma di pallina da golf che sarà una risposta circense.

"Caro desiderio, sa perchè preferisco di gran lunga lo scrivere al parlare? Perchè le parole raccontate rimangono incastrate tra i denti, marciscono contro le pareti della bocca e finiscono con il darmi la nausea. Quello che ho imparato fino ad ora, l'ho imparato leggendo, rileggendo, riscrivendo, tracciando e ritracciando le rotte da seguire con rigore e compassione. Per questo non vado dove mi porta il desiderio, ma dove è il buonsenso a spingermi. Perciò la ringrazio dell'invito, io a questo punto scenderei a piedi."

Due porte di acciaio si chiudono alle mie spalle mentre una voce onnisciente ridacchia invadendo lo spazio lasciato libero dal silenzio.

Così il pagliaccio affrontò la rampa di scale, con la testa più grande del suo cappello e con la serenità di colui che crede che la pioggia sgorghi solo da un ombrellino aperto.
Anche questo spettacolo è terminato, martello in testa, inchino e sberrettata finale.
Ora vi prego, vi prego, vi prego, tiratemi fuori di qui... e risparmiatemi l'applauso.

Gianluca Marcucci
Gianluca Marcucci
L'anno di nascita è un enigma: Il numero degli sbarcati con Garibaldi, moltiplicato i figli della Lojelo, sottratti gli apostoli, moltiplicato il modello della fiat più venduto nella storia, sottratta la maggiore età, per il numero dei moschettieri, diviso i punti cardinali. Romano di nascita, piemontese di adozione, imprenditore per passione, giornalista per definizione e scrittore per gioco. Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu' grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan... http://poker.sportmediaset.it/wpmu/

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5 Commenti

  1. ... splendida (nonchè assolutamente verosimile) immagine quella del "grattacielo di sogni" (^!^)

    Al di là dell'impatto visivo (sogni che seguono una sorta di gerarchia per piani sovrapposti, dal
    garage nel seminterrato all'attico: dal profondo e dalle manifestazioni dell'io, ai balletti del super-io
    che cerca di arginare l'eccesso di immaginazione) anche il termine stesso "grattacielo" è
    evocativo, molto più di edificio o torre.
    Grattare il cielo: cielo stellato (quello notturno) o cielo del corpo umano (il cervello, la sua sommità)?

    Personalmente mi trovo in imbarazzo al risveglio: a volte non so se si tratti di una tabula rasa
    o di... un condono edilizio in piena regola (O o) .... :))))

    Un caro saluto!! (^!°)

    fab_


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