Il passato è un brutto fardello

Lettere Mariella Musitano

Ieri ha piovuto tutto il giorno. Una pioggia torrenziale che sembrava voler spazzar via le tue malinconie, ma ancora non ci è riuscita. Direi che le ha solo cullate e nulla più. E stamattina mentre dormi esausta nel letto degli ospiti nemmeno ti accorgi dei raggi di sole che si posano lievi sul tuo viso illuminandolo. Sei bella ma non lo sai. E non solo per la tua pelle liscia, le labbra carnose e ben delineate. Non sono nemmeno i tuoi occhi grandi e verdi o il tuo taglio di capelli sbarazzino.

Sei tu, come sei dentro. Io lo vedo quanto sei bella, ma non serve a niente. I tuoi occhi sono spenti da tempo. Non c’è tramonto o alba o avvenimento speciale che riesca a farli brillare, come quando eravamo bambine. Come quando tutto era ancora possibile per me come per te.

Cosa è successo? Cosa ti mette così tanta paura?

Me lo chiedo io, te lo chiederai anche tu.

Il passato è un brutto fardello da portarsi addosso, soprattutto quando i ricordi sono salati come le lacrime che versavi ogni volta che tua madre non faceva la madre. Amari come tutte le carezze che lei ti ha negato. E anche se di nascosto tuo padre ti abbracciava, il fatto è che lo faceva di nascosto quasi a vergognarsi di un gesto che dovrebbe venire naturale.

Le estati le passavamo sempre insieme, io e te, da me. Lontani da quella famiglia che non sapeva amare, ma troppo presenti nella mia, dove invece di amore ce ne era talmente tanto che soffocavamo. E ogni carezza di mia madre era una pugnalata in pieno petto perché sembrava incoerente con quanto ricevevi da chi diceva di amarti. O forse non te lo hanno mai detto?

Quando a venti anni sei andata via di casa ti avevo proposto di stare da me. Ricordi?

Quel giorno hai smesso di guardarmi negli occhi e sei sparita con il tuo viso triste e un sorriso malinconico che ti porti avanti da una vita.

Hai bussato alla porta solo ieri. Quindici anni, non sono una manciata di secondi, ma per te lo devono essere stati o almeno lo spero, perché altrimenti sono stati più duri di un inferno. Eri bagnata come un pulcino. E non sapevo dire dove si fermava la pioggia e dove cominciavano le lacrime.

Ti cullerò e coccolerò. Scalderò il tuo cuore e nutrirò il tuo esile corpo. se me lo permetterai.

Ma la tua anima solo tu puoi salvarla.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

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2 Commenti

  1. bella Mariella, mi hai commosso, spero che il destinatario della lettera riesca a sollevare di nuovo le sue ali.


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