Il puzzle di Adriana

Racconti Marco Scazzeri

Che ci sto a fare qui? Che cosa ci sto a fare qui!!??
Esclamò concitatamente ad alta voce a se stessa Adriana, balzando improvvisamente giù dal letto della lussuosa camera d’albergo in cui alloggiava Massimo e dove aveva appena finito di fare l’amore con lui per la prima volta. Nervosamente brandì i propri vestiti sparsi per la stanza, si rimise il reggiseno e gli slip, infilò velocemente la camicetta di seta nera passandosela con un movimento rapidissimo da dietro le spalle, calzò le scarpe senza l’aiuto delle mani ma con una semplice semitorsione delle caviglie e dei piedi; i tacchi alti facevano risaltare la forma dei suoi glutei nella gonna color antracite non ancora allacciata in vita.

Si sistemò i lunghi capelli neri e fluenti ravviandoli indietro e dando ad essi forma con le mani. Quindi si lasciò andare abbandonandosi sul divano di fronte al letto, rimanendo seduta, in silenzio, gli occhi bassi, i gomiti sulle ginocchia scoperte, con le mani sul viso che si perdevano nelle sue lentiggini. Tutto le sembrava che andasse confusamente velocissimo, in accelerazione, sorpassandola, ma nel contempo si sentiva appesantire. Una morsa di confusione schiacciava e annebbiava i suoi pensieri sparsi divenuti simili ad un grandissimo puzzle smontato da ricostruire del quale Adriana riconosceva tante caselle frammentate, ma non ne comprendeva il modo per poter riuscire ad incastrarle e rimetterle in ordine.

La prima delle caselle frammentate era lei stessa, a seguire veniva il suo corpo ancora affamato di senso, desiderio e pelle, poi quei momenti;si aggiungevano velocemente insieme una serie di pensieri confusi e ornati da tanti punti interrogativi; poi sua figlia Chiara, per lei importantissima ma che ultimamente stava trascurando ed alla quale era solita inventare sempre più scuse per giustificare la sua lontananza; si annetteva suo marito Roberto, un’ottima persona con cui era sposata da tanti anni, che rimaneva fuori casa per lavoro, in ufficio tutto il giorno e che lei aveva appena tradito con un’altra casella frammentata che era la più difficile da collocare e incastrare, e, cioè quel Massimo, un uomo affascinante e piacente, un semi-sconosciuto giunto da poco in città per questioni di lavoro, incontrato e conosciuto per caso con il solo tramite di uno scambio di sguardi presso il bar del circolo tennis della zona che Adriana frequentava con regolarità. Con Massimo ebbe subito una fortissima sensazione di attrazione, una grande intesa e un’immediata complicità, trasformate repentinamente in desiderio comune di volersi possedere; desiderio che la spinse nei meandri della passione tanto velocemente al punto che fu lei stessa a prendere l’iniziativa che li portò a fare l’amore dopo soli due giorni che avevano fatto conoscenza.

Tutto ciò, accadendo così all’improvviso senza alcun ritegno o ripensamento da parte sua, servì ancor di più a fugare ogni dubbio in relazione a ciò che le stava succedendo , a ciò che la stava sconvolgendo, riguardo la sua crisi personale; da un bel po’ di tempo era profondamente combattuta interiormente pur non facendo trasparire niente con nessuno, fingendo anche talvolta. La questione era che non amava più suo marito, ormai non provava assolutamente più niente per lui, e avvertiva una grande scontentezza per l’andamento monotono della sua vita con una conseguente sensazione di irrealizzazione.

Quello che le era accaduto con Massimo, quello che in fondo si era anche un po’ cercato, poteva definirlo paradossalmente una conferma. Ma malgrado tutto, contemporaneamente si sentiva bloccata, turbata, un po’ disorientata nei riguardi del modo in cui avrebbe dovuto affrontare ciò che le stava capitando, a proposito degli avvenimenti possibili futuri e le scelte da optare sul da farsi, con tutto ciò che c‘era di annesso e connesso; era anchilosata da pregiudizi, risentimenti, scrupoli, preoccupazioni, nervosismi,supposizioni, preamboli, ansie, timori. Aveva voglia di cambiare ma non ce la faceva ancora, pur non essendoci viltà in lei. Mentre tutti i vari pensieri la assalivano, mentre cercava di trovare la strada più giusta che la conducesse verso la decisione da prendere per affrontare al meglio la situazione,  ecco che ritornavano alla carica senza darle tregua i pezzi delle caselle frammentate del puzzle cerebrale sempre più minacciosamente mescolati nel suo cranio;spuntavano altre figure oltre a quelle già vividamente presenti; c’erano i suoi sensi di colpa ,alcuni rimorsi, le delusioni che aveva e che avrebbe dato,la fragilità sopravvenuta,le livide speranze a senso unico rese cieche dall’indecisione.E naturalmente,nulla si incastrava, nessun pezzo combaciava con un altro in quel momento.

Massimo di fronte a lei, ancora nudo nel letto disfatto, non proferì una parola, era rimasto spiazzato da quell’improvviso comportamento, immobile; era incredulo, basito, con gli occhi stuporosi e una smorfia nell’espressione che dalle labbra si arrampicava inesorabile sul viso.

Marco Scazzeri
Ciao a tutti , mi chiamo Marco , ho 36 anni , scrivo racconti brevi e vorrei tanto poterli condividere con tutti voi ed avere una vostra opinione sul mio modo di scrivere e sui racconti stessi . Un caro saluto a tutti , vi attendo , Marco Scazzeri .

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3 Commenti

  1. Certo è una storia! ... ne accadono tante così! .... ma quella riflessione ..... farla prima???? ... nooo?? ... cara la mia Adriana? ... bel racconto !!! comunque! complimenti :))


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