Una leggenda vivente per i cacciatori di gloria dal grilletto facile.

Non era un nome a caso...

...lo chiamavano così perchè le sue decisioni venivano sempre rispettate in città, non c'era niente e nessuno che potesse infrangere la sua volontà...e che potesse minimamente competere con la sua affilata esperienza nello spegnerti, nel piegarti, nel mandarti all'altro mondo. Perchè essere il Re voleva dire essere il numero uno...

...e lui lo era.

Non come me.

Ormai erano passate poco più di 24 ore da quando ero rimasto solo, tutto è avvenuto così in fretta...e il senso di solitudine non era mai stato così forte, la parete del vicolo dove poggiavo stancamente le spalle non faceva che aumentarne l'effetto, stando al riparo dalla pioggia sotto una tettoia arruginita e un pò bucata, come uno spaventapasseri nel metro e mezzo di corridoio angusto fra i palazzi del quartiere tristemente annuvolato.

Ricordo i miei capelli bagnati...ricordo le mie dita pietrificate...

...ricordo soprattutto le pozzanghere.

Ho sempre detestato le pozzanghere, costretto come uno schiavo a guardare in basso per tutta una vita e abituato a sorbirmi quegli specchi troppo sinceri, rasentare lo scalino più basso del marciapiede, secondo il perere schietto di tutti i cosiddetti amici e colleghi dall'adolescenza in poi. Begli amici, pensavo, allegri mistificatori dal coltello permaloso, scalatori di discariche moderne per non restare mai indietro nella gerarchia sub-sociale nascosta sull'altra faccia della gente. E non è stato facile, quel giorno, staccare gli occhi dal suolo e riprendere fra le mani un pò di coraggio, sputare a terra tutto il male subito e uscire finalmente da quel vicolo...

...per giocare la partita più importante di tutta una vita.

Suonavano le 8 della sera dalla chiesetta che si intravedeva alla fine del vicolo, qualche rintocco che spezzava il tramonto scuro di settembre, svegliandomi bruscamente da tutti gli sguardi che sentivo addosso nonostante fossi completamente da solo, trascinandomi nella dimensione del momento tanto atteso.

Le 8: rivoluzione...per me...ma anche per lei.

Il suo aereo sarà già arrivato a quest'ora, pensavo, adesso sarà al sicuro, lontana da questo inferno mascherato dalle belle strade dei quartieri alti, dalle impronte delle dita sulle vetrine impossibili dove l'ho vista piangere più volte, lontana dalle nostre cattedrali e dalle nostre piazze troppo spesso violente, macchiate di sangue e vile denaro.

Ma non era per soldi che mi trovavo li quel giorno.

Non era per diventare ricco e cercai di spiegarlo anche a lei, ma non ha voluto ascoltarmi...e dopo tutte le estati trascorse ad aspettare il settembre giusto, quella volta, non eravamo più insieme a decidere di voler andare via: lo avevamo preso singolarmente, a modo nostro.

Lei, con la sua voglia di resistere al mondo e di riportarmi indietro al tempo delle piccole cose...adesso lontana, sotto un sole che spero possa restituirle quel sorriso di cui ero rimasto dolcemente vittima molti anni fa.

Io, con la mano stretta sul petto sobbalzante dentro il giubotto scuro, impaziente di esibirmi dopo aver trascorso gli ultimi giorni a sigillare scatole di tentativi andati a male.

Forse una vita storta, forse su una strada poco lastricata di buone intenzioni...

...ma decisamente mia...e avrei trovato il mio posto in essa anche senza il mio amore.

Il mio posto era a un click delle dita, a qualche metro dall'esercito di pozzanghere troppo sapienti per i miei gusti, sotto i rintocchi delle 8 che mi ricordavano quanto fosse lontana l'unica persona che avesse porvato a portarmi via da li, scegliere un altra strada, ritornare indietro per non affogare.

Ma alla fine di quel vicolo, sotto i battenti della chiesetta al centro della piazza desolata, nel grigio di un settembre ancora amaro avrei finalmente incontrato la mia grande occasione.

Avrei finalmente incontrato il Re.

La sua corona doveva essere mia...il suo trono sarebbe stato il mio posto.

Così raccolsi tutti i pensieri incerti che avevo sparso in quel piccolo rifugio nel cuore della città gelida, ricomponendomi e scrollandomi di dosso un pò di pioggia, allontanando tutte le cattive notizie dal cervello per mettermi bene in equilibrio ed iniziare a ballare. Avevo ancora in tasca quel braccialetto che lei mi tirò in faccia quando mi disse che ero un pazzo ad aver deciso di fare una cosa del genere: com'era bello una volta baciare i suoi polsi, dimenticarci la città in uno squallido appartamento nascosti dietro una finestra...e dolcemente bendarsi l'umore a vicenda, distogliendo almeno per qualche attimo lo sguardo da quel mondo squallido che ogni giorno ci feriva.

Lei diceva che anche quello era vivere.

Camminavo affranto verso la fine del vicolo...stringevo nella mano quel braccialetto, lo ricordavo al punto di immaginarglielo ancora addosso, prima di volermi negare ogni strada per scegliere la più sbagliata forse, quella da dare in pasto ai quattro stronzi del bar che mi dicevano che sono un buono a nulla. Se vivere degli scarti altrui è degno d'essere chiamata vita...allora scelgo qualcos'altro, qualcosa di nuovo e a modo mio.

Allora vedremo chi sarà a ridere.

Allora vedermo quante lacrime saranno versate, le mie o le loro...

...ma certamente quelle di lei.

Qualche passo ancora e quel maledetto corridoio searebbe finito, camminavo, cercando a ogni respiro di non soffermarmi troppo sulle vie di fuga ritardatarie, quasi sperando di raggiungere un pomello immaginario per scoperchiare il cielo della piazza dove avrei messo da parte i giorni inutili della mia vita. E poco dopo, quando tutte le delusioni negli occhi di lei svanirono da ogni goccia piovuta dai tetti incompresi, finalmente calacai il centro della pista per dare inizio alle danze, guardandomi nervosamente attorno come si fa alla prima di uno spettacolo...

...quando sei il protagonista sul palco buio...e improvvisamente, quando meno te lo aspetti, ecco saltare da dietro l'angolo del sipario il rivale, l'antagonista che il pubblico fremente aspettava con accesa eccitazione.

Il Re era li, con i suoi mille anni di esperienza nei capelli sbiaditi, le sue mani libere e aperte che accarezzavano le ultime lacrime del cielo, silenzioso davanti ai portoni della chiesetta, depositando la calma del suo sguardo sui miei occhi tremanti.

Ma non era paura, non mi sentivo la vittima di un demonio: la mia era solo incertezza.

Dov'era finita tutta la voglia di spezzare il limite delle mie aspettative, dov'erano gli occhi di ghiaccio assassini che credevo di incontrare nell'ultimo ostacolo per realizzare il mio sogno, quella fottuta visione che mi aveva addirittura fatto prendere a schiaffi dall'unica persona che avessi mai amato, gettata e strappata via dalla mia vita per giocare il tutto o niente dei poveri senza spazio in copertina sulle riviste alla moda.

Dov'erano finite le mie speranze, dov'erano finite le nostre interminabili estati ad aspettare il giorno di volare via insieme?

Non c'era più niente di tutto questo...c'eravamo soltanto io e il Re.

Così in un attimo, senza che me ne rendessi conto, avevo già la mia pistola puntata contro di lui: puro istinto di sopravvivenza, dopo anni di fughe nei bassifondi dei senza dio. Ma lui non si scompose affatto, non certo come me quando realizzai la facilità inverosimile del premere il grilletto...e finalmente mettere fine a tutta quella storia. Gridai il suo nome a gran voce, squarciando l'eco della pioggia allo scadere, cercando di far breccia nella sua innaturale compostezza...

...e dichiarai con un ultimo grido la sua morte.

Ma la sua quiete magistrale era come una roccia che mi schiacciava al suolo impotente.

Mi disse solo che apprezzava la mia sincerità, persino davanti a un proiettile facile, che essere il Re significava vivere per sempre braccati da gente fanatica come me, altri cacciatori di gloria che volevano mettere la loro targa nella sala dei trofei poco legali. Mi disse sacrificherai tutto...e morirai da solo per difendere il tuo regno, come me oggi, se proprio sei deciso a farlo.

E quella sua chiara esposizione dei fatti, quella verità logica e inattaccabile, spalancò immediatamente le porte a tutte le soluzioni degli enigmi che avevano marchiato la mia vita fino ad allora, capendo cosa ero e chi ero, troppo tardi in quel momento per poter cambiare strada...troppo tardi per poter raggiungere il proprio amore ed essere ricambiati ancora...

...troppo tardi per abbassare quella pistola.

Stupido...come ho potuto essere così cieco?

Piansi...e quando vidi il Re mettere mano alla sua arma, sparai un colpo solo.

Disperso come un grido nel cielo ancora immobile su di me...nella pioggia ormai estinta...nella pozzanghera colma d'un rosso intenso che specchiava amaramente il mio volto nuovo.

E adesso dopo anni sono ancora qui, circondato dalla mia vecchiaia e dai miei discutibili successi, dalle mie vittime e dalle mille ferite mai ricucite su tutto il mio corpo, dai miei ricordi e tutti i capelli spezzati che piovono sullo schienale del mio trono macabramente dorato. La stanza è sempre buia...il mio palazzo è ricco di solitudine e amarezza che assale ogni rimpianto per tutto ciò che ho lasciato, le sue mani e i suoi occhi...il suo amore svanito da quel braccialetto insanguinato legato ancora oggi al mio polso.

Ed è sempre tutto buio...più buio di prima...nulla sembra più reale da quel giorno.

Nulla sembra più vivo...non il mio battito...non ricordo più se tutto questo è vero oppure no.

Se davvero sono stato così veloce da non finire ammazzato per mano di chi ne sapeva più di me...precipitando grottescamente in quella rossa pozzanghera nella quale tutti mi avevano detto che sarei finito.

Come il buono a nulla che ero.

N.A.

Nevrotico Alchemico
Nevrotico Alchemico
Scienziato alchemico dedito alla sperimentazione libera degli incroci nati fra le parole e i diversi status emozionali. Girovago senza meta, studio i caratteri delle persone e le loro relazioni con il degrado moderno degli ambienti circostanti, cercando di estrapolare il filo conduttore che porta alla reale natura di come siamo diventati...e del perchè spesso e volentieri non ci va bene neanche un pò.

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6 Commenti

  1. vivo come fosse qui. Bello.

    • Ti ringrazio molto...

      a dir la verità sono sempre in vena di esperimenti...

      non conosco mai davvero l'esito delle situazioni...

      N.A.

  2. Mi sono un po' perso in questa tua sperimentazione..è una narrazione affascinante..che può portare ovunque..
    è la nostra fantasia il timone di ogni racconto..e siamo noi che leggendo inevitabilmente ci catapultiamo nelle situazioni..ci caliamo nei panni dei personaggi..
    Il buono a nulla è una figura che adoro..
    😉

    • la nostra fantasia crea associazioni mentali personalissime.... a me è venuto in mente un film che ho visto a tratti

      "Pronti a morire" di Sam Raini, con Sharon Stone e Leonardo Di Caprio

    • All fine mi rendo conto che non esisterà mai il risultato per eccellenza...

      sperimentrare è l'unica strada veritiera, sebbene piena di dubbi a volte, di vuoti.

      In una storia come questa tu puoi tranquillamente lasciarti trasportare dalla fanstasia, anche se, in effetti, il tutto si svolge in un breve attimo di tempo, alla fine si sa dove andrà a parare.

      Non so...un racconto non basta mai...

      N.A.

  3. Questa dei film l'ho sentita dire più spesso, non riferendomi a quello citato, dico in base alle associazioni mentali.

    Quante volte c'è stato un tizio che deve ammazzarne un altro?

    poi, vuoi che ci sia la donna, vuoi che ci sia la famiglia, il fratello piccolo, l'amico...magari altre questioni, ci possono far sbalzare nel contesto visivo e interpretativo più vicino al quale la nostra fantasia associa quel che legge.

    Anche a me spesso viene in mente qualche film o qualche altra ambientazione illustrata quando leggo racconti di altri, e non so mai se questo distaccarsi con la fanstaia, volontario o meno, possa essere un vantaggio nella sperimentazione alla quale tutti dovrebbero in un certo senso dedicarsi.

    Ti ringrazio molto per le parole...

    N.A.


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