“Buonasera!”
“Buonasera, è lei qui dell'ufficio informazioni?”
(Sono seduto dietro la finestrella aperta di un ufficio, sotto un'insegna con una grande “I” nera su sfondo giallo, ho il sorriso ebete di cortesia, la camicia e un cartellino col mio nome, pensi davvero che stia mentendo?)
“Sono io, mi dica. Posso aiutarla?”
“Penso di sì. Sa dirmi se domani pioverà?”
Sorrido. Si chiama sangue freddo dalle mie parti.
“Beh, guardi, veramente non saprei.”
“No, sa com'è, noi veniamo da Mantova appositamente per avere un po' di sole.”
“Eh, mi rendo conto, speriamo, dai.”

“Voi avete anche la piscina?”
(Noi chi?)
“Può trovarne alcune in zona, ecco, le do questa piantina dove potrà trovare tutto quello di cui ha bisogno.”
“Io ho due bambini, sa com'è.”
“Sì, capisco, certo. Allora, sole sia!”
“Dice davvero?”
(Ghiaccio, freddo, ma anche dolore e acredine)
“Beh, speriamo.” E sorrido un po' a denti stretti.
“Me lo può garantire?”
Per un attimo mi smarrisco. Dove sono? E che ci faccio qui? E come si chiamava la mamma di Richie Cunningham in happy days?
Ma lui è lì e insiste.
“Eh? Lo garantisce?”
Sorrido di nuovo. Dalle mie parti si chiama zen.
“Guardi, purtroppo non lo so. Me lo auguro.”
“No, perchè insomma, partire apposta e poi nemmeno trovare il sole.”

Non sorrido più, vacca eva.
Suona, telefono, ti imploro.
Niente.
“Dopotutto lei è gentile” mi dice.
Sorrido.
“Però quei baffi, insomma...”
“Non le piacciono?” chiedo cortesemente. Scuola James Bond, andava a letto con le spie che combatteva, a me va un po' peggio, ma sono dettagli trascurabili.
“Non è che sono proprio solari, ecco.”
Ce la posso fare, ce la posso fare. Buddismo tibetano, si chiama il mantra della devozione.
“Dice di no?”

“E un pallone? Un pallone?”
“Un pallone che?”
“Ne avete palloni?”
“Direi di no, deve vedere qui al bazar in angolo, lo trova sicuramente.”
“Adesso?”
“No, adesso probabilmente è chiuso.”
“Come chiuso?”
“Eh sì, mi spiace”
Prendo un appunto mentale: google- danza della pioggia.

“Guardi, è stato un piacere parlare con lei.”
“Molto gentile, grazie.”
Credo di sapere che cosa ha provato nel 1924 l'alpinista George Mallory quando era un passo dalla conquista dell'everest.
Arrivano due bambini, uno tira un sasso contro la finestra, l'altro grida stile “datemi la mia dose”.
“Bambini!”
Bene, penso, un po' di educazione è giusta.
I due diavoli tacciono, ma è solo un attimo.
“Questo simpatico buffo signore ha detto che domani andremo in piscina.”
“YEAHHHH!”
Poi si gira verso di me.
“Guardi che ci conto, eh, ormai mi ha detto che ci sarà sole. Altrimenti torno.”
Non sorride, è davvero serio?
Google- suicidio assistito.
Ma no, non ti farò vincere, non lo meriti.
“La aspetto.” dico.
“Ci sarò, non abbia dubbi.”
Si volta senza salutare e si incammina. Io accosto la finestrella del mio piccolo ufficio. Sono stremato, consumato, finito. Mi lascio cadere sulla sedia, mi gira la testa. Ma d'improvviso ho uno scatto repentino, un colpo di reni degno del miglior Buffon. Mi alzo, apro la finestra e grido “Non dimentichi il pallone!”

matteo
matteo
La speranza è nell'opera. Io sono un cinico a cui rimane per la sua fede questo al di là. Io sono un cinico che ha fede in quel che fa. (Vincenzo Cardarelli)-----http://badradio.splinder.com/

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1 Commento

  1. ho riso un casino
    e l'ho anche immaginata tutta la scena... sotto certi versi direi pirandelliana...
    grande Matteo.


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