La festa di Orfeo: zolfo e vecchie bobine

Recensioni Vito Tripi

di Vito Tripi

Si può provare una sorta di partigianeria aprioristica per un libro? Indubbiamente sì. È il caso de La festa di Orfeo, ultimo titolo dei tipi della Gargoyle Books. Opera prima dello spagnolo Javier Márquez Sánchez che ha come ospite in copertina il mitico Peter Cushing. Volto amatissimo del cinema internazionale, non solo horror, è un po’ la figura dello zio che tutti avremmo voluto avere oppure del dirimpettaio ideale. Elegante, discreto, gentile e colto. Su di lui ho già scritto abbondantemente nella mia recensione sul pregevolissimo saggio Peter&Chris, I Dioscuri della notte del duo Pezzini&Tintori che tra l’altro firmano la gustosissima prefazione del romanzo di Márquez Sánchez.

Che l’horror ispanico fosse ormai avanti lo sapevamo già, dal serial letterario zombesco  Apocalisse Z alle pellicole di Balagueró&Plaza, senza trascurare il grande Jess Franco, ma questo libro è un po’ una chicca perché è un omaggio al grande cinema d’autore.

Tutto comincia in Inghilterra nel 1956, quando a Longtown, cittadina al confine con la Scozia, il postino John Gilligan fa una scoperta agghiacciante. I trecento abitanti del paese sono stati massacrati in modo orribile durante la notte. Ma la cosa ancora più terrificante e che a compiere tale mattanza sono stati i bambini del luogo che poi si sono suicidati in massa dentro la chiesa dandosi fuoco. Soltanto un bimbo traumatizzato è sopravvissuto. L’incipit del massacro è stata la visione di un film nel cinema parrocchiale. Il titolo previsto era Frankenstein ma qualcosa non è andata come doveva. Già da queste prime pagine si nota il rimando a due grandissime pellicole ¿Quién puede matar a un niño? di Narciso Ibañez Serrador e Grano Rosso Sangue Fritz Kiersch, tratto dal racconto I figli del grano di King.

A investigare sono chiamati l’ispettore di Scotland Yard Andrew Carmichael, e il suo giovane collega, il detective Harry Logan. Insieme sono un duo specializzato in indagini fuori dal normale. La loro strada s’incrocerà con quella dell’attore Peter Cushing, volto noto della televisione britannica, che ha firmato un contratto con la Hammer per interpretare un horror sperimentale, un remake di Frankenstein, in cui dovrà vestire i panni dello scienziato. Ma dovrà dare un’interpretazione diversa, più viva, dovrà documentarsi sul significato stesso della paura e delle sue radici nell’immaginario collettivo. A loro, suo malgrado, si affiancherà lo studioso Arthur Alberline archeologo avventuriero. Quest’ultimo poi è un omaggio al terzo capitolo di Indiana Jones e in particolar modo alla figura di Jones senior interpretato da Sean Connery.

I loro sforzi congiunti li porteranno sulle tracce di un film maledetto La fête du Monsieur Orphée girato nei primi anni Venti alla Mecca del cinema. Pellicola di cui si sa poco e niente sennonché dura quindici minuti e che chiunque l’abbia vista non è sopravvissuto per raccontarla. Ma sulle tracce di questo cortometraggio si muove anche un’oscura setta satanica, che vede coinvolti i grandi nomi del gotha britannico, capeggiati da un oscuro Maestro. Essi vedono ne La fête du Monsieur Orphée il Vangelo di Lucifero ed hanno intenzione di divulgarne la parola!

Anche qui troviamo tre rimandi importanti. In primis la pellicola maledetta è un omaggio a John Carpenter e al suo medio metraggio Cigarette Burns - Incubo mortale, del fortunatissimo serial Masters of Horror, in cui vi è un film intitolato La Fin Absolue du Monde, proiettato una sola volta ad un film festival europeo e poi sparito, alcuni lo dicono distrutto, poiché la sua visione aveva causato tra gli spettatori un raptus improvviso di cannibalismo e follia omicida.

In secundis, la setta formata da persone influenti e insospettabili, richiama I satanici riti di Dracula di Alan Gibson del 1973, con Lee alla sua settima ed ultima interpretazione del famoso Conte per la Hammer. In ultimo l’oscuro Maestro, anche se non viene descritto completamente se non per l’età avanzata, ricalca la figura del mefistofelico Dr. Karswell, interpretato da Niall McGinnis, ne La notte del Demonio di Jacques Tourneur.

E gli omaggi alle pellicole continuano: gli animali indemoniati presi dalla serie Il Presagio dedicata a Damien l’Anticristo; l’assalto dei barboni alla stazione di polizia ricorda Il signore del male di Carpenter; più altri rimandi a Il Nome della Rosa, Il Teschio Maledetto, senza trascurare L’Esorcista. Ed anche il ritrovamento della diabolica pizza contenente le bobine in una grotta, sommersa da crocifissi e ostie consacrate, non è un omaggio all’attico dell’esorcista-scienziato di Rec?

Márquez Sánchez tra le righe da anche delle stoccatine, più che giuste, all’attuale società dell’immagine e allo strapotere dei mass media. Ma egli gioca anche sul sentimentale mostrandoci il lato umano di Cushing specie lo splendido rapporto tra lui e l’amatissima moglie Helen. Questo libro potrebbe definirsi un’opera meltingpot, termine attualmente tanto in voga, poiché l’autore è di Siviglia, l’ambientazione è british e la casa editrice è romana!

TITOLO: La festa di Orfeo

AUTORE: Javier Márquez Sánchez

EDITORE: Gargoyle Books

PREZZO: € 17,00

Vito Tripi
Vito Tripi
Vito Tripi collabora con l’Agenzia Stampa Deigma Comunicazioni specializzata in uffici stampa culturali, religiosi, sociali e tecnico-scentifici, con le Riviste “Charta Minuta” e “Storia del ‘900” “L’idea il giornale di pensiero”Dal settembre 2007 è opinionista cinematografico per l’emittente TeleVita nel programma “Lungometraggio”Ha curato la Rubrica Cinema e Libri per il periodico on-line www.nannimagazine.itCura la Rubrica d’arte “Gallerie Romane” per la radio Vaticana nel programma “Attualità della Chiesa di Roma”Cura la Rubrica Arte&Libri per il mensile “Il Giornale del Lazio”Curatore della manifestazione letteraria “Genius Loci” presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Tor Verga

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2 Commenti

  1. Complimenti per la cura con cui avete individuato i continui rimandi cinematografici presenti in questo ottimo romanzo. Pur non essendo un appassionato del genere horror-splatter ho trovato questo libro (ricordo che è un'opera prima) del talentuoso Sanchez veramente avvincente.
    Nel mio blog http://ilmaritodellalibraia.blogspot.com ho dato 10 a questo romanzo, il migliore da me letto finora nel 2011; pensate che abbia esagerato?

    • secondo me poichè il testo merita sotto vari punti di vista e mi fa piacere che proprio un non cultore del cinema di genere apprezzi questo volume


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