“La figura di cera”: w il new gothic italian style

Un sequel, soprat­tutto se è let­te­ra­rio, è un’impresa molto ardua. Si ha sem­pre paura di rovi­nare qual­cosa rispetto al lavoro ori­gi­nale. Si rischia di non seguire alla per­fe­zione lo stile let­te­ra­rio o lo spi­ri­tus arti­stico del volume pre­ce­dente spe­cie se scritto da un altro autore. Per que­sto, il nuovo titolo edito dai tipi della Gar­goyle, “La figura di cera” di Ricardo D’Anna è una pic­cola chicca letteraria.

La recensione di un libro è rivolta ai potenziali lettori e quindi la sua funzione deve essere quella di aiutarli a decidere se leggere un libro o no, fornendogli indicazioni sul suo contenuto e sulla sua qualità

Nato, come scrive l’autore nei suoi ‘Titoli di Coda’, da una revi­sione lin­gui­stica per “Il morso sul collo” (altro titolo Gar­goyle del 2009) di Simon Raven, “La figura di cera” si dimo­stra deci­sa­mente all’altezza del suo com­pito. Il romanzo ini­zia dal finale di quello pre­ce­dente: il mag­giore Anthony Sey­mour, l’ispettore John Tyr­rel, il bril­lante e anti­con­for­mi­sta stu­dente Piers Cla­rence hanno sep­pel­lito il loro amico, il gio­vane acca­de­mico Richard Foun­tain. Solo che quest’ultimo era stato vam­pi­riz­zato in Gre­cia dalla bella non-​morta Cri­seide, e aveva ucciso la sua futura sposa Pene­lope, la figlia del potente stu­dioso Wal­ter Goo­drich, suo ex men­tore. Ergo i due sono stati tumu­lati, dopo che è stato loro pian­tato un paletto nel cuore. Siamo nella Lon­dra del 1958, la tran­quilla e neb­biosa capi­tale inglese è col­pita da una serie d’inspiegabili sui­cidi gio­va­nili. Quindi la squa­dra si ricom­patta rapi­da­mente per­ché presa dal timore che possa trat­tarsi, in qual­che maniera, di una nuova epi­de­mia di tipo vam­pi­rico o simil tale.

Il punto di par­tenza è la recente dipar­tita di una mar­chesa ita­liana, natu­ra­liz­zata inglese, ormai caduta in disgra­zia, Lucre­zia d’Ateleta di Mon­te­vago. Ella in gio­ventù era molto cono­sciuta per la sua bel­lezza ed anti­con­for­mi­smo. Quest’ultimo poi dege­ne­rato in eso­te­ri­smo e sata­ni­smo. Per la sua beltà era dive­nuta musa ed amante del grande Vate Gabriele D’Annunzio, il quale l’aveva anche asse­con­data per un periodo di tempo nelle sue atti­vità occulte. Lucre­zia, tanto osses­sio­nata dalla sua imma­gine e dalla ricerca dell’immortalità, fece for­giare un suo simu­la­cro in cera che sem­brava avere dei poteri mistici molto potenti e al con­tempo peri­co­losi. Della Figura di Cera si per­dono le tracce a Vene­zia durante la Guerra. Anthony&Co per prima cosa aprono la bara della defunta Mar­chesa tro­van­dovi all’interno uno dei suoi cani impa­gliati! La nobil­donna è viva ma in che stato?!

Ini­zia quindi una corsa tra varie città euro­pee tra cui Vene­zia e Ber­lino. Nella prima, dopo un incon­tro con Peggy Gug­ge­n­heim, appren­dono che il simu­la­cro potrebbe essere a Ber­lino por­tato via da un sol­dato tede­sco. Così l’ambientazione si spo­sta nell’ex capi­tale del Reich Mil­le­na­rio, ancora segnata dalle ferite della guerra.

Qui la situa­zione è ancora più oscura per­ché le sette segrete, che pro­ba­bil­mente hanno por­tato al potere Hitler, sono ancora attive e tra­mano nell’ombra. Viene anche but­tata un’ombra inquie­tante sulla figura di Claus Von Stauf­fen­berg. Ma anche a Ber­lino è un nulla di fatto la Figura di Cera non è lì. Quindi si ritorna a Lon­dra dove la morte ha col­pito anche per­sone vicino al gruppo a dimo­strare che pro­ba­bil­mente il Male è più vicino di quel che si crede… Un romanzo avvin­cente che lascia pre­sa­gire nelle pagine finali ad even­tuali pro­se­gui molto inte­res­santi.È anche, come scrive D’Anna nelle sue note finali, un grande omag­gio ai film gotici come “La Mum­mia” o “House of Wax”.

Ma c’è anche un in più ossia i tratti inti­mi­sti, umani e pro­fondi, quasi ele­giaci, che l’autore usa in alcune parti dando un tocco di ati­pi­cità all’horror. Lo tro­viamo nel dia­logo tra Sey­mour e Tyr­rel ine­rente le sen­sa­zioni che si pro­vano nell’attimo della morte, nel capi­tolo “Verso Lon­dra” in cui l’ispettore narra, con molta deli­ca­tezza, la discesa nel male dell’Alzheimer del suo anziano geni­tore, o quando descrive il gioco di un bimbo ber­li­nese sotto la prima neve, un momento di libe­ra­zione e di ila­rità dopo un periodo cupo e dolo­roso di guerra. Un libro quindi com­pleto in cui anche la figura della Mar­chesa, ben­ché appaia poco, è sini­stra­mente onni­pre­sente e quasi onni­po­tente, con delle carat­te­ri­sti­che così rare­fatte da farla sem­brare, ora un vam­piro, ora uno spet­tro ora una strega. Quindi una sto­ria ben fatta che apre una nuova pagina sul neo­go­tico italiano.

Edi­tore: Gar­goyle Books

Titolo: La figura di cera

Autore: Ric­cardo D’Anna

Prezzo: 13,50 euro

Pagg.: 186

 La figura di cera: w il new gothic italian style

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