1.
-          Mi sono rotta le palle.
Francesco smise di arrotolare il tabacco e guardò la moglie.
-          Come scusa?
-          Mi sono rotta le palle. Non ce la faccio più.
Il marito tornò ad abbassare lo sguardo sulla sigaretta. La testa china, sotto il peso di quelle affermazioni che sapeva, aleggiavano nell’aria ormai da diversi mesi.
-          Lo so.
Disse solo questo mentre incollava la cartina. Prese poi l’accendino sul tavolo, si alzò dalla sedia e si diresse in balcone a fumare. Gli rimaneva solo questo. Fumare. Fumare e bere. Sapeva che Paola non gradiva né l’una né l’altra. Forse anche questo aveva contribuito, ma non ne era del tutto sicuro.

2.
Si ricordava di quando si erano conosciuti. A quei tempi anche sua moglie, che ancora non era nemmeno la sua fidanzata, amava bere. Passavano pomeriggi e serate a chiacchierare e bere birra, aperitivi della casa e vino. E poi in tarda serata passavano a rhum o tequila o tutt’e due. E anche lei fumava. Fumava solo marijuana e Francesco la trovava meravigliosa quando si preparava le sue sigarette modificate.
A quei tempi Paola era sempre sorridente. Era il suo sorriso che lo aveva fatto innamorare. Le labbra si aprivano e scoprivano dei denti bianchi e perfetti. Gli occhi verdi s’illuminavano e una fossetta si andava formando sulla guancia sinistra. Solo sulla sinistra.

In quel periodo andavano spesso al lago. Era estate e faceva caldo. Quando non lavoravano, andavano al lago. Paola passava gran parte del tempo in acqua. Ora sul pedalò, ora sul materassino, ora a giocare a pallavolo, a frisbee, a racchettoni. Non stava mai ferma. C’era sempre qualcuno accanto a lei. Lui invece se ne rimaneva sdraiato sull’asciugamano o sull’amaca. Beveva birra e fumava e a volte leggeva un libro o dormiva. Quando era sveglio si perdeva a guardarla. Paola sapeva divertirsi.

3.
Era bella e solare. Non bellissima. Eppure sapeva conquistare le persone. Avrebbe potuto avere tutto quello che desiderava.
-          Sei tu quello che voglio.
Glielo disse così, una sera che si erano fermati a dormire al lago. Erano sdraiati nell’amaca. Gli altri già dormivano. Ma loro due erano svegli. Sorseggiavano rhum invecchiato e fumavano marijuana. Avrebbe potuto avere il meglio e aveva scelto lui. Lui l’aveva abbracciata senza dire nulla. Quella notte dormirono così, vicini, senza che succedesse alcunché.

4.
La sigaretta era finita, ma Francesco non aveva voglia di rientrare in casa. Non se la sentiva di affrontare sua moglie.

5.
Paola era rimasta seduta sulla poltrona. Si guardava le mani rovinate dall’acqua e dal freddo. Gli occhi erano spenti da tempo e con loro anche il sorriso e la fossetta sulla guancia sinistra non c’erano più.

Non avrebbe voluto dirgli quelle parole. Forse era stata troppo diretta. La diplomazia non era mai stata il suo forte. Aveva preso dalla madre. Le parole erano frecce avvelenate di risentimento per le aspettative mancate, per il tempo che era volato via, per la magia che in breve aveva lasciato il posto a questa stramaledetta realtà. Quello che c’era stato non c’era più o, se c’era ancora da qualche parte, lei non sapeva bene dove poterlo cercare. Forse nemmeno lo voleva più cercare quel bene che li aveva uniti.

Ogni volta che Francesco si preparava la sua sigaretta, un senso di disgusto le saliva alla bocca. Altro che amore. Non aveva più voglia di lui. I ricordi di cinque anni prima avevano lasciato il posto a un senso di oppressione. Odiava la puzza di tabacco che aleggiava intorno a lui e che lasciava la sua barba ispida puzzona per il resto del tempo. Odiava il suo bere tutto quello che gli capitava a tiro senza distinguerne oramai nemmeno il sapore.

Non lo toccava da sei mesi. E lui aveva smesso di chiederglielo. Per un po’ aveva provato ad approcciare una qualsiasi coccola, ma lei si era ritirata sempre più dalla sua parte del letto facendo finta di dormire.

6.
Colpa dei figli si era giustificata all’inizio. Colpa dei figli che succhiavano tutte le loro energie. All’inizio forse. Fino a che Francesco non si ritrovò da un giorno all’altro senza lavoro.
-          La ditta ha chiuso.
-          Credevo andassi in ferie la settimana prossima.
-          Infatti, non sono in ferie. Da oggi sono disoccupato.
Paola alzò lo sguardo dal vasetto di yogurt che stava dando al più piccolo. Sperava di vedergli un sorriso che negasse quanto aveva appena sentito. Invece Francesco era serio. Più serio del solito.
-          La cosa buona è che ho diritto a un anno di disoccupazione. Non è tanto, ma qualcosa troverò. E magari arrotondo pure con qualche lavoro in nero.

Disse solo questo. E si andò a sdraiare sul divano, accese la televisione e si perse in un talk show in cui una presentatrice succinta presentava l’ultimo talent scout della musica.

7.
Francesco lavorava per quella ditta edile da quindici anni. Era uno fidato e se c’era da mandare via qualcuno il suo capo non pensava mai a lui. Ma la crisi si era fatta sentire pesantemente e la ditta aveva diversi milioni di euro scoperti per mancati pagamenti che l’avevano mandata con le gambe per aria. Ritrovarsi a quarantacinque anni senza un lavoro non era facile nonostante lui avesse la carta vincente di chi ha un mestiere tra le mani.

Se le cose fra lui e Paola avevano cominciato a non andare prima, ora si erano ritrovati a rotolare verso l’abisso dell’irrisolvibile.

8.
Nonostante lei si ammazzasse di lavoro a pulire scale e appartamenti e negozi, i soldi cominciarono a scarseggiare più del solito. Perché di soldi loro non ne avevano mai avuti in abbondanza, ma certo non era mancato mai il pane di bocca. Erano sempre un pochino di meno nel senso che non potevano permettersi una vacanza al mare o in montagna come il fratello, ma per il resto c’erano. Il sussidio di disoccupazione si era ridotto a una cifra irrisoria e lui non aveva arrotondato in tutti quei mesi con niente di più che un paio di giornate al mese insieme al cugino. E i soldi si erano andati prosciugando.

Paola si trovava a fare i salti mortali per riuscire a mettere insieme pranzi e cene il più economiche possibili. Poi c’era la mensa scolastica dei figli, i pannolini del piccolo e le medicine quando si ammalavano. La vita era piena d’imprevisti. Era diventata molto brava a mentire per nascondere la loro condizione agli occhi di amici e conoscenti. Perché era cresciuta che i panni sporchi si dovevano lavare in casa.

Aveva giurato a se stessa che non sarebbe finita nel vortice della povertà come i suoi e alla fine era andata anche peggio. Credeva che l’amore potesse vincere su tutto ma si era accorta che non era così quando rischiavi di non avere nulla da far mangiare ai figli.

9.
Francesco non poteva darle torto. La sigaretta era finita e lui non aveva motivo di rimanersene in balcone a morire di freddo. Cercò di tirare su le spalle che gli ultimi avvenimenti avevano fatto curvare più del dovuto. Cercò anche un sorriso che potesse rilanciare la sua figura, ma non ne trovò nessuno convincente.

Entrò. Paola era di schiena alla finestra alle prese con le stoviglie sporche nel lavabo.

Francesco le si avvicinò come non aveva più fatto negli ultimi sei mesi. Le cinse la vita e l’abbracciò stretta. Il volto di sua moglie era rigato di lacrime che calde cadevano sulle sue braccia.
-          Ce l’ho messa tutta ma ora non ce la faccio più.
-          Lo so. Eppure sapessi quanto vorrei vederti felice.
-          Non ti credo. Sono mesi che vivi fra il divano e la televisione e il bar sotto casa.
-          Possiamo ancora farcela.
-          Io posso farcela da sola ma non con te. Non con te come sei ora. Dicevi che potevo avere tutto e invece. Non ho più niente.

10.
Francesco sarebbe voluto scappare lontano con una sigaretta in una mano e un bicchiere di qualsiasi cosa nell’altra. Però non lo fece. Continuò ad abbracciare stretta Paola e a piangere insieme a lei fino a che gli occhi non avevano più acqua da buttare fuori.
-          Smetto di fumare e di bere e domani mattina presto mi piazzo davanti allo smorzo. Qualcuno mi caricherà su e rientro con una giornata di lavoro pagata in contanti. Non sarà un granché ma meglio di niente sarà.

Lo disse mentre si guardavano negli occhi e nel dirlo abbozzò un sorriso. Paola si chiese se fosse riuscito a farlo. Aveva voglia di credergli. Le tornò un po’ di speranza e si ritrovò ad accarezzargli il volto. La barba non puzzava più come si ricordava e un sorriso le fece tornare un po’ di luce sul volto provato e Francesco si perse nella sua fossetta, quella sulla guancia sinistra.

Mariella Musitano
Mariella Musitano
io sto alla scrittura come il giocoliere sta alle clavette.

Suoi ultimi post

7 Commenti

  1. Il racconto non mi è piaciuto ma la ragazza nella foto è molto carina... Scherzo naturalmente, non mi piace nemmeno la foto. Scherzo ancora... bel racconto, e bella foto... e bella ragazza. 😉
    Mi ricompongo e tornando a scrivere seriamente, credo che le crisi si superino quando e se c'è la volontà di farlo, e la volontà la si trova quando e se si pensa ne valga la pena e possiamo pensarlo quando e se riteniamo di perdere più di quanto otteniamo e arrivati al punto la domanda è: cosa si ottiene a perdere l'amore? Francesco/Paola ama Paola/Francesco?

    • non è che scherzando scherzando, fai come Pulcinella?
      Comunque grazie. Ovviamente per la bugia. 😉
      No, non grazie per la bugia, ma grazie per il commento.
      Hai centrato il racconto. E spero che questo dipenda dalla mia bravura nel dipingere una situazione. Ok, non è vero (il racconto non ti è piaciuto).
      I due protagonisti non sanno più ciò che vogliono. Sanno ciò che non vogliono, ma non ciò che vogliono. L'amore è stato sepolto dietro sigarette e alcool e delusioni e aspettative mancate.
      Sono perdenti delle loro vite. Stanno affondando senza riuscire a remare. Sono soli. Pensano da soli e non insieme. Non si confrontano.
      Arrivano a toccare il fondo (o quello che loro credono il fondo., perché si può andare ancora più giù, eccome), sono esasperati, lacerati, delusi, esausti.
      Sanno cosa non vogliono. Sanno cosa volevano prima. Tornano a guardarsi negli occhi. Con fatica ritornano dalla via di non ritorno.
      Non so se ce la faranno. Non ci è dato saperlo. Quello dipende solo da loro. E citandoti, "credo che le crisi si superino quando e se c'è la volontà di farlo, e la volontà la si trova quando e se si pensa ne valga la pena e possiamo pensarlo quando e se riteniamo di perdere più di quanto otteniamo"

    • Io credo che nel perdere l'amore non si ottiene nulla, ma per "amore" intendo quello che in primis l'uomo prova nei confronti della vita. Amare la vita è quell'amore che ci rimane difficile da vivere. Ci proiettiamo verso qualcosa di astratto a volte o verso qualcun altro, ma se non amiamo la vita, noi stessi, non saremo in grado di amare.
      Francesco/Paola non amano in primis la vita. Forse però un barlume dell'amore che provavano per la vita è celato nella fossetta... che esce solo quando si è felici... e la felicità va a braccetto con l'amore per la vita. 😉

  2. Molto belle anche le risposte.
    "Pensano da soli e non insieme": occorre collaborare, è proprio necessario sai?
    "Sapere cosa non si vuole": è sicuramente meglio del non sapere nulla, del continuare a stare insieme ma senza sapere bene perchè.
    "Essere innamorati della vita": sempre o la "felicità" in realtà è solo un surrogato.
    🙂

  3. Wauu ..... Bellissimo racconto Mariella !!

    Molti spunti su cui riflettere, però ci hai lasciati col fiato sospeso 🙂
    Riuscirà Francesco a smettere di fumare, bere, starsene davanti alla televisione senza far niente e a riprendere in mano la sua vita e con lei anche sua moglie Paola ?
    E in tutto questo i Bambini !!? sarebbe giusto sacrificare la vita ( coniugale intendo ) per cercare di dare ai figli una famiglia unita ....... o forse sarebbe anche peggio di una separazione .......

    P.S. Complimenti per la foto sei Bellissima ( nota la B maiuscola 🙂 )

  4. Grazie Marco, allora cercherò di sbirciare nella vita di Paola e Francesco e dei loro bimbi e ti/vi farò sapere come andrà...
    E grazie per la B maiuscola di bellissima... diciamo che ho barato un po'... la foto risale a sei anni fa... sul viso c'è qualche ruga in più, ma diciamo che dentro mi sento ancora così giovane... ahahhaha
    p.s. io di fossette quando rido ce ne ho due!!!! 😉


Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commento *

Name *
Email *
Sito