Le strade in centro
senza luce umide
fuggivo sigillato
in una stanza d’albergo
rimuginavo del futuro
promesso sposo della donna
e delle sue inquietudini.

Pensavo a grandi saloni
affollati di gente importante
a riempire esistenze desolate
la regola infranta di tacere
emozioni represse troppo a lungo
la borghesia colmava lo stomaco
sorrisi su misura, risate sguaiate
tranquillità assoluta
non erano preludio
elettricità fuori controllo
ma quando le parole
presero a sgorgare
dalle mie labbra esangui
non seppi fermarle.

Cercai di trovare
una tangente
fra fede e devozione
come il comunismo
si propose a nuova religione
rosso fiammante reazione
alla dittatura cattolica
il cristo occidentale
sparse seme nichilista
su terra di Russia
dove non c’è patria
è probabile non vi sia un dio.

Mentre il discorso
si esaltava nel delirio
cominciai a barcollare
sentivo la crisi in arrivo
come un vecchio treno
in lontananza
colto alle spalle
non ebbi facoltà di capire
gli occhi brillavano
l’amore fuoriusciva
come sangue dalla ferita
e fra gli sguardi atterriti
di umani e cristallo
crollai come una fortezza
sotto i colpi spietati del ferro
il cuore vibrò ed esplose
a irrorare di fuoco
la cieca follia
di un male inguaribile -

 

( Liberamente Ispirato da "L'Idiota" di F.Dostoevskij )

Marco Gasperini
Non sono io, scimmia ammaestrata, il solito disperato buffone, spirito invernale sconfitto dall’enigmatica primavera del cuore in codice -Se la notte incombe, dammi l’illusione di un puerile mattino.

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