La principessa Rubino

Racconti Noria Nalli

C’era una volta nella contrada di Haryma una principessa bellissima, che era stata chiamata "Principessa Rubino", perché fin da piccola amava vestirsi di rosso.

Tutti i filatori del paese durante l’anno preparavano dei bellissimi vestiti di broccato che facevano ricamare da esperte ricamatrici, e ad ogni compleanno della principessa le venivano presentati mille vestiti color rubino nelle diverse gradazioni.

La Principessa sceglieva i più belli. Ad ogni suo compleanno la Principessa, famosa in tutto il Giappone per la sua magnificenza e la propria ricchezza, riceveva anche mille domande di matrimonio, ma a tutte rispondeva di no, e mai nessuno era riuscito a spiegarsi il perché degli incessanti rifiuti.

Un giorno di primavera la Principessa andava a passeggio in giardino sotto un albero di ciliegio, udì un canto stupendo e vide un uccello del Paradiso, poggiato su un ramo. L’uccello ad un tratto le s’avvicinò senza nessuna trepidazione e le disse:

- Mia bella Principessa Rubino, devi sapere che tutte le Fate che vivono nel bosco sono tanto infelici per colpa tua. Tu non accetti nessuna domanda di matrimonio e così le Fate non possono essere invitate alla tua festa di nozze.

Le Fate sono in grado di venire nel mondo dei mortali solo quando una principessa di sangue reale si sposa. E sono tutte nell’attesa di questo giorno.

- Mi dispiace – rispose la Principessa – ti esprimo riconoscenza per la felicità che mi hai dato con il tuo canto, ma t’assicuro che anche io sono malinconica per questa ragione…

- Svelami le tue pene – proferì l’uccello tramutandosi in una Fata – vedi anche io sono una Fata e mi piacerebbe, molto poterti aiutare.

La principessa Rubino allora le spiegò, che il motivo che le impediva di scegliere un marito tra i molti che si presentavano stava nel fatto che non percepiva amore sincero in loro e aveva paura che desiderassero sposarla solo per la sua magnificenza e la sua ricchezza senza tener conto delle altre virtù, meno vistose ma, molto più importanti, come la bontà, la sensibilità del suo animo, l’intelligenza, l’amore per l’arte, per la pittura, la poesia e la musica.

- Ah! È solo per questo – esclamò la Fata – so cosa fare. Ti tramuterò nella pietra preziosa di cui porti il mone e solamente quando ti troverà qualcuno che non darà peso al suo valore saprai che quella persona è giusta per te.

La principessa approvò e al suo posto apparve uno straordinario rubino che emanava bagliori di fuoco. Di lì a poco passò un servitore di Corte che non appena notò la pietra la prese e la nascose nella sua borsa. Dopo un paio di giorni si recò in città e vendette la pietra ad un gioielliere, e con i soldi ricavati comprò una casa con della terra e si dimise dal suo incarico a Corte.

La pietra preziosa fu messa subito in vetrina, e quella notte un ladro frantumò il vetro e s’impadronì della pietra. Inseguito dalle guardie, lasciò cadere la pietra in un fossato pensando di tornare più tardi a recuperarla. Ma, dal momento che aveva commesso altri reati fu arrestato e condannato a molti anni di reclusione.

Un commerciante di bestiame che passava di lì notò il gioiello, lo raccolse, e si recò da un allevatore di bestiame per barattare la pietra in cambio di buoi e cavalli.

Così finì nel forziere del ricco allevatore che la donò alla moglie per l’anniversario del loro matrimonio. Ma un giorno, quando la donna era alla finestra che ammirava felice il suo gioiello che sfavillava ai raggi del sole, giunse all’improvviso una gazza ladra che con una scattante mossa staccò la pietra dal collo della donna e se la portò via per nasconderla nel suo nido. Inefficaci furono le ricerche e le battute di caccia per recuperarla, la gazza era scomparsa nel nulla. Il rubino era ben celato nel suo nido, ma una sera scoppiò un terribile temporale. Gli alberi furono scossi violentemente dal vento come pagliuzze d’erba, altri furono estirpati.

Il nido della gazza fu innalzato dal vento e portato lontano insieme al suo prezioso contenuto. Volò come un aquilone in alto nel cielo, per poi infine cadere in mare, dove prese a stare a galla come se fosse una barca.

Un’onda più grande delle altre la fece capovolgere e il rubino finì in acqua nella bocca di un gran pesce che lo ingoiò. Ma un pescatore dell’isola Oki lo prese nella sua rete. Portò il pesce a casa per cucinarlo, ma una volta aperto notò la pietra rossa come il fuoco e ne rimase subito ammaliato.

Da quel momento passò lunghe giornate a contemplarlo e una sera, mentre il sole scendeva sul mare, scrisse per la pietra così risplendente una poesia:

- Rosso è il tuo cuore, rosso come il tramonto, rosso come il fuoco della notte, rosso come il frutto del ciliegio, rosso come il fiore del melograno, rosso come il sangue che io donerei per te se tu me lo domandassi in dono, perché io, pietra lucente, ti amo più della mia vita.

Poi non sapendo in che modo esprimere la bellezza della pietra cantò con voce dolcissima e innamorata quei versi d’amore e s’addormento raggiante.

Il mattino successivo, risvegliandosi, egli non vide più la pietra rossa sul tavolo. Cercò in ogni luogo, disperato, uscì dalla capanna per scoprire chi gliel’avesse rubata.

I suoi occhi erano carichi di lacrime e attraverso le lacrime vide una bellissima giovinetta vestita di rosso, era la Principessa Rubino che finalmente aveva trovato chi poteva amarla con disinteresse.

Intorno a lei c’erano anche tutte le Fate del bosco, che immediatamente prepararono un cocchio per condurre i due giovani al palazzo della Principessa, dove si sarebbero finalmente celebrate le nozze.

Durante il viaggio la Principessa Rubino narrò al giovane, che si chiamava Kyomori, il motivo del suo cambiamento e come avesse atteso fino allora un amore puro e sincero come il suo.

Le feste per le nozze furono splendide e le Fate poterono così danzare e divertirsi per molti giorni.

Alla scomparsa del padre della Principessa Rubino il pescatore divenne Re e governò con giudizio e imparzialità accanto alla sua sposa, per la quale, ad ogni anniversario di matrimonio, componeva una poesia d’amore.

Quelle poesie furono raccolte in un libro che fu lasciato in eredità di generazioni in generazione e ancora oggi si cantano le poesie d’amore che il pescatore poeta dedicò alla bella Principessa Rubino.

Antica fiaba giapponese

httpv://www.youtube.com/watch?v=o7CAyRNMTXE

Noria Nalli
Noria Nalli
Sono una giornalista free lance e amo raccontare storie...... Dopo una lunga esperienza di ricovero, ho iniziato a scrivere brevi ritratti di corsia per La Stampa di Torino,

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