la storia [2]

Come irri­ve­renti spire di catrame la sto­ria si ripete senza varia­zioni. Stesse parole, stessi ruoli.
Ser­rando le pal­pe­bre già vedo, per­fetti, gli ine­vi­ta­bili passi suc­ces­sivi.
Iro­nico e desta­bi­liz­zante que­sto gioco senza vin­ci­tori. Que­sta inu­tile com­me­dia pulp.
Que­sto copione para­noide pieno di mac­chie, scritto a mano su spessi fogli ingial­liti.
E vedo il mio ruolo, accu­ra­ta­mente ripie­gato su una vec­chia pol­trona, in attesa che io allun­ghi la mano per rac­co­glierlo ed indos­sarlo.
E mi chiedo quale sia l’ingranaggio impaz­zito che, ogni volta, fa sì che la mac­china, per­fetta fino a pochi istanti prima, si tra­sformi in un’insostenibile gogna.
Le car­casse dei sogni ema­nano afrori intol­le­ra­bili. É pos­si­bile resi­stere solo strap­pan­dosi il volto.
Infi­ni­te­si­mali lacrime sen­so­riali vanno a scio­gliersi nel cal­de­rone della vita. Agi­tare bene prima dell’uso, c’è scritto in pic­colo sull’etichetta, altri­menti la pana­cea si fa veleno, l’ambrosia, cicuta.
Il vento, sul cra­nio espo­sto, da vita a carezze distur­banti.
Il bello di essere un teschio è che sor­ridi sem­pre.
Cam­mino con in mano un’astronave men­tre il mondo, intorno, scorre a velo­cità non mie.
Desi­deri ferini, desi­deri feroci.
Un’ipotesi ridente e for­tu­nata. Un’ipotesi libera. Anche se per poco l’abbiamo sognata.
Meglio così. Nes­suna vita, nes­suna vit­tima.
Punti di sutura che sal­tano, met­tendo a nudo fra­gi­lità irri­solte.
Il silen­zio è d’oro, il silen­zio è l’oro, il silen­zio è loro.
Dovrei ricor­dar­melo a volte.
Gli stessi sba­gli. Melassa esi­sten­ziale. Mi tra­scino.
Una cascata di luc­ciole ato­mi­che asse­conda i movi­menti del cosmo e il mare sem­bra un’autostrada di fra­gole, sta­sera.
Occhi ridenti che mi avvol­gono e so che il mio posto è su un altro pia­neta.
La sab­bia, mista a saliva ed alcol, serve solo a sug­gel­lare l’errore.
Asfalto e palme fuori dai fine­strini. Rimorsi.
Com­parti sta­gni che con­ten­gono infi­nite me scor­rono, rapidi, su un nastro d’acciaio bru­nito.
Quando si blocca, schegge impaz­zite erom­pono a illu­mi­nare la notte.
É il tempo della muta.
Viag­gio sapendo che è un errore. Viag­gio sapendo che non c’è scelta.
E tutto riparte come una gio­stra risorta.
Non manca molto all’ultimo giro.
Mi abban­dono, chiudo gli occhi e salto.
Scelgo il silen­zio, ma è un errore; eppure le parole s’infrangono nello sbat­tere della lin­gua sui denti.
Ma le sil­labe bru­ciano come zuc­chero in fiamme sulle mie mani inca­paci di strin­gere e, ancora una volta, decido di non lot­tare.
Il mio solito ruolo, indos­sato come un vec­chio maglione ras­si­cu­rante. Non poteva che essere così.
Io resto, tu scappi lon­tano. Copione scon­tato. Finale già visto.
Il vento, sul cra­nio espo­sto, da vita a fen­denti ras­si­cu­ranti.
Il brutto di essere un teschio è che piaci a tutti.
Denti mac­chiati di un rosso pastoso accol­gono l’alba di un nuovo giorno.
Esu­vie, non più neces­sa­rie, abban­do­nate in vicoli maleo­do­ranti, a dispo­si­zione dei nume­rosi pre­da­tori urbani. Una pelle nuova, ela­stica e lucida, rico­perta da squame blua­stre.
Un derma metal­lico che riflette le luci della città.
Il corpo di un pre­da­tore. Il corpo di un’assassina.
É tempo di rina­scere.
É tempo di rinnegare.

Personaggi e luoghi, pensieri ed emozioni, passato presente e futuro raccontati attraverso le parole dei nostri autori con linguaggi e stili diversi.

5 Risposte “la storia [2]”

  1. mariellamusitano

    Vera ben­tor­nata, da tanto non ti leg­gevo qui su word shel­ter. Nel leg­gere mi sono persa in parole tue che descri­vono vesti che cadono anche a me a pen­nello. Per­ché i teschi sor­ri­dono sem­pre. Già

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  2. Nevrotico Alchemico

    Ciao vera…

    ben­tor­nata da que­ste parti.…le tue parole mi ricor­dano quelle di una pri­ma­vera lontana…

    Chissà cosa por­te­ranno quest’anno.

    A pre­sto…

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